In Italia 2 ginecologi su 3 sono obiettori di coscienza

In Italia 2 ginecologi su 3 sono obiettori di coscienza

Il diritto all’aborto è in pericolo in Italia? Per rispondere a questa domanda occorre fare un piccolo passo indietro. Giorgia Meloni, leader di FdI e nuova Presidente del Consiglio, in campagna elettorale aveva dichiarato di non voler abolire la legge 194, ma di voler “aggiungere un diritto”, ponendo maggiore attenzione sulla tutela sociale della maternità.

La Premier ha però anche negato che l’obiezione di coscienza fosse un importante ostacolo all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia. In realtà, secondo l’indagine “Mai dati” dell’associazione Luca Coscioni, in Italia il 67% dei ginecologi è obiettore di coscienza.

Situazione italiana sull'interruzione volontaria di gravidanza
Situazione italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza

L’idea di fornire maggiore sostegno economico-sociale alle future madri è stata subito applicata dalla Regione Piemonte. Solo pochi giorni fa, infatti, il consiglio regionale ha approvato il fondo “Vita Nascente”, affidato alle associazioni Pro Vita per sostenere donne incinte e limitare il ricorso all’aborto. Qui la situazione era già piuttosto complessa: quasi un medico su due è obiettore di coscienza e queste associazioni sono regolarmente inserite in Asl e consultori.

Dopo le elezioni la Lega aveva proposto la creazione di un Ministero della Natalità, sulla scia di quanto fatto finora dall’Ungheria di Orban per contrastare il calo demografico. Alla fine, però, si è optato per la trasformazione del Ministero per le Pari opportunità in “Ministero per la Famiglia, la natalità e per le pari opportunità”, affidato a Eugenia Roccella di FdI, che in campagna elettorale riguardo all’aborto aveva detto: “C’è una legge, ma non è un diritto”.

A destare preoccupazione è però stato il progetto di legge presentato in Parlamento da Maurizio Gasparri, di recente eletto vicepresidente al Senato. Il documento prevede l’istituzione di una “Giornata nazionale della vita nascente”, ma soprattutto la modifica dell’art. 1 del Codice Civile. L’obiettivo è riconoscere la capacità giuridica, quindi diritti e doveri, anche al concepito. Anche secondo Gasparri lo Stato dovrebbe “aiutare le donne a diventare madri”, ma un tale provvedimento non farebbe altro che limitare ulteriormente l’applicazione di un diritto sancito dalla legge.

E invece a che punto siamo con la contraccezione in Italia?
Ad inizio ottobre l’AIFA avrebbe dovuto pronunciarsi in merito alla possibilità di rendere gratuita la contraccezione ormonale per le donne di età inferiore ai 25 anni, ma non è arrivata alcuna decisione. Dal 2016 l
a pillola anticoncezionale è passata dalla fascia A alla C, di conseguenza non è più rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale. In Italia questo farmaco è assunto da 2,5 milioni di donne.