L’Infowar della Russia tra fake news, propaganda e censura

L’Infowar della Russia tra fake news, propaganda e censura

Prima ancora che la Russia invadesse l’Ucraina, già si parlava di Infowar: la guerra delle informazioni. Una nuova frontiera dei conflitti che mai come in queste settimane sta dimostrando tutto il potenziale – sia distruttivo che informativo – e che sta rendendo assolutamente unico quanto sta avvenendo.

L’evoluzione comunicativa della guerra non è facile da riavvolgere, perché prima del discorso con cui Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle Repubbliche separatiste di Donetsk e di Luhansk che hanno portato all’escalation militare, sembrava che le indicazioni dell’intelligence americana, e in generale occidentale, fossero eccessive. Si parlava di un attacco già preventivato per il 15 febbraio, della volontà di Putin di invadere tutta l’Ucraina e di un piano per uccidere il presidente ucraino Zelensky e sostituire l’attuale governo con uno fantoccio controllato dalla Russia, ad esempio. Tutte informazioni che oggi sembrano più che credibili quasi scontate, ma che fino a poco più di 2 settimane fa erano fatte passare dalla Russia come invenzioni.

La portavoce del ministro degli Estero russo, Maria Zakharova, aveva detto che “il 15 febbraio 2022 passerà alla storia come il giorno in cui la propaganda occidentale per la guerra è fallita. Umiliati e distrutti senza sparare un colpo”. La stessa Zakharova, pochi giorni dopo, ha detto che i social erano pieni di “esempi di pubblicazioni di una campagna di disinformazione su larga scala da parte dei media occidentale, che promuovono la tesi sulla presunta imminente invasione russa dell’Ucraina”.

Parole emblematiche della comunicazione propagandistica della Russia che è iniziata mesi, se non anni, prima della decisione di invadere effettivamente l’Ucraina. Per questo ora in Russia esiste solo un modo di fare informazione: quello che vuole il governo. Chiunque faccia altro, viene censurato.

EPA/STAS KOZLYUK

LA LEGGE SULLA CENSURA

La condizione della libertà di stampa in Russia era pessima anche prima della guerra in Ucraina. RSF mette la Russia al 150° posto su 180 Paesi analizzati sulla libertà di stampa. Dall’inizio delle forti proteste anti-governative tra il 2011 e il 2012 la censura è stata sempre crescente fino alla legge del 4 marzo. La legge voluta da Putin modifica il Codice penale con la finalità di contenere la diffusione di “fake news” sulle operazioni dell’esercito russo in Ucraina. La legge è stata approvata all’unanimità dalla Duma, il Parlamento russo, e introduce una responsabilità criminale per la diffusione di informazioni false sulle azioni dell’esercito. Sulla base della violazione compiuta, sono previste multe e anche la prigione, con un massimo di 15 anni di reclusione.

Qualche giorno prima dell’approvazione della legge, Roskomnadzor, l’agenzia statale delle comunicazioni in Russia, aveva detto che solo le fonti ufficiali russe hanno informazioni attuali e affidabili. Secondo il Roskomnadzor questi mezzi di informazione “riportano false informazioni sugli attacchi alle città ucraine da parte delle forze armate russe e sulla morte di civili in Ucraina a seguito delle azioni dell’esercito russo, nonché materiali che descrivono l’operazione speciale in corso come un attacco, un’invasione o una guerra”.

In particolar modo i destinatari della lettera erano 10 media: Ekho Moskvy, InoSMI, Mediazona, New Times , TV Rain, Svobodnaya Pressa, Crimea Realties, Novaya Gazeta, e Leninizdat.

Alla lettera sono seguite le decisioni di bloccare le trasmissioni radio, tv e social dei vari media. Il messaggio lanciato da Roskomnadzor è chiaro: non si può parlare di ciò che sta accadendo in Ucraina come di una “guerra”, ma solo di “un’operazione speciale”.

Nel giro di una settimana Roskomnadzor ha bloccato circa 30 siti indipendenti russi e ucraini. Il caso di Novaya Gazeta è il più lampante: si tratta del principale giornale indipendente investigativo in Russia, che negli anni ha pubblicato importanti inchieste su casi di corruzione nell’esercito e sulla condizione dei civili ceceni coinvolti nel conflitto. Il periodico ha annunciato che a seguito della legge del 4 marzo avrebbe rimosso tutti gli articoli riguardanti la guerra in Ucraina a causa della censura russa “rapidamente più dura”.

 

LA CATENA DI CHIUSURE

I pochi media indipendenti che hanno raccontato l’invasione davvero sono stati bloccati, e innumerevoli siti e giornali anche internazionali hanno deciso di sospendere ogni tipo di trasmissione e comunicazione per via della nuova legge sulla censura. Prima c’è stata l’agenzia Bloomberg che ha sospeso le attività di tutti i suoi giornalisti in Russia. Poi ha fatto lo stesso la Cnn, Cbc (l’emittente pubblica canadese) e la Bbc, con la decisione di riaprire le trasmissioni solo a onde corte. La stessa Rai ha informato con una nota di aver sospeso ogni servizio giornalistico dei propri inviati e corrispondenti: “la misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese“.

Il 4 marzo, poi, Roskomnadzor ha deciso di bloccare l’accesso nel Paese alla rete di Facebook e Twitter. La scelta è stata giustificata affermando che da ottobre 2020 “sono stati registrati 26 casi di discriminazione contro i media russi”…”La decisione arriva dopo che nei giorni scorsi il social ha limitato l’accesso agli account del canale televisivo Zvezda, l’agenzia di stampa RIa Novosti, Sputnik, Russia Today, Lenta.ru e Gazeta.ru”.

La netta decisione russa è la conseguenza delle decisioni delle maggiori aziende tech e piattaforme social che hanno reso inaccessibili i siti di notizie russi dalla scorsa settimana. Google aveva rimosso le app collegate ai RT e Sputnik dal suo Play Store e da Google News. Tik Tok e Netflix hanno seguito l’esempio e il 6 marzo hanno sospeso il loro servizio in Russia a distanza di poche ora l’una dall’altra.

Un’altra azione russa per limitare l’informazione libera è stata quella di bombardare le antenne in Ucraina che consentivano trasmissioni televisive e radio. RSF ha denunciato i fatti alla Corte Penale Internazionale in quanto si tratta a tutti gli effetti di un crimine di guerra, non rientrando le antenne radio tra gli “obiettivi militari”, a meno che non si tratti di antenne usate per scopi militari. Bombardarle, perciò, non è legittimo. Il 1° Marzo la torre di trasmissione Tv della città di Kiyv è stata bombardata, compromettendo e interrompendo le trasmissioni di 32 canali tv e stazioni radio.

Dopo questo bombardamento, il più noto e ingente, ci sono state azioni di questo tipo anche nei giorni dopo a Korosten, Lysychansk, Kharkiv, Melitopol e Kherson, dove sono stati registrati bombardamenti ad antenne tv e radio.

CANALI DI PROPAGANDA RUSSI

NewsGuard, startup statunitense lanciata nel 2018 che fornisce ai lettori una guida sull’affidabilità dei siti di informazione, monitora e analizza siti e fonti russe dal 2018. Ad oggi, NewsGuard ha identificato 116 domini che hanno pubblicato propaganda e disinformazione filo-russa. Tra questi ci sono fonti affidabili come media statali russi, che sono però più facili da individuare come sorgenti di notizie false. La vera arma di propaganda del governo russo sono siti web non ufficialmente legati al governo e perciò non sanzionati da nessuna piattaforma, che creano e promuovono contenuti falsi a sostegno del governo di Putin. Si tratta di siti web anonimi, fondazioni e siti web di ricerca gestiti con finanziamenti non chiari.

Newsguard dice: “La Russia utilizza diverse strategie per introdurre, amplificare e diffondere narrazioni false e distorte in tutto il mondo, servendosi di un insieme di media statali ufficiali, siti web, account anonimi e altri metodi per diffondere propaganda che promuovere gli interessi del Cremlino e mina i suoi avversari“.

La narrazione unilaterale della guerra in Ucraina è così forte che la propaganda è arrivata ad agire anche nelle scuole e sui bambini. Qualche giorno fa infatti è stato pubblicato e diffuso un cartone di poco più di 2 minuti che dovrebbe spiegare ai bambini russi cosa sta succedendo con l’Ucraina. Si tratta di uno storytelling di un rapporto di amicizia tra due studenti Vanya e Kolya, che simboleggiano Russia e Ucraina, e che mostra come sia stato Kolya (l’Ucraina), ad aver rifiutato l’aiuto di Vanya (Russia), e ad averlo bullizzato. E’ quindi l’Ucraina ad aver costretto la Russia ad agire per difendersi, e non la Russia ad aver attaccato.

Parallelamente al divieto di ogni tentativo di comunicazione indipendente, il governo russo sta continuando a reprimere tutte le manifestazioni che si sono svolte nel Paese per esprimere solidarietà all’Ucraina. Al momento, alcuni attivisti per i diritti civili hanno riferito di almeno 13.415 persone arrestate nelle città toccate dalle proteste (che dovrebbero essere circa 147). Ogni giorno è possibile leggere la cronaca delle violenze della polizia sui manifestanti, degli arresti indiscriminati e anche dei nominativi di tutti gli arrestati giorno per giorno.

 

QUALI SONO LE FONTI AFFIDABILI?

Una peculiarità dell’Infowar è la frenesia e la costanza con cui le notizie, fondate e non, si susseguono. Nell’immensità della provenienza delle informazioni che leggiamo sui social, credere alle fake news è un rischio elevato anche per chi analizza con occhio critico. Come fare allora? Informarsi bene è un dovere, per questo una lista di siti, giornali e media di fact checking dislocati in tutto il mondo consentono di avere la certezza di informarsi nel modo giusto.

In questo contesto si inserisce anche l’operato di Anonymous, il gruppo di hacker più noto di internet, che ha lanciato una nuova strategia mediatica per diffondere informazioni sull’invasione della Russia in Ucraina anche ai cittadini russi. Lo strumento di comunicazione sono gli sms, attraverso il portale 1920.in, che consente di spedire sms a numeri di telefono russi. Al momento, sono stati registrati 3 milioni di sms ai cittadini russi.

Infine, è stato creato un sito per telefonare in Russia e spiegare cosa sta succedendo in Ucraina ed aggirare la propaganda di Putin.

I giorni passano, la guerra continua e l’Infowar prende derive sempre più preoccupanti.

 

 

Pubblicato da Federico Roberti

Da sempre guardo il mondo con gli occhi di chi ne è avidamente curioso. Da sempre provo a trasformare la mia curiosità in parole e in articoli. Da poco, pochissimo, sono il direttore di Zeta. Cosa vuol dire questo? Solo che mi guarderò di più intorno e le mie parole avranno un peso maggiore.