In tv e su TikTok “casalinga” è ancora sinonimo di “donna perfetta”

In tv e su TikTok “casalinga” è ancora sinonimo di “donna perfetta”

Tutto quello che ho fatto per il mio fidanzato oggi”, è questo il titolo di uno dei video più visti di Kendel Kay, ormai nota “stay-at-home-girlfriend” di TikTok. Di cosa si tratta? Da mesi è scoppiato sulla piattaforma social il trend delle “fidanzate casalinghe”, ragazze che condividono le loro giornate trascorse tra blande faccende domestiche in case lussuose, skincare routine, esercizio fisico e alcuni hobby, tra cui spicca la scrittura di un diario. Molto spesso le protagoniste sono giovani ragazze bianche, disoccupate e quindi mantenute economicamente dal proprio partner.

Lo stile di vita presentato su TikTok è indiscutibilmente fastoso e romanticizzato, ma soprattutto irraggiungibile per la maggior parte degli utenti che lo osservano. Alcuni di questi video hanno superato i 4 milioni di visualizzazioni e ottenuto quasi mezzo milione di like. Come spesso accade, i commenti al riguardo sono molto diversi. C’è chi si domanda se le giornate di queste “stay-at-home-girlfriends” inizino mai veramente. Qualcuno fa invece notare che queste ragazze ”fanno sembrare il tirare su le tapparelle un vero e proprio lavoro” e che “finiscono per trasformarsi nelle madri dei loro compagni”. Per alcuni sorge poi spontaneo chiedersi cosa potrebbe accadere qualora dovessero lasciare o essere lasciate dal proprio ragazzo. In effetti, questo trend, per certi versi assurdo e divertente, è solo apparentemente innocuo, poiché nasconde più di un’insidia.

 

 

La scelta di rinunciare alla propria professione per prendersi cura della casa e della famiglia è assolutamente legittima. Con queste modalità, però, risulta quasi pericolosa. In primis, il lavoro domestico non dovrebbe rappresentare la dimensione predominante nella vita di una donna, e ancora meno essere la sua unica aspirazione o gratificazione. Questi video rischiano di promuovere su una piattaforma popolata da giovani e giovanissimi degli stereotipi di genere tanto antiquati quanto dannosi. C’è poi il tema della banalizzazione del lavoro domestico e di cura, già ampiamente sminuito dall’economia moderna, che fatica a riconoscere il valore di ciò che non viene retribuito con il denaro. Inoltre, queste donne rischiano di sviluppare una dipendenza non solo economica dal proprio partner, ma anche di tipo affettivo/emotivo, finendo per ritrovarsi in relazioni tossiche.

La storia di Valentina e Stefano a “C’è Posta per Te”

Di recente ha fatto molto discutere una delle storie raccontate nel corso del noto programma “C’è Posta per Te” di Maria De Filippi. I protagonisti sono Valentina e Stefano, due ragazzi ancora sposati, ma ormai separati dopo il tradimento di lei. La donna si rivolge al programma per chiedere perdono al partner e tentare di risanare il rapporto. Dal suo racconto emergono, però, episodi che non lasciano indifferente il pubblico a casa. Valentina è stata più volte vittima di atteggiamenti aggressivi e maltrattata verbalmente da Stefano, che sarebbe anche arrivato a lanciarle il seggiolone di uno dei loro tre figli. Il suo lavoro part time viene svalutato dall’uomo, che enfatizza invece le sue doti domestiche.

La stessa Valentina spiega: “Cercavo di essere perfetta come moglie, come mamma e come donna di casa. Lavavo, pulivo, stiravo, badavo ai miei figli, li crescevo e facevo trovare tutte le sere un piatto caldo a mio marito”. Nel frattempo, lui ammette di “stare sul divano a guardare la tv” dopo essere rientrato a casa. Mentre viene ribadita la gravità del tradimento di lei, che finisce per mettere in dubbio anche il suo essere una “brava madre”, lui viene presentato come un uomo “dal carattere scontroso”, che sminuisce le loro problematiche di coppia definendole “cavolate” e trasformando le sue numerose aggressioni verbali in “cose che si dicono quando si litiga”.

Pochi giorni dopo la messa in onda del programma, l’ong Differenza donna, impegnata dal 1989 contro la violenza di genere, è intervenuta inviando una nota all’Agcom, in cui ha sottolineato la gravità del presentare e legittimare in tv una “relazione sentimentale connotata da sopraffazione, denigrazione e mortificazione dell’uomo sulla donna”.

Il peso del lavoro domestico grava ancora sulle donne, con conseguenze preoccupanti

È il 2023 e le donne dedicano ancora gran parte del loro tempo libero al lavoro domestico e di cura. Secondo le ricercatrici Soraya Seedat e Marta Rondon, sono proprio loro a svolgere tre quarti del lavoro non retribuito globale, per un totale di 11 miliardi di ore al giorno. La controparte maschile, invece, si occuperebbe tre volte meno di casa e famiglia. Oltre a limitare la loro partecipazione nel mondo del lavoro, questa disproporzione ha effetti negativi anche sulla salute mentale e sulla qualità della vita delle donne. Evidenze di questo tipo sono state registrate nei paesi più poveri come in quelli più economicamente stabili. In alcuni casi, le mura domestiche possono quindi diventare un vero e proprio inferno. Non è inusuale poi, per chi si trova in questa situazione, essere vittima di episodi di violenza domestica.

Secondo la definizione fornita dalle Nazioni Unite, la violenza domestica è un “modello di comportamento che viene utilizzato in qualsiasi relazione per ottenere o mantenere il potere e il controllo su un partner intimo. L’abuso è costituito da azioni o minacce di azioni fisiche, sessuali, emotive, economiche o psicologiche che influenzano un’altra persona”. Questo fenomeno è diventato ancora più preoccupante durante il periodo di lock-down dovuto all’esplosione della pandemia da Covid-19, ma resta difficile da portare alla luce. Uno degli obiettivi principali dell’ultima Giornata contro la violenza sulle donne in Italia è stato proprio quello di far emergere storie di abusi e molestie, condannando la violenza di genere in ogni sua forma.

Nel 2023 la donna deve essere ancora una “casalinga perfetta”?

Nel 2023 sembra normale chiedersi se sia possibile che le donne in tutto il mondo debbano ancora farsi carico della quasi totalità del lavoro domestico. Ancora più discutibile appare il fatto che il loro valore possa essere stabilito in base alle loro “doti di casalinghe”. Per la Generazione Z è possibile credere che la maggiore aspirazione di una ragazza debba essere la cura della casa e del partner? Che tutto questo le venga naturale?

Pubblicato da Martina Cianni

Sono sempre stata una persona curiosa, desiderosa di imparare e di condividere con gli altri storie, esperienze e competenze. Nutro una grande passione per la scrittura, la grafica e il mondo del Web, in particolare per i social media e tutto quello che li riguarda. Mi impegno per rimanere costantemente aggiornata su ciò che mi circonda, per cercare di interpretarlo e raccontarlo nel miglior modo possibile.


La newsletter che ti porta nel mondo dei giovani 🚀

Iscriviti!