San Pietro: la santità di Roma

San Pietro: la santità di Roma

  “Solo a Roma ci si può preparare a comprendere Roma”

Così, il grande scrittore tedesco Johann Goethe, ha commentato il suo soggiorno romano durante quel viaggio di formazione giovanile e aristocratica che era il Grand Tour. Una frase che coglie in pieno la peculiarità di Roma, una città dai mille profili e dalle mille anime, in cui si mischiano sentimenti, luoghi ed emozioni. Una città che si può comprendere a pieno soltanto vivendola, non in maniera superficiale, ma viscerale.

Roma è una città che accosta peculiarità differenti, in un disegno non sempre armonico, ma costantemente coerente. Uno dei lati caratteristici della città eterna è il suo profilo mistico, l’alone di santità che veleggia in ogni angolo della Capitale. Una santità simboleggiata naturalmente da quello che il luogo simbolo del cattolicesimo e la massima espressione del misticismo romano: la Basilica di San Pietro.

 

Le origini di San Pietro

Il viaggio alla scoperta dell’aspetto spirituale di Roma parte da qui, da uno dei suoi monumenti più esemplari e conosciuti al mondo. La Basilica di San Pietro non ha bisogno di presentazioni: è la più grande delle quattro basiliche papali di Roma (le altre tre sono San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore), ed è naturalmente la chiesa centrale del culto cattolico, teatro di tutti gli eventi più importanti del calendario religioso. Ovviamente è anche uno dei luoghi più riconoscibili e frequentati della Capitale.

Al di là del suo valore esteriore, turistico ed estetico, San Pietro ha una valenza precisa per la città di Roma. Rappresenta il culmine di quella santità che permea la Capitale, che si accosta in maniera fragorosa ed eccentrica al vizio, al lusso, alla degenerazione che costituisce l’altra faccia ambigua della spiritualità capitolina. La santità da una parte, l’estremo materialismo dall’altro, i due lati costitutivi della moralità romana. La città riflette questa simbiosi, mischia sacro e profano sfumandone i limiti, rendendoli indivisibili.

La stessa Basilica acquisisce una doppia valenza. San Pietro per la maggioranza dei romani è il Cupolone, l’identificazione con la matrice cattolica proviene maggiormente dai fedeli in visita. L’estetica trionfa sull’interiorità. Eppure chiunque, approcciandosi all’enorme Basilica, anche solo all’impressionante colonnato che cinge Piazza San Pietro, percepisce l’enorme peso della santità che emana l’imponente costruzione, subisce il peso di un retaggio secolare e lo tratta con rispetto. L’irriverenza è ciò che maggiormente risulta fuori luogo dinanzi alla casa della cristianità.

Questo anche perché il misticismo di San Pietro va oltre la sua matrice cattolica. La basilica si trova sul terreno dell’Ager Vaticanus, che al tempo degli etruschi era un territorio molto particolare. Era in principio un campo abbandonato, infestato dai serpenti, e poi popolato dagli indovini, i seguaci del dio etrusco “Vaticanus”, esperti nell’arte della divinazione, connessi a forze fuori dalle comprensione umana.

In epoca romana su quel terreno sorsero delle necropoli, evidentemente il legame con l’aldilà, con la morte, si percepiva in maniera potente. Da qui forse deriva tutto il misticismo che domina Piazza San Pietro e dintorni, da questo primigenio legame con delle forze soprannaturali, extra-terrene, che poi sono state incanalate in un preciso culto. Il cattolicesimo è dunque il punto d’approdo di un percorso mistico che ha sempre dominato quella precisa area. Come se fosse un perfezionamento, un trionfo dell’evoluzione della spiritualità. La fuoriuscita del suo carattere dominante.

San Pietro
L’interno della Basilica di San Pietro

La Basilica di San Pietro

L’odierna basilica di San Pietro, come noi possiamo ammirarla iniziando il percorso trasognante da via della Conciliazione, è solo l’ultima di una serie di costruzioni presenti sul sito. La realizzazione dell’odierna chiesa fu intrapresa il 18 aprile 1506, e terminata nel 1626, mentre la piazza antistante fu terminata nel 1667.

L’impianto sorge sull’area occupata precedentemente dall’Antica Basilica di San Pietro in Vaticano, nota anche come basilica di Costantino. Il riferimento è a Costantino I, imperatore romano che nel 313 d.C. promulgò l’Editto di Milano con cui garanti la libertà di culto nell’impero, dando una svolta decisiva alla diffusione del cristianesimo nel mondo occidentale.

L’originaria basilica fu costruita a ridosso di questa svolta epocale, probabilmente a cavallo tra i primi decenni del IV secolo, e terminata nel 333 d.C. Una costruzione che andò a sua volta a rimpiazzare una poderosa necropoli che sorgeva su quell’area, in cui c’era, tra l’altro, la tomba dell’apostolo Pietro.

Spianare un cimitero era un atto a dir poco inconsueto per il tempo, ma che dà un’idea della grandezza del progetto. Un sacrificio giustificato dall’importanza della costruzione, che doveva essere il luogo di culto del padre della Chiesa Cattolica, San Pietro.

La costruzione dell’attuale basilica è stata seguita da 22 papi e ben 14 architetti, tra cui figurano anche nomi illustri come quelli di Bramante, Raffaello, Michelangelo e Bernini. Quest’ultimo fu il responsabile inoltre dell’ultimazione della piazza antistante la costruzione. La basilica è a dir poco imponente, qualche numero può fungere da esempio: 60.000 fedeli possono accedervi, dentro ci sono 45 altari e 11 cappelle, l’accesso è garantito da cinque gigantesche porte.

Di particolare interesse è la stratificazione delle diverse costruzioni sul sito. Come detto la basilica sorge su un’antica chiesa, che posa a sua volta su una vasta necropoli. Nello scarto tra la vecchia e la nuova costruzione è stato ricavato lo spazio occupato oggi dalle Grotte Vaticane. Qui il misticismo si fa particolarmente crescente, così come quel legame con la morte che fa da collante a tutta la storia dell’Ager Vaticanus.

Le Grotte ospitano 20 tombe di papi, più un sarcofago vuoto, bianco, destinato a Benedetto XVI. Tra i più illustri pontefici che riposano nelle Grotte vi sono Bonifacio VIII e i moderni Pio XII e Paolo VI. Le Grotte ospitano anche le lapidi di laici, come l’imperatore Ottone II e il cardinale ceco Josep Beran. Ci sono inoltre anche due donne: Cristina di Svezia, nata protestante ma convertita cattolica dopo la rinuncia al trono, e Carlotta I di Cipro, ritratta anche nella Cappella Sistina. Il punto centrale ovviamente del sottosuolo della Basilica è la tomba di San Pietro, centro focale della santità capitolina.

La basilica in superficie è una costruzione a dir poco enorme, la cui complessità simboleggia il peso del retaggio cattolico sulla città. Si percepisce, entrando nell’immensa navata centrale, la potenza della presa del mondo cattolico sulla Capitale. La Basilica di San Pietro è il monito costante della santità cui Roma non potrà mai rinunciare.

San Pietro
Una vista di Piazza San Pietro dalla cupola

La Cupola

Naturalmente, la componente più famosa della Basilica è l’imponente cupola che domina la struttura. 133 metri di altezza, vi si accede con una salita catartica di 551 gradini, rimpiazzabile in parte da un ascensore. Una volta esaurita la fatica, però, la vista è mozzafiato.

Il Cupolone, come lo chiamano i romani, è uno dei luoghi simbolo della città. Da lì, il panorama su Roma è fantastico, uno dei migliori per godersi la strepitosa silhouette della Capitale. Al contrario, da altri punti panoramici, la cupola è una delle prime cose che balzano immediatamente agli occhi, per imponenza e bellezza. Particolarmente suggestiva è la vista da via Piccolomini, dove grazie a un’illusione ottica la cupola diventa progressivamente più piccola se la si guarda in avvicinamento, mentre si ingrandisce allontanandosi.

La cupola di San Pietro è il grande progetto di Michelangelo, che morì senza mai vederne la realizzazione. un beffardo prezzo da pagare. Fu costruita in due anni poi da Giacomo della Porta, sui disegni dell’artista, ed è la seconda cupola più grande di Roma, dopo quella del Pantheon.

Qui si percepisce al massimo la santità di Roma. L’imponenza è la cifra caratteristica di tutto l’impianto, volutamente esagerato, quasi minaccioso. La cupola per i romani è simbolo di redenzione, è il riassunto di tutto quel misticismo che si respira nella Capitale e che mitiga i lati più feroci della Città Eterna.

“Vedo la santità der cupolone”

Roma è capoccia del mondo infame, è la città del vizio e dell’esagerazione, ma la fortuna della Città Eterna è questa santità che bilancia ogni aspetto di questa infamità. La grande bellezza di Roma sta in questo, nell’essere velata di opposti e contraddizioni, nell’essere fragile ma anche imponente, nel destreggiarsi tra i sentimenti più contrastanti. La santità di Roma serve proprio a ciò, a tenere in piedi tutto questo reticolato di forze dirompenti, a garantire l’assoluzione a una città dannatamente stupenda.

Basta guardare la santità del cupolone, per sentirsi eletti e santi nella Città Eterna.

 

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Pubblicato da Danilo Budite

Romano, innamorato della città eterna. Scrivo e parlo di tutto ciò che mi circonda

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