Il futuro della Russia si decide in Ucraina

Il futuro della Russia si decide in Ucraina

“L’Occidente non sta solo cercando di chiudere la Russia in una nuova ‘cortina di ferro’. Stiamo parlando di tentativi di distruggere il nostro stato, della sua ‘abolizione’, così come si usa dire negli ambienti ‘tolleranti’ liberal-fascisti”, così si è espresso Sergej Naryškin alla guida del SVR, il Servizio di intelligence internazionale russo, a qualche giorno dall’avvio della campagna russa d’Ucraina.

Parole dure, ma sintomatiche di come al Cremlino si stia valutando la realtà in queste ore e, soprattutto, di ciò che ci si aspetta a Mosca una volta deposte le armi. Sebbene probabilmente più di qualcuno in Russia abbia sperato fino all’ultimo in un’operazione chirurgica, le notizie dal campo non sono per il momento incoraggianti. L’avanzata russa sembra essere lenta e inconcludente. E se queste fossero solo le fasi iniziali di un’operazione prolungata nel tempo?

LE MOSSE RUSSE

Ad oggi, non ci è dato sapere quanto si protrarrà il conflitto e come si cercherà di chiuderlo. La guerra, che il nostro Occidente ha deciso di consegnare alla storia, ci mette di fronte a diversi interrogativi. Allo stesso tempo, tuttavia, è proprio su quel campo e sulla pelle degli ucraini che si sta plasmando la Russia di domani. È tra i bombardamenti di Kharkiv e la resistenza di Chernihiv che si delineano una serie di scenari sia sul piano interno che internazionale.

In casa, il rischio di un sempre più accentuato conservatorismo ed autoritarismo è già tangibile. Le proteste di questi giorni al grido di “no alla guerra”, pur mantenendo un carattere pacifico, sono state brutalmente represse. È guerra anche all’informazione. Negli ultimi giorni, la repressione dei media e del dissenso ha raggiunto livelli mai visti a quelle latitudini nell’era post-sovietica. Roskomnadzor, l’organo regolatore delle comunicazioni in Russia, sta cercando di tenere a bada qualsiasi forma di dissenso. Ha infatti espressamente chiesto ai media locali di evitare espressioni troppo drastiche quali “invasione” o “guerra” per preferire termini più neutrali come “operazione”. La stretta sui media occidentali è chiaro sinonimo di un Cremlino che vacilla.
Stringere la morsa per evitare che tutto crolli come un castello di carta. L’operazione in Ucraina è di fatti un test non solo per la stessa presidenza Putin, ma per l’intero ordine costituito.

Mentre il portavoce del Cremlino Peskov cerca di mettere una toppa sulle voci di corridoio che sussurrano di eventuali deposizioni facendo riferimento al ritrovato supporto dello Zar da parte della popolazione, è evidente che qualcosa ai piani alti del potere di Mosca stia scricchiolando. Il patto sociale tra il vertice e la popolazione è stato cementato dal vittorioso afflato nazional-militarista che potrebbe non reggere ad uno smacco sul campo di battaglia e di fronte al mordere di sanzioni dall’inedita virulenza.

POSSIBILI SCENARI

Sull’arena internazionale, i risvolti potrebbero riguardare diversi fronti. Primo su tutti lo spazio post-sovietico. Se l’armata di Putin dovesse tornare a casa con le pive nel sacco e se l’Ucraina dovesse uscirne scottata, ma integra, a quel punto Unione Europea e NATO avrebbero campo libero. Niente impedirebbe loro, nel caso in cui ci fosse effettiva volontà, di accogliere a braccia aperte Kiev (e non solo), ponendo fine al sogno russo di una sfera d’influenza sui contorni dell’ex impero sovietico. Ciò avrebbe conseguenze devastanti anche sulla tenuta interna.

Se, invece, la Russia dovesse spuntarla, la questione si farebbe più complessa. Forte della ritrovata grandeur russa, Mosca non solo si riconquisterebbe un seggio nell’olimpo delle superpotenze, ma si sentirebbe anche legittimata a compiere azioni degne di un impero. Quantomeno per riconquistarsi le proprie periferie (si legga: repubbliche ex sovietiche). Il tempo, poi, farà la sua parte e guarirà le ferite di guerra. Un cambio della guardia nella Federazione potrebbe dare l’avvio ad una nuova stagione di dialogo. Realtà che dipenderà anche dalla conformazione del mondo nel prossimo futuro. Se si dovesse realizzare un nuovo bipolarismo, gli Stati Uniti potrebbero nel medio-lungo termine tentare di riportare i russi dal loro lato della barricata in funzione anticinese.

Se invece venisse archiviata ogni possibilità di dialogo con l’Occidente, potremmo assistere alla costruzione di una fortezza Russia. Militarizzazione e confini serrati. Il perdurare delle sanzioni occidentali, poi, alimenterebbe la retorica antioccidentale. Un tracollo economico affiancato dall’aumento della spesa militare porterebbe ad un netto calo della qualità della vita, già precaria. Qualunque sia l’entità del danno dettato dalle misure restrittive straniere, la Russia cercherà di resistere a suo modo. Questo perché l’Occidente e il Cremlino ragionano per logiche diverse, quasi opposte. Da noi prevale l’economicismo, a Mosca si guarda al mondo attraverso le lenti del realismo.

L’isolamento internazionale potrebbe spingere l’orso russo nel letale abbraccio cinese. La Cina come ultima scialuppa per non affondare. Consegnandosi nelle mani cinesi, però, la Russia potrebbe essere destinata ad autoannientarsi. La dipendenza economica di oggi potrebbe tradursi nella subordinazione politica di domani. Azzerare il proprio margine di manovra per Mosca equivale a rinnegare sé stessa. Abdicare ai propri progetti geopolitici è suicidio assicurato. È ancora presto per decifrare quanti e quali di questi scenari si materializzeranno. Una cosa è certa però: in Ucraina la Russia si gioca il tutto e per tutto, inclusa la propria sopravvivenza.

Pubblicato da Camilla Gironi

Laureanda in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe presso l’Università di Bologna, coordinatrice del desk Bielorussia di Osservatorio Russia ed alumna del think tank russo Russian International Affairs Council. Si occupa principalmente di politica estera russa.