Cosa votano i giovani? Analisi di uno scenario probabile

Cosa votano i giovani? Analisi di uno scenario probabile

Nella società di massa i giovani rappresentano il vivaio della Storia: costituiscono un laboratorio creativo in grado di generare nuove collettività, nuove forme di governo e, più in generale, nuove soluzioni. Malgrado in Italia la popolazione dai 18 ai 34 anni sia scarsa, la qualità della loro partecipazione politica (che non necessariamente rientra nei confini partitici) determina cambiamenti e necessità a cui il sistema si adegua e, in un certo senso, sopravvive. Dunque, capire cosa votano i giovani è fondamentale per capire la futura direzione delle istituzioni, in un conflitto irrequieto tra vecchio e nuovo che è uno dei motori della Storia.

Cosa hanno votato i (vecchi) giovani?

Nella storia della Repubblica per i primi 30 anni si è votato principalmente Democrazia Cristiana (DC), dal 1972 al 1991 Partito Comunista (Pci), poi le parentesi berlusconiane e prodiane che ci portano al 2013, quando i movimenti populisti diventano più popolari tra i giovani. Se viste oggi, le scelte dell’elettorato di allora sembrano inspiegabili: come può un giovane aver votato per l’antiabortista Dc quando oggi, statisticamente, è impensabile? Questo succede perché non è un progresso astratto a determinare la scelta delle nuove generazioni, ma il sistema culturale che, nel caso specifico, si serve del progresso come ideologia. Secondo Carl Schmitt, “è vero che il consenso produce potere, ma è il potere che produce consenso”.

In quale ambiente crescono i giovani?

Per comprendere cosa votano i giovani è necessario comprendere l’ambiente in cui sono immersi. Nel secondo dopoguerra l’educazione era affare di famiglia, unità sociale fondamentale della tradizione cattolica e della costituzione. Con l’aumento del tasso d’istruzione, aumenta anche la sensibilità della gioventù nei confronti della vita politica del paese e la capacità di formarsi un’opinione al di fuori della sfera domestica. Desiderosi di autonomia, nella società si crea una frattura insanabile tra “politico“, ossia tra i sistemi di rappresentanza parlamentari in debito con l’elettorato e “impolitico“, ossia le necessità materiali dello Stato. Da questo momento in poi, soddisfare le richieste della collettività sarà possibile solo grazie ai referendum e al sistema mediatico, il quale contribuirà fortemente a rimodellare le aspettative.

Legami tra scelta politica e impolitico

Le nuove generazioni sono e saranno sempre più condizionate dai mezzi di comunicazione, informazione e istruzione che non hanno però continuità con la politica: dai tempi del Pci, passando per l’ascesa del magnate di Mediaset e del populismo; terminando con il Partito Democratico, da 10 anni stabilmente al governo (con l’eccezione del governo Conte I). Nelle ultime due fasi l’impolitico, la necessità stringente dello Stato, ha senza dubbio svolto un grande ruolo nella legittimazione del governo: la caduta del muro di Berlino e la svolta atlantista della nuova repubblica coincidono con il primo governo Berlusconi; mentre la crisi del 2008 e l’inevitabile maggiore dipendenza dall’Unione Europea con l’affermazione del Partito Democratico.

La svolta europeista

In quest’ultimo periodo vengono coltivate pubblicamente idee e valori aderenti all’orbita europea: se la domanda di maggiori diritti e maggiore ambientalismo serpeggiava già da tempo, l’UE si è proposta di soddisfare tali richieste per rendersi più credibile, per legittimarsi e per affrontare le necessità dell’impolitico, al di là delle richieste dei singoli stati membri. Decostruendo lo stereotipo secondo cui “i giovani sono di sinistra” (in che modo solo età e orientamento politico dovrebbero essere strettamente collegati?), nella prospettiva europeista è possibile spiegarsi una crescente consapevolezza in popolazioni storicamente distanti da questi temi e una disponibilità dei partiti a un maggiore dialogo.

Cosa votano?

Dal 2008 possiamo tracciare una forte ascesa del Movimento 5 Stelle e di tutti i partiti antisistema: infatti, non dovrebbe neanche sorprendere che alle europee 2019 la Lega andò fortissima tra i giovani. Fu il periodo in cui durante il governo Conte I, Salvini venne accusato di servirsi della sua posizione non per svolgere le mansioni di Ministro dell’interno, ma per sostenere pubblicamente le proprie posizioni, per farsi propaganda.

Dai moti del ’68 il “politico” non rappresenta solo richieste verso un maggiore ambientalismo e maggiori diritti, bensì anche verso una maggiore partecipazione e una maggiore occupazione (che normalmente in una democrazia dovrebbero essere condizioni garantite); a differenza della politica tradizionale il populismo si schiera apertamente in polemica con l’impolitico, che comanda una maggiore espansione economica, una maggiore concorrenza e una maggiore disciplina tecnica. Tuttavia, i risultati contrastanti del 2019 sono paradossalmente sintomo della stessa richiesta di “progressismo”,  nata simbolicamente nel ’68 e sviluppata in seguito dalle istituzioni europee.

Cosa voteranno? 

Secondo l’ultimo sondaggio Quorum/YouTrend per Sky Tg24 sulle preferenze tra i 16-25 anni (12/03/2021), ne beneficeranno i partiti di orientamento green e LGBTQA+: il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e i Verdi. Se il discorso affrontato fosse veritiero, il sempre più saldo legame con l’UE dovrebbe confermare l’ormai stretta dipendenza della visione giovanile all’impolitico, in virtù di un accesso alla politica mediato dai mezzi di comunicazione di massa. Nonostante alcuni momenti di apparente distanza, la gioventù sembra battere sempre piste di emancipazione e partecipazione in funzione di un impolitico che, per trovare compimento, suscita e soddisfa tali richieste, al di là del bene e del male.

Pubblicato da Andrea De Angelis

Studente universitario appassionato di Cinema, scrivo recensioni sulle pellicole che più mi hanno impressionato, con lo sguardo proiettato verso il loro mondo. Sto cercando ancora di capire cosa sia “2001: Odissea nello spazio”.