Il nuovo esame di maturità che non piace agli studenti

Il nuovo esame di maturità che non piace agli studenti

Dell’esame di maturità si è di sicuro sentito parlare di comunicati, scioperi, cortei e dello slogan “Bianchi dimettiti” urlato ai megafoni, ma forse non se ne conoscono davvero il contesto e le cause. Quindi, in attesa dell’ordinanza sull’Esame di Stato del 2022, ripercorriamone la discussissima e travagliata vicenda.

COME FUNZIONA LA MATURITÀ QUEST’ANNO?

Il 31 gennaio il Ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi fa trapelare la prima bozza dell’ordinanza riguardo agli esami conclusivi del primo e secondo ciclo di istruzione, ovvero esami di terza media e di maturità. Prima e seconda prova scritte, prova orale. Così, per Bianchi, si dovrà strutturare l’esame di stato nei licei e negli istituti tecnici.

L’impostazione delle prove sarà molto simile all’ultima maturità pre-covid: la prima prova sarà di italiano, una traccia di analisi o un tema; la seconda riguarda una materia tra quelle di indirizzo (non più entrambe come nel 2019) e poi la prova orale sarà incentrata principalmente sui percorsi di PCTO e sul programma di educazione civica svolto. Anche l’attribuzione dei punteggi prevista dalla prima bozza riprende direttamente la maturità 2019: 60 punti massimi per le tre prove, 20 ciascuna, più fino a 40 punti di credito scolastico, calcolato sulla base della media di fine anno degli ultimi tre anni.

Rispetto all’ultima maturità prima dell’emergenza la differenza principale è una: il testo della prova d’indirizzo non verrà deciso al livello nazionale (com’è stato per prima e seconda prova negli ultimi anni), ma secondo la bozza spetterà alle singole commissioni prepararlo. È probabile che questa misura sia stata pensata proprio per tarare l’esame sul programma svolto da ogni classe, limitando così le disuguaglianze dovute all’impatto del covid. Unica pecca: questa maturità non è stata apprezzata da molte persone, ma per capire perché conviene fare un passo indietro.

BREVE STORIA DELL’ESAME DI MATURITÀ

La maturità degli ultimi anni fa parte di una tradizione relativamente breve, che inizia con la maturità del 1999. Quell’anno entra in vigore la riforma del Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer (cugino di Enrico). L’Esame di Stato, che assume questo nome proprio dal ’99, prevede tre prove scritte: la prima di Italiano, la seconda su una materia di indirizzo e la terza su cinque materie scelte dalla commissione, tra cui necessariamente la lingua straniera, oltre poi alla prova orale. Le prime due prove vengono stabilite al livello nazionale, mentre la terza viene predisposta dalle singole commissioni, che scelgono le materie coinvolte e la struttura (solitamente composta da quesiti sintetici sulle varie materie). Il voto finale, in centesimi, si compone di un massimo di 15 punti per ogni prova scritta, 35 per la prova orale e 20 per il credito scolastico. La commissione d’esame include commissari per metà esterni e per metà interni all’istituto, insieme al presidente esterno.

Gli anni successivi si susseguono varie riforme, orientate in una direzione ben precisa. Il denominatore comune è la crescente rilevanza del percorso svolto durante il triennio (rappresentata dai crediti scolastici e dai criteri di ammissione all’esame) e la riduzione delle prove da svolgere, nel numero e nell’impatto. Si arriva infatti al 2019, anno in cui la maturità prevede solo le prime due prove con l’orale (20 punti ciascuna) e 40 punti massimi di credito. Di certo l’impatto del covid è stato forte, portando a 60 il massimo dei crediti, quindi potenzialmente sufficienti a garantire il diploma col voto minimo, e riducendo l’esame a una sola prova, ribattezzata maxi-orale. Era prevedibile però che l’ultimo stravolgimento dell’esame, dettato solamente dall’emergenza sanitaria, fosse temporaneo, e così dovrebbe essere, facendo fede alla prima scrittura del Ministro.

LE PROTESTE

La bozza finché resta tale non determina ancora nulla di concreto, se non le intenzioni del Ministro che, come già detto, non sono piaciute molto. In primis a più di centomila studenti che hanno manifestato il proprio dissenso in tutta Italia, specialmente nei cortei del 4 e dell’11 febbraio. Le ragioni sono varie e a volte difficili da chiarire seguendo il mare di post, comunicati, articoli e slogan che ne parlano.

Per questo abbiamo contattato due liceali che si sono schierati e hanno manifestato contro le modalità dell’esame di maturità. Abbiamo chiesto loro di parlarci del punto di vista delle associazioni studentesche di cui sono parte, due tra le più attive sulla questione dell’esame di stato.
OSA, acronimo di opposizione studentesca d’alternativa, è scesa in piazza non solo riguardo alla maturità, ma per protestare contro vari aspetti del mondo della scuola. Tra queste il PCTO, dimostratosi deleterio soprattutto in seguito alla morte di Lorenzo Parelli (diciottenne ucciso dalla caduta di una trave durante un PCTO in una fabbrica).

Così racconta Ernesto, che prosegue spiegando perché OSA (con la quale si schiera da anni) si oppone all’esame di maturità strutturato in questo modo: “Vogliamo un esame che valorizzi lo studente e il suo percorso, ad esempio con una tesina da esporre oralmente” e, soprattutto, il problema maggiore resta la seconda prova: viene reputata causa di un’inutile tensione psicologica su studenti e studentesse, che durante la pandemia non hanno avuto una preparazione sufficiente. Non basta nemmeno che siano i docenti dell’istituto a preparare il testo della prova: resta insostenibile in un contesto scolastico che non è ancora di normalità. Ernesto parla infatti di lunghi periodi svolti in DAD e di carenze e lacune che studenti e studentesse riportano dopo più di due anni di pandemia. “Ci sono ancora troppi impedimenti per una maturità tradizionale, in futuro forse si potrà tornare a svolgerla con entrambe le prove scritte, ma non è ancora il momento”.

Anche Valeria, parte attiva nella Rete degli Studenti Medi, nell’esporre le argomentazioni del suo sindacato non si discosta molto riguardo le problematiche dell’esame. “Serve possibilità di esprimersi”, una possibilità che l’esame così strutturato non riesce a dare, quando invece il maxi-orale dello scorso anno ci andava nettamente più vicino. Il problema principale resta sempre la seconda prova: “La didattica è a singhiozzo, non c’è stata abbastanza normalità” e tutto ciò ha colpito duramente la preparazione dei ragazzi, che si trovano indietro su programmi e con molte lacune. Valeria spiega anche che il loro obiettivo immediato è una maturità più ragionevole che consideri le difficoltà di studenti e studentesse, ma in generale si dicono contrari all’esame in maniera assoluta: “È la ciliegina sulla torta di un sistema scolastico basato unicamente sulla valutazione”. Per la Rete quindi le problematiche di questo esame sono intrinseche nel sistema scolastico e non solo contingentate alla pandemia. E se si sta smettendo di parlare di maturità nelle piazze non è perché sta venendo meno la convinzione. “C’è molta rassegnazione, non abbiamo cambiato idea ma a molti sembra impossibile cambiare le cose. Lo stesso Bianchi quando ci ha ricevuti l’11 febbraio ha detto che non intende fare passi indietro sull’esame, e rifiuta di avere un ulteriore dialogo con noi”.

LA MATURITÀ E IL MINISTRO

Le ragioni della scelta del Ministro non sono molto chiare, ma per la Rete l’ipotesi è che voglia dare l’impressione di una scuola tornata alla normalità. Bianchi si redime così dalle forti critiche agli esami dei due anni precedenti, provenienti da fuori del mondo della scuola. La scelta quindi è spinta da ragioni di approvazione e consenso, e non dalla ricerca della normalità che non sembra esserci.
Come infatti precisa Valeria, è il ministro stesso, quasi da solo, a insistere su questa modalità d’esame. Oltre alle piazze studentesche e ai docenti che in vario modo mostrano dissenso, anche all’interno del ministero sono molte le voci contrarie. Lo stesso Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (un organo di garanzia finalizzato a dare supporto tecnico-scientifico) si è detto contrario alla reintroduzione della seconda prova scritta da quest’anno. D’accordo con il CSPI, tra i vari, anche la Sottosegretaria all’Istruzione Barbara Florida.

Il dissenso però non ha intaccato i piani del Ministro, che al momento ha apposto solo alcune piccole modifiche alla bozza: il punteggio massimo degli scritti scende da 20 a 15, portando i crediti ad un massimo di 50; e a scegliere i testi della seconda prova non saranno più le commissioni ma i docenti del singolo istituto in comune accordo. Una lieve differenza che ridimensiona solamente l’impatto dell’esame sul voto finale e non accoglie le richieste sulla seconda prova.

DIETRO AI BANCHI DURANTE LA PANDEMIA

Quindi, qual è la situazione nelle aule? Le condizioni degli istituti sono varie, ma le voci di chi farà la maturità a giugno tendono comunque a concordare sui problemi della seconda prova.
C’è chi non ne fa una tragedia perché tanto “saranno i nostri prof a fare la prova, regolandosi sulle sezioni peggiori della scuola”, sperando così in una prova più semplice. Ma c’è chi invece obietta che anche così non è garantito e che alcune classi saranno sicuramente più svantaggiate di altre proprio dalla scelta del testo della prova.

Ma da dove arriva questa disparità? Con la DAD si sono fatte meno ore, si è lavorato di meno è si è seguito peggio, e nonostante le differenze tra scuole e classi su questo sembrano concordare tutti e tutte. Il risultato sono parti intere di programma saltate, o svolte frettolosamente in modo da lasciare lacune alla maggior parte della classe. Al liceo classico, ad esempio, c’è chi non ha fatto una versione di latino dall’inizio della pandemia: a distanza è facile copiare, quindi i prof non hanno fatto fare versioni” e anche ora “non ne facciamo perché con la DAD siamo rimasti indietro su letteratura e dobbiamo recuperare”. Anche allo scientifico i problemi sono simili: “non ho idea di cosa abbia fatto l’anno scorso. Matematica a distanza è difficile da seguire, non si capisce nulla di quello che dice e scrive il professore”. A quanto emerge ci sono materie che a distanza sono state molto compromesse, per varie ragioni, e le materie d’indirizzo sono tra quelle.

E ora qual è il problema? Quest’anno è tornata la didattica in presenza quasi ovunque, ma di normalità nemmeno se ne parla. La didattica si è comunque svolta a distanza o in modalità mista (con in aula solo chi ha la terza dose di vaccino) per lunghi periodi a causa delle quarantene. E in caso di una loro positività non sempre i docenti vengono sostituiti. In questo contesto, e con le lacune pregresse, per alcuni prepararsi all’esame in modo ottimale non è semplicemente possibile. A volte si scappa anche verso le scuole private, dove le difficoltà sono viste molto minori, e il motto dei maturandi sembra essere “dove si firma per il 60?”. In alcune classi addirittura c’è chi si è sentito dire dal docente “come va va” riguardo alla seconda prova, proprio quando dovrebbe preparare la classe: si fa quel che si può, e a volte non basterebbe in nessun caso a svolgere lo scritto come si deve. Certo c’è sempre chi nella classe è più capace o interessato alla materia e non avrà difficoltà all’esame, o ci sono classi e docenti in pari con i programmi e ad un buon livello collettivo. Questo nessuno tra gli studenti e le studentesse con cui ho parlato lo nega, ma la loro impressione è che si tratti di casi specifici in un contesto generalmente molto diverso.

 

ALLA CATTEDRA DURANTE LA PANDEMIA

Dall’altra parte delle aule, dietro alle cattedre, cosa si dice della maturità?
Nei licei nemmeno i docenti mancano di incolpare il ministero per i problemi di questa maturità. “È giusto che il focus sia sui ragazzi, ma l’esame così ci sovraccarica”, spiega una professoressa di matematica di un liceo scientifico. La vera difficoltà per loro sarà coordinarsi e preparare una seconda prova adatta ad ogni classe nell’istituto, visti i programmi svolti in modo molto diverso. “Sarebbe stata meglio una prova nazionale scelta dal ministero”, ovviamente di livello più basso rispetto agli altri anni: “L’esame con una prova non nazionale perde importanza”, aggiunge una docente di lettere del liceo classico. Anche sul maxi-orale ci sono perplessità: “L’esame orale livella e non premia, quando la scuola dovrebbe essere meritocratica”, infatti è evidente l’appiattimento dei voti di maturità degli ultimi due anni, che secondo molti impedisce ai migliori di spiccare.

La maturità sta diventando sempre di più un rito (…) non sarebbe per forza sbagliato se lo fosse, ma l’enfasi di una prova finale che attesta il livello dello studente ricadrebbe sul test d’ingresso dell’università” questa è un’altra argomentazione a difesa della difficoltà dell’esame di stato: una prova finale seria e seriamente valutata serve soprattutto per certificare le competenze in uscita dal liceo, necessarie per l’università. Anche il ritardo nella pubblicazione dell’ordinanza, “forse proprio per le proteste”, mette in difficoltà i docenti, che l’aspettavano tra dicembre e gennaio. “Per la prova d’indirizzo non ci si prepara in tre mesi, ma durante l’intero triennio”, su questo i docenti concordano, e anche secondo loro non saranno poche le difficoltà per i maturandi. La conclusione comunque resta che la seconda prova serve, e le proteste per la reintroduzione dello scritto ci saranno comunque indipendentemente dall’anno, quindi “Si deve ricominciare da qualcuno”. L’idea è che l’esame sarà possibile, se gestito con comprensione e riducendo il programma. Certo, “In altre parti d’Italia ci sono stati più problemi a compromettere la preparazione all’esame”, aggiunge una prof, e specifica infatti come le opinioni a favore della seconda prova si riferiscano ad un contesto più fortunato, se non privilegiato.

 

E LE UNIVERSITA’?

All’università per contro non sono molte le questioni sollevate sulla maturità. Nelle facoltà scientifiche i primi esami da svolgere comprendono molta matematica, ed è evidente che tra le materie di indirizzo delle scuole superiori matematica sia tra le più propedeutiche allo studio universitario. Abbiamo raccolto quindi i pareri di alcuni docenti universitari che insegnano in questo ambito.

Emerge che la diversa preparazione degli studenti in entrata si avverte, ma non sembra un problema. “La scuola ha sempre sfornato studenti con conoscenze molto variegate, noi li tiriamo su tutti”, dice uno dei professori con cui ho parlato, che insegna geometria al primo anno di fisica. Superato lo scoglio degli esami del primo anno la preparazione si uniforma, questo afferma il corpo docente, o comunque non risente più della diversa istruzione superiore. Ma durante il primo anno cosa succede? “È importante dare l’idea che all’università si trovano aiuti, ma il livello deve restare quello”. D’altronde i programmi dei primi esami restano invariati, e così anche i risultati degli studenti. A mantenere invariato il livello contribuiscono anche, in molti casi, tutoraggi ed esercitazioni per i corsi del primo anno, sui quali alcune università hanno deciso di investire in modo particolare. Certo le differenze con gli anni passati si notano: sembra che gli studenti siano più spaventati da esami scritti e orali, “temo si sia persa l’abitudine”, spiegano i professori, sia a studiare che a fare verifiche. Forse su questo la prova scritta d’indirizzo potrebbe dare il suo contributo, ma al tempo stesso la sua assenza non sembra penalizzare l’istruzione universitaria.

Come sempre, tante sono le voci e altrettante le argomentazioni pro e contro. Solo in futuro potremo valutare le conseguenze di questa maturità e trarre le conclusioni sul vero valore dell’esame. Intanto, aspettando l’ordinanza, l’unica cosa che si può dire con relativa certezza è che quest’anno l’impegno richiesto ai maturandi non sarà poco.

 

Aggiornamento:

Il 14 marzo è stata firmata l’ordinanza ministeriale riguardo agli Esami di Stato. I timori, o le speranze, di studenti e docenti hanno ricevuto la conferma che aspettavamo: la maturità si terrà all’incirca come previsto dall’ultima bozza. L’unica modifica riguarda i punti: 15 la prima prova, 10 la seconda, 20 l’orale più 50 crediti. Che sia una sconfitta per gli studenti e le studentesse che hanno lottato o una conquista verso una scuola di nuovo ordinaria non lo sappiamo, sarà il tempo a dircelo.

 

Pubblicato da Ludovico Valentini

Classe 2002, studente di Fisica. Quando non studio il mondo attraverso formule e numeri, guardo con curiosità chi lo popola. È proprio questa curiosità verso le storie di chi ho intorno, vicino o lontano che sia, che mi spinge a raccontarle e alimenta due delle mie più grandi passioni: la fotografia e la scrittura.