Entro il 2045 il buco nell’ozono sarà completamente chiuso

Entro il 2045 il buco nell’ozono sarà completamente chiuso

Secondo il rapporto del Panel 2022 dell’Onu, se le politiche attuali rimangono in vigore, si prevede che il livello di ozono tornerà ai valori del 1980 entro il 2040. Sull’Antartide, questa ripresa è prevista intorno al 2066 e entro il 2045 sull’Artico.

Il buco nell’ozono

L’ozono è un gas presente nell’atmosfera, in particolare nella stratosfera, indispensabile per il nostro pianeta, dato che rappresenta uno scudo di protezione contro i raggi ultravioletti del Sole, che arrivano verso la Terra. Nel 1985 è stato scoperto il “buco nell’ozono“, ovvero un fenomeno di riduzione dello spessore di questo strato di gas.

Rappresentazione grafica di come funziona lo strato di ozono nella stratosfera
Rappresentazione grafica di come funziona lo strato di ozono nella stratosfera

«Negli ultimi 35 anni il Protocollo è diventato un vero e proprio paladino dell’ambiente», ha sottolineato Meg Seki, Segretario esecutivo del Segretariato per l’ozono nel Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Inoltre, il Protocollo di Montreal, volto a contrastare il buco dell’ozono, ha favorito gli sforzi anche per mitigare i cambiamenti climatici. Si stima che, finora, abbia fatto evitare il surriscaldamento globale di 0,5°C.

Dalle ricerche è emerso che le cause della riduzione dello strato di ozono sono i CFC, ovvero i gas clorofluorocarburi, sostanze chimiche che si trovano: nei condizionatori, nelle bombolette spray o nei frigoriferi. Quando queste sostanze raggiungono la stratosfera, la luce solare le spezza liberando il cloro, che a sua volta reagisce con le molecole di ozono, distruggendole.

Con la riduzione dello strato di ozono, le radiazioni solari possono raggiungere la superficie terrestre, andando a causare danni significativi agli esseri viventi e all’ambiente. Inoltre all’essere umano può causare:

  • alterazione del DNA, più possibilità di tumore alla pelle;

  • cecità;

  • indebolimento delle difese immunitarie.

I provvedimenti

Nel 1987 è stato concordato il Protocollo di Montreal, un trattato internazionale volto a ridurre la produzione delle sostanze chimiche, come i CFC, che minacciano lo strato di ozono. Il protocollo è stato firmato da ben 197 paesi il 16 settembre 1987, ed è entrato in vigore il 1 gennaio 1989.

Oltre al protocollo di Montreal, ci fu un ulteriore accordo nel 2016, noto come emendamento di Kigali. Quest’ultimo richiede che si riduca gradualmente la produzione e il consumo di alcuni idrofluorocarburi (HFC). Gli HFC non riducono direttamente l’ozono, ma sono potenti gas che favoriscono i cambiamenti climatici. Il gruppo di valutazione scientifica ha affermato che, secondo le stime, questo emendamento ci risparmierà un riscaldamento di 0,3-0,5°C entro il 2100.

La notizia sulla chiusura del buco dell’ozono, da parte dell’Onu, rappresenta la chiara dimostrazione che gli accordi internazionali funzionano, se vengono rispettati. Ci insegna che è possibile coordinarsi e intervenire rapidamente a livello globale per risolvere i problemi ambientali. Per trovare una soluzione al surriscaldamento globale, è richiesto lo stesso sforzo, anche se si tratta di qualcosa di più complesso, con cause molteplici e più pervasive.

Pubblicato da Carlotta Maccabelli

Nata nel 2003, studentessa di Relazioni Internazionali ed Europee in Cattolica a Milano. Amo parlare inglese e raccontare di politica estera e di ambiente. Voglio diffondere la consapevolezza del cambiamento climatico e del tipo di mondo che ci circonda alla nostra generazione. Il mio sogno: svegliarsi la mattina a Bruxelles per poi fare uno stop al Parlamento europeo.


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