Non è giusto fare politica sulla pelle dei migranti

Non è giusto fare politica sulla pelle dei migranti

In preda a forti raffiche di vento e mareggiate, 1.078 persone a bordo di 4 navi umanitarie (tre dinanzi al Porto di Catania ed una in acque internazionali) sono rimaste per giorni ostaggio della politica e delle diverse interpretazioni del diritto internazionale. La Geo Barents di Medici Senza Frontiere aveva a bordo 572 persone, tra cui 66 minori (il più piccolo ha solo 11 mesi) e 3 donne incinte; la Humanity 1 di SOS Humanity 179 persone e la Rise Above di Mission Lifeline International 95 persone, di cui 34 minori, 8 neonati e 24 donne di cui 3 incinte.

Alla fine a tutti i migranti è stato dato un porto sicuro in cui sbarcare.
Dopo giorni di supplizio, martedì 8 novembre, nel molo 25 del porto di Catania, è stato autorizzato lo sbarco degli ultimi 35 migranti della Humanity 1. Dopo l’intervento degli ispettori degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera del Ministero della Salute, anche tutte le persone ancora a bordo della Geo Barents di Medici senza frontiere sono sbarcate a Catania, poiché è stato riscontrato un alto rischio di danno psicologico per gli stessi. Al contempo, la Rise Above di Mission Lifeline ha potuto far sbarcare tutti i naufraghi a Reggio Calabria, mentre la Ocean Viking di Sos Mediterranée è arrivata in Francia che ha concesso il porto di approdo.



Perché il governo italiano ha osteggiato lo sbarco dei migranti?

Lo scontro tra il governo e le navi umanitarie gestite da Ong internazionali si basa su un principio di fondo. Secondo l’esecutivo, dovrebbero essere la Germania e la Norvegia ad accogliere le richieste d’asilo dei migranti a bordo delle navi. Questo perché la Humanity 1 della SOS Humanity batte bandiera tedesca, mentre la Geo Barents di Medici Senza Frontiere batte bandiera norvegese. Tuttavia, capita di frequente che le navi delle Ong battano la bandiera di un determinato Stato solo per ragioni fiscali, tant’è vero che il diritto internazionale non prevede alcun collegamento tra la nave e lo Stato di cui batte bandiera.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è intervenuto sul tema attraverso un decreto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per impedire l’attracco della Humanity 1 nel porto di Catania. Questa decisione trae fondamento dall’art.92 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, secondo cui le navi, battenti la bandiera di uno Stato in alto mare, sono sottoposte alla sua giurisdizione esclusiva e dall’art. 13 del Regolamento di Dublino secondo cui, quando il richiedente varca illegalmente la frontiera di uno Stato membro, quest’ultimo sarà competente per l’esame della domanda di protezione internazionale.

Cosa dice realmente il diritto internazionale sul soccorso dei migranti in mare

Bisogna specificare che il Regolamento di Dublino non è applicabile a bordo delle navi, ma entra in vigore solo nel momento in cui i naufraghi arrivano sulla terraferma. Infatti, la Convenzione di Amburgo del 1979 prevede che gli sbarchi debbano avvenire nel primo porto sicuro, per rispettare i diritti umani dei naufraghi, a prescindere da quale sia la zona SAR (cioè di soccorso in mare) di cui si batte bandiera. Nelle zone SAR, secondo la Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso marittimi, sono state istituite delle zone di ricerca e salvataggio su cui ciascuno Stato è competente a soccorrere le imbarcazioni in situazioni di criticità.
Ciò che conta, quindi, non è la bandiera battuta da una nave, quanto piuttosto la vicinanza geografica al primo porto sicuro di approdo. Dal momento che la Libia e gli Stati del Nord Africa non possono essere considerati porti sicuri, a causa dell’instabilità politica e del mancato rispetto dei diritti umani che li contraddistingue, per i soccorsi avvenuti nel Mediterraneo sono responsabili Italia e Malta. Solo quando i naufraghi saranno scesi a terra, le operazioni di soccorso potranno dirsi concluse.

La condizione dei naufraghi sulle navi umanitarie

Nel caso della Humanity 1 e della Geo Barents, è stato giudicato che il primo porto sicuro fosse quello di Catania, in cui domenica 6 novembre sono stati fatti sbarcare, grazie al decreto interministeriale, solo donne, bambini e persone con gravi problemi di salute. Secondo il comandante della nave, il tedesco Joachim Ebeling «è stata fatta una selezione disumana e illegittima dei sopravvissuti che si basa su un decreto illegale».
Per quanto riguarda invece la Ocean Viking, l’imbarcazione della SOS Mediterranée con a bordo 234 persone, dopo 20 giorni ha lasciato il tratto di mare al largo di Catania per dirigersi verso la Francia, dove sarà accolta nel porto di Marsiglia sotto la supervisione della Prefettura. Tra i migranti, 55 sono minori, il più piccolo ha solo tre anni, diverse persone hanno bisogno di cure mediche. Secondo l’Ong lo sbarco in acque francesi rappresenta una soluzione estrema, che segna il fallimento della politica migratoria europea.

 



Quanti sono i migranti che arrivano in Italia attraverso navi umanitarie?

In base ai numeri riportati dal Viminale, tra il 1 gennaio e il 4 novembre 2022 i migranti arrivati via mare in Italia sono state 87.370. Più nello specifico, dal 20 ottobre ad oggi le navi Ong hanno soccorso meno di 1000 persone. Tuttavia nello stesso periodo nel nostro Paese sono sbarcate all’incirca 11 mila persone, per cui gli arrivi da navi Ong costituiscono solo l’11% del totale degli sbarchi. Già alla fine della prima ondata pandemica il numero degli arrivi in Italia era in forte crescita. Dal 2021 ad oggi le richieste di accoglienza sono aumentate del 36% (circa 27.000 persone in più).
Proprio perché i migranti soccorsi dalle Ong rappresentano una piccola parte del tutto, ottenerne il ricollocamento non contribuisce a sollevare pressione dall’Italia. Si è provato a fare ciò nel periodo 2018-2019 con scarsissimi risultati: solo il 6% dei migranti è stato ricollocato, mentre il 94% di essi è rimasto in Italia.

L’approccio del governo Meloni sui migranti è stato fortemente criticato dall’Europa.
La Francia ha dichiarato inaccettabile il comportamento assunto dall’Italia sulla vicenda che ha coinvolto la nave Ocean Viking con a bordo i migranti. Una fonte del governo francese ha affermato che l’agire del nuovo esecutivo sarebbe contrario al diritto del mare e allo spirito di solidarietà europea, mentre il portavoce Oliver Véran ha aggiunto che “la nave si trova attualmente nelle acque territoriali italiane, ci sono regole europee estremamente chiare che sono state peraltro accettate dagli italiani che sono, di fatto, i primi beneficiari di un meccanismo europeo di solidarietà finanziaria”.

Anche la Germania, attraverso una nota diffusa tramite la sua ambasciata a Roma, ha fatto sentire la sua posizione, chiedendo all’Italia di prestare soccorso ai naufraghi della Humanity 1, e specificando che le organizzazioni civili impegnate a soccorrere i migranti forniscono un importante contributo nel salvataggio di vite umane nel mar Mediterraneo. Al contempo la Commissione europea ha ricordato al governo italiano che ha il dovere di garantire ai migranti l’accesso alle procedure per l’asilo. Il ministro dell’interno Piantedosi, ha respinto con fermezza gli attacchi europei, ma dovrà riferire in Parlamento su quanto accaduto, in base ad un’informativa urgente richiesta dalla capogruppo del Senato Simona Malpezzi, esponente del PD.

Pubblicato da Tonia Benincasa

Campana, classe 2000, appassionata di cultura classica e di inclusività. Scrivo da quando ne ho memoria, per diletto e per dedizione verso la buona informazione. Studio il diritto e mi nutro di vicende politiche, facendo dell'anticonformismo il mio stile di vita. Come Sofocle, credo che la grazia dell'audacia sia l'arma migliore per cambiare il mondo.