Alle donne ucraine vittime di stupro non è concesso abortire

Alle donne ucraine vittime di stupro non è concesso abortire

Gli orrori della guerra si intensificano giorno dopo giorno, coinvolgendo un numero sempre maggiore di civili innocenti. Il 13 marzo il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina ha rilasciato una clip audio in cui una donna, Olga Bykovskaya, autorizzava esplicitamente suo marito Roman Bykovsky, soldato russo impegnato nella regione meridionale di Kherson, a violentare le cittadine ucraine. Una delle vittime ha raccontato all’organizzazione non governativa Human Rights Watch che il soldato le avrebbe ordinato di seguirlo su un altro piano dell’edificio, dove l’ha stuprata più volte, costringendola a fare sesso orale mentre le teneva puntata una pistola alla testa o direttamente sul viso.
Ad oggi ammontano a 400 le denunce di violenze sessuali perpetrate dall’esercito russo contro donne, bambini e anziani.


Le terribili vicende di Bucha


Nelle città di Bucha e Irpin le violenze sarebbero state perpetrate anche contro persone anziane, impossibilitate a muoversi e dunque a fuggire. Dopo essere state violentate, spesso anche davanti ai propri figli, molte di loro sarebbero poi arrivate a togliersi la vita, impiccandosi. La conferma arriva da parte di alcuni medici legali ucraini, tra cui Vladyslav Pirovskyi, il quale dalle autopsie svolte sui corpi di molte donne trovate ammassate in fosse comuni, a nord di Kiev, ha riscontrato che tante sono state stuprate prima di essere uccise con colpi d’arma da fuoco. La squadra di Pirovskyi ha esaminato circa 15 corpi al giorno, dichiarando che molti sono stati bruciati o pesantemente sfigurati, al punto da rendere impossibile l’identificazione.

 


Lo stupro come arma di guerra


La violenza fisica è da tempo immemore utilizzata come vera e propria arma di guerra, per intimidire e sottomettere la popolazione, per rimarcare il dominio su quel determinato territorio. Ma non solo, la violenza viene spesso considerata come un effetto collaterale dei conflitti che si protraggano per lungo tempo, poiché le donne diventano oggetti di gratificazione sessuale di quei soldati che, soffrendo d’astinenza, vedono nello stupro la soddisfazione di un bisogno naturale.


I pubblici ministeri hanno avviato più di duemila indagini a carico dell’esercito di Mosca, le autorità russe continuano però a respingere tutte le accuse, imputando ai “nazisti ucraini” la responsabilità delle sofferenze dei civili. Ad oggi nessuna accusa mossa contro il Cremlino è stata ancora confermata da fonti indipendenti, ma secondo l’organizzazione non governativa internazionale Human Rights Watch, le truppe russe si sarebbero macchiate di reati sessuali similari anche in passato, specie durante la guerra in Cecenia. Nel mentre, Karim Asad Ahmad Khan, procuratore capo della corte penale internazionale, si è recato a Leopoli per raccogliere prove sui “presunti” crimini di guerra commessi dall’esercito di Mosca. Tuttavia la sua autorità non è riconosciuta né dai russi né dagli americani.


La Polonia nega l’aborto alle rifugiate


L’avvocatessa nonché responsabile del Dipartimento ucraino per le libertà civili, Oleksandra Matviichuk, ha denunciato su Twitter che centinaia di cittadine ucraine stuprate dai militari russi si sono rifugiate in Polonia, dove si trovano ora ad affrontare un’altra battaglia, poiché è stata negata loro la possibilità di abortire.
In Polonia vige infatti una delle legislazioni più restrittive, tra tutti gli Stati europei, in tema di aborto. Nel 2021 è stata approvata una legge in virtù della quale è consentito abortire soltanto qualora la donna si trovasse in serio pericolo o la gravidanza fosse il risultato di un reato di incesto o stupro. Nonostante lo stupro rientri in queste clausole d’eccezione, ricorrervi è molto complesso: è necessario infatti il rilascio di un certificato da parte di un magistrato che accerti che la violenza sia davvero avvenuta. In questo caso specifico, intraprendere un’indagine penale sarebbe del tutto impossibile, poiché il pubblico ministero dovrebbe interrogare soldati di cui non si conosce nemmeno il nome.


La contraccezione d’emergenza post-stupro


Il modo più sicuro per abortire, secondo quanto riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è l’utilizzo della pillola entro le 12 settimane. La contraccezione d’emergenza era disponibile in maniera diffusa in Ucraina fino a due mesi fa, ma lo scoppio della guerra ha distrutto le catene logistiche e di approvvigionamento, ragion per cui l’associazione International Planned Parenthood Federation ha inviato oltre 2880 confezioni del farmaco noto come pillola del giorno dopo, e contemporaneamente, una rete di volontari in tutta Europa sta raccogliendo donazioni del farmaco per consegnarle alle strutture sanitarie ucraine. La richiesta di tali pillole proviene soprattutto dalle strutture ospedaliere delle zone orientali, come Kharkiv o Mariupol. C’è da dire che, non essendo la prima volta che lo stupro viene impiegato come arma di guerra, l’Onu include da tempo gli strumenti di contraccezione d’emergenza nei cosiddetti “kit post-stupro” che distribuisce alle donne in tutte quelle zone in cui sono attivi conflitti armati. Fino ad ora l’Onu ha inviato in Ucraina circa 40mila chili di forniture per la salute riproduttiva, che includono anche farmaci per prevenire malattie sessualmente trasmissibili, come l’epatite B e l’Hiv.



Lo stupro come crimine contro l’umanità


Nadia Murad, yazida irachena vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2018, vittima di ripetuti stupri da parte dell’Isis, a Repubblica ha dichiarato: Donne ucraine, non siete sole. Conosco bene le vostre sofferenze. Continuerò a lottare per voi, dopo le terribili violenze che avete subito. Ma affinché ciò non accada mai più, dovremo cambiare anche noi e la nostra società patriarcale. E lo stupro deve essere considerato un crimine contro l’umanità“.

Pubblicato da Tonia Benincasa

Campana, classe 2000, appassionata di cultura classica e di inclusività. Scrivo da quando ne ho memoria, per diletto e per dedizione verso la buona informazione. Studio il diritto e mi nutro di vicende politiche, facendo dell'anticonformismo il mio stile di vita. Come Sofocle, credo che la grazia dell'audacia sia l'arma migliore per cambiare il mondo.