Cosa dicono davvero le religioni sull’omosessualità

Cosa dicono davvero le religioni sull’omosessualità

Henri-Louis Bergson, filosofo francese del XX secolo, passato alla storia per le sue teorizzazioni relative al concetto di tempo, diceva: “Ci sono società che non hanno né scienza, né arte né filosofia. Ma non c’è mai stata una società senza religione.”

La religione, infatti, è un ingrediente indispensabile e immancabile di qualunque civiltà, primitiva o microscopica che sia. Essa scaturisce dal “fuoco di conoscenza e verità”, che l’uomo avverte dentro di sé, quando cerca di padroneggiare e comprendere ogni sfumatura del reale. Il pensiero allettante di una “verità rivelata” che, esaurito il momento della rivelazione, azzera qualunque sete di conoscenza: tutto è già stato scritto e determinato.

L’uomo, sin dagli albori, coltiva dentro di sé, oltre che una curiosità verso ciò che non riesce a spiegarsi, questa sorta di spinta incontrastata di “cercare suoi simili”, di creare relazioni.  Da questo processo di aggregazione spontanee sono nate le tribù, i villaggi, le città e agglomerati umani sempre più grandi e sfaccettati, in cui si è tessuta una trama di relazioni intricatissime e sedimentate.

Nella Genesi ci viene descritta la nascita del creato ponendo come antenati della specie umana un uomo ed una donna, meglio noti come Adamo ed Eva, uniti in questa dimensione idillica ed imperitura che nulla sembra poter turbare. Il concetto di “solitudine” è disturbante: i due compagni sono meglio di uno, anche se la loro simbiosi li porta a rinnegare la via della salvezza e della beautitudine eterna.  Biologicamente le specie animali si incontrano e finiscono per riprodursi, altrimenti si estinguerebbero. Se la ragione dell’unione umana consiste prioritariamente nel perpetrare la specie, la sessualità sarebbe un’attitudine rientrante nella sfera del dovere, più che del piacere.

Se nella cultura antica pre-cristiana si celebrava l’eros polimorfo, a partire dalle disquisizioni fatidiche del Simposio di Platone fino alle rocambolesche vicende del Satyricon di Petronio, perché l’avvento del Cristianesimo, in Occidente, ha inneggiato piuttosto alla repressione di quest’ultimo?

Bisogna anche però considerare che il messaggio religioso è stato rivisitato da una tradizione abbondantissima di elaborazioni ed interpretazioni. E bisogna ancora considerare che molti teologi che si sono espressi sfavorevolmente contro l’omosessualità, sono stati influenzati dai costumi dell’epoca a cui appartenevano. Quanto, effettivamente, i testi sacri alludono all’omosessualità? Considerando, tra l’altro, che la maggior parte di essi risale ad epoche dove non sussistevano gli strumenti culturali adeguati per concepirla?

Cristianesimo

La distruzione di Sodoma, John Martin

Provare ad estrapolare dalla dottrina cristiana un qualche accenno di giudizio più o meno duro sull‘”atteggiamento omosessuale” non è cosa semplice. Gli stessi riferimenti all’etica sessuale non sono dogmatici ma occasionali, strettamente legati a situazioni concrete. I riferimenti biblici ed evangelici (per altro irrisori ed enigmatici) sono comunque frutto di una cultura difficilmente adattabile alla realtà contemporanea.

Il riferimento biblico principale ma anche più controverso è quello della distruzione di Sodoma (Genesi,19).

Secondo la vicenda, la città sarebbe dovuta essere distrutta perchè irrimediabilmente corrotta dal peccato. Per accertarsi che ci fossero almeno dieci uomini giusti, due angeli, grazie ad Abramo, si recarono nella città. Nel vederli, Lot insistette affinché trascorressero la notte nella sua abitazione. A quel punto gli abitanti attorniarono la casa, esigendo che Lot consegnasse loro gli stranieri per abusare di loro. L’epilogo del racconto vede la città rasa dal suolo da una pioggia di fuoco e zolfo ad opera di Dio, ormai convinto che la città non potesse essere liberata dal peccato. L’aneddoto, che ha ispirato pensatori e artisti, è stato concepito spesso come monito ad una condotta sessuale deplorevole o ad una libido incontrollata.

Ci sono stati dei tentativi di tentare di ricostruire una diversa interpretazione del mito biblico. Si è discusso riguardo il fatto che il testo in questione non abbia alcun intento preciso di educare ad una sana condotta sessuale, ma anche che gli abitanti di Sodoma avrebbero negato un valore ben più importante, soprattutto secondo la mentalità dell’epoca: l’ospitalità.

Ad osservarlo, nel 1980, fu lo storico cattolico John Boswell, il quale notò che il verbo usato dagli abitanti di Sodoma, yâdha, non ha solo il significato di “avere rapporti sessuali”, ma vuol dire principalmente “conoscere”. Sostanzialmente, gli abitanti di Sodoma, preoccupati dell’infiltrazione di possibili intrusi, volevano soltanto che Lot rivelasse chi fossero i nuovi venuti. Sarebbero però poi  difficile spiegarsi il gesto di Lot di offrire le sue figlie, e quello del levita di offrire la sua concubina. Che dunque, oltre alla violazione del sacro dovere dell’ospitalità, potesse esserci anche una latente trasgressione sessuale, non è da escludere. Che in questo sia intravedibile la progettazione di un atto sodomitico non è espressamente dichiarato ed immediatamente deducibile dalla lettera del testo.

Gionata si congeda con amore da Davide), di Julius Schnorr von Carolsfeld

La storia biblica della relazione di Gionata e Davide, da taluni romanticizzata, è stata sempre definita come nient’altro che un profondo legame di amicizia fraterna. A destare sospetto era un passo dove Davide, alla morte di Gionata, si rivolge al compagno: “Il tuo amore per me è più meraviglioso dell’amore delle donne”.

L’unico riferimento esplicito all’omosessualità è quello del Levitico (terzo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana), che descrive la condotta omosessuale come “atto abominevole”. Il Levitico ha sostanzialmente il compito di prescrivere le c.d “norme di purità” (di carattere comportamentale, alimentare, igienico), generalmente rivolte specificamente al popolo ebraico e comunque non di frequente preso in considerazione dai teologi cristiani.

Aldilà di quanto riportano i testi, che abbiamo visto esser per la maggior parte piuttosto vaghi e non lapidari, i Padri della Chiesa non hanno mai tentennato nel porre l’omosessualità all’apice della scala dei peccati. Giovanni Crisostomo, uno dei trentasei dottori della Chiesa, scriveva: “Non solo le passioni degli omosessuali sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche”. Lo stesso Dante Alighieri, fa riferimento ai sodomiti sia nel Purgatorio che all’Inferno, dove li immagina dilaniati da questa incessante pioggia ardente, la stessa punizione divina che aveva raso al suolo la città di Sodoma, il “covo del peccato”.

L’attuale atteggiamento della Chiesa cristiana e cattolica non ha del resto manifestato un’apertura significativa nei confronti della comunità LGBT. Negli ultimi anni, tuttavia, confortanti parole di tolleranza (o forse di mero buonismo) sono arrivate da Papa Francesco.

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Chiesa di Portland allestita in occasione della giornata del Pride

L’apertura più significativa si è registrata in ambito protestante, essendo quella protestante una religione meno istituzionalizzata e più probabilmente avvezza a riconoscere e a dare eguale rilievo a diverse sensibilità. Nel 2015, ad esempio, l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi ha approvato un’apposita liturgia per benedire le coppie dello stesso sesso. Della stessa opinione è anche la Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI) che ha ugualmente approvato il 14 maggio 2011 un documento che afferma l’equiparazione delle comunioni di vita omosessuali a quelle eterosessuali. La chiesa si mostra così propensa a benedire qualsiasi tipo di coppia in varie forme di comunione di vita, senza discriminazioni.

La Chiesa Evangelica luterana, che in America raggruppa più di 3,3 milioni di fedeli, nel 2009 ha pubblicato la dichiarazione “Human Sexuality: Gift and Trust”, dove manifesta le sue posizioni di accoglienza verso le realtà omosessuali. Quest’ultima, poi, ha insediato, nel settembre 2021, il primo vescovo apertamente transgender, Megan Rohrer, che guiderà la San Francisco’s Grace Cathedral in California.

In una delle varie congregazioni nate dalla storica Chiesa Battista Americana, nel giugno 2021 è stata nominata pastore la prima donna transgender, Laura Bethany Buchleiter

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Ma il caso più eclatante e conosciuto, anche a livello internazionale, è quello della Metropolitan Community Church, una comunità internazionale di congregazioni cristiane, di ispirazione protestante. Ne fanno parte attualmente 222 congregazioni in 37 Paesi. Quest’ultima conduce un’opera missionaria particolarmente rivolta alle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender oltre ad occuparsi di giustizia sociale e salvaguardia del Creato. La Metropolitan Community Church ha avuto un ruolo centrale nelle vicende giudiziarie che hanno portato in alcuni Paesi all’introduzione del Matrimonio tra persone dello stesso sesso, e ogni anno celebra oltre seimila di questi matrimoni in tutto il mondo.

Chiesa ortodossa

La Chiesa ortodossa risulta, rispetto al cattolicesimo e al protestantesimo, decisamente più impermeabile e arroccata nella sua tradizione. Tuttavia, anche in questo versante esiste sul tema una visione bipolare. Ci sono stati, ad esempio, numerosi gruppi a favore delle persone LGBTQ+ all’interno di quest’ultima. Uno di questi è Axios, che si prefigge lo scopo di difendere i diritti delle minoranze sessuali all’interno della Chiesa. Soprattutto sul versante euro-orientale, però, le voci discordanti sono diverse. Nel marzo 2021 Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne (Decr) del Patriarcato di Mosca, ha dichiarato: “Non possiamo accettare l’unione omosessuale in nessun modo e in nessuna forma quale matrimonio, con tutte le conseguenze di tale rifiuto.” – e continuando – “Non benediciamo il loro modo di vivere peccaminoso, ma benediciamo la persona umana”, ha constatato il metropolita Hilarion, “Diciamo: se vuoi salvarti, dovresti rinunciare alla vita in peccato”.

Islam

Di certo nel panorama mondiale la religione islamica risulta essere quella meno incline ad aprirsi alle ventate di progresso portate dall’Occidente. La maggiore refrattarietà della religione islamica si spiega sostanzialmente con la pervasività di essa in qualunque ambito della sfera umana, specie nei rapporti sociali. L’Islam ha dato vita ad un vero e proprio sistema giuridico (Sha’ria), con specifiche fattispecie di reato corredate da sanzioni.

La verità rivelata da Allah, e l’ordine che ha imposto al mondo e alle umane cose, rappresenta il filo conduttore della vita di ciascun credente. La stessa concezione di “orientamento sessuale” non è coerente con questa visione: un essere umano, infatti, non può arbitrariamenteorientarsi” in maniera non conforme all’ordine naturale, ma deve limitarsi ad adattarsi ad esso.

Essendo dunque l’Islam una religione dalla spiccata carica precettistica, essa non condanna gli stati d’animo, ma esclusivamente i comportamenti. In questo caso, dunque, ciò che risulta recriminato è l’atto di sodomia, liwāt (che deriva proprio dal mito di Sodoma, abitata dal “popolo di Lut”). Il Corano tuttavia non prevede una prescrizione specifica per questo tipo di atti, ma si limita a trattare genericamente di zina (rapporti sessuali illeciti), la cui repressione è subordinata alla presenza di quattro testimoni o alla confessione diretta del reo.

La questione che resta aperta è: se il Corano condanna espressamente i rapporti sessuali omosessuali, cosa dice per la semplice attrazioneamore omoerotico? Nell’epoca pre-islamica ed in alcune società islamiche, l’omosessualità non era vista di per sè come deprecabile. Le concezioni di omosessualità che si trovano nei testi islamici classici (pensiamo ad Abu Nuwas, poeta arabo) sono vicine a quelle della Grecia classica e quelle dell‘antica Roma. Si trattava prevalentemente di uomini maturi (khatt) che provavano attrazione nei confronti di giovani adolescenti (amrad) ed amavano circondarsene (prevalentemente uomini potenti, come califfi e sultani). Tuttavia, soltanto il rapporto omosessuale attivo era scevro da riprovazioni sociali: per un uomo maturo, svolgere un ruolo passivo era considerato innaturale e vergognoso. A partire dal XVIII-IX secolo, con l’avvento dell’integralismo islamico, si diffuse una maggiore severità di applicazione delle norme sharitiche.

Ad oggi, nei paesi islamici moderni, l’atteggiamento nei confronti omosessuali va da posizioni di tolleranza ad assoluta repressione ed inaccettabilità di tale comportamento. Secondo l’ International Lesbian and Gay Association (ILGA) sette paesi mantengono ancora la pena capitale per comportamenti omosessualiArabia Saudita, Yemen, Iran, AfghanistanMauritania, SudanNigeria settentrionale. Negli Emirati Arabi Uniti è un reato capitale, mentre in QatarAlgeria, Uzbekistan Maldive, l’omosessualità è punita con la reclusione o con una multa. Anche dove l’omosessualità non è mai stata repressa penalmente, essa è di certo osteggiata dalla mentalità comune e fortemente contrastata.

A Banda Aceh, in Indonesia, dove vige la Sharia, l’omosessualità è punita con la fustigazione

Secondo Serena Tolino, esperta di studi di genere, sessualità e diritto islamico, però, nel mondo arabo-islamico da poco si è diffuso il concetto di omosessualità come “identità sessuale”. La stessa omosessualità femminile, ad esempio, viene trattata con relativa indulgenza. Questo purché però non si arrivi all’atto di penetrazione, in quanto – spiega Tolino – “Simbolo assoluto del dominio maschile sulla donna”. Fin quando, cioè, non vengono sovvertite le strutture di potere consolidate. Comunque, non bisogna ritenere che “non criminalizzazione” equivalga ad apertura e tolleranza.

Wajahat Abbas Kazmi, regista 32enne di origini pakistane trapiantato a Bergamo, da anni si batte per i diritti della comunità LGBTQ+                                      

In un rapporto del 2020 di Human Rights Watch, si legge riguardo gli abusi e le torture che le persone della comunità LGBTQ+ egiziane (paese che formalmente non condanna l’omosessualità) subiscono da parte delle autorità. L’Egitto è, inoltre, uno dei sette paesi che utilizza esami anali forzati (e assolutamente lesivi della dignità umana) come strumenti per provare l’omosessualità.

Spesso, il cambiamento di sesso viene concepito come una strategia percorribile per “correggere un comportamento omosessuale”. Questo è quanto accade in Iran, ed è una linea di pensiero confermata anche dalla Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, e sostenuta anche da molti altri religiosi iraniani. Il paese risulta essere, dopo la Thailandia, il paese dove si effettua il maggior numero di operazioni per il cambiamento di sesso al mondo.

In Pakistan, nel 2018, il parlamento pakistano ha approvato un disegno di legge che conferisce alle persone transgender il diritto di scegliere il proprio sesso legale e correggere i propri documenti ufficiali. In Kuwait è punita anche la c.d “non conformità di genere”, anche detta “imitazione del sesso opposto”.

Secondo questa disposizione, le persone transgender sono state sottoposte ad arresti arbitrari, accompagnati da trattamenti degradanti e torture durante la custodia della polizia.

Per chiudere questa breve panoramica relativa a come l’Islam e gli stati di fede islamica si pongano nei confronti dell’omosessualità, sarebbe emblematico riprendere le parole di Ali Erbas, la massima autorità religiosa islamica in Turchia: “L’islam – ha dichiarato Erbas – condanna l’omosessualità perché causa malattie e un decadimento della discendenza”. Ed Erdogan, dal canto suo, non ha di certo smentito il pensiero dell’imam, definendolo anzi come “assolutamente giusto per chiunque si consideri musulmano”.

Erdogan e Ali Beras, imam turco

Ebraismo

La Torah ebraica definisce come un תועבה toeba (abominio) il rapporto sessuale omosessuale. L’ebraismo ortodosso considera gli atti omosessuali peccaminosi. Negli ultimi anni ci sono stati tuttavia tentativi per cercare anche qui di circoscrivere il divieto previsto soltanto ai rapporti sessuali. Alcune evoluzioni moderne della religione giudaica (vedasi il giudaismo riformato, quello ricostruzionista e liberale) considerano l’omosessualità accettabile alla stregua dell’eterosessualità.

La “Dichiarazione dei principi” promossa da “ALEPH“, dall'”alleanza per il rinnovamento ebraico”, da “OHALAH” e dall'”Associazione Pastori rabbinici” recita espressamente: “Accogliamo e riconosciamo la santità di ogni individuo indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.” Nel 2019, Daniel Landes, ex direttore del Pardes Institute of Jewish Studies di Gerusalemme e di New York, fondatore del movimento Yashrut, fu la prima persona dichiaratamente gay ad essere ordinata come rabbino ortodosso.

Buddhismo

Buddha viene spesso raffigurato come una figura androgina, come in questo dipinto del monastero di Laos

Spostandoci sempre più ad Oriente, noteremmo che le religioni orientali sono estranee a questo dualismo netto del reale. Esse inoltre non contemplano quel rapporto di sudditanza tra un uomo condizionabile e corrotto e un dio inarrivabile e superiore. Il rapporto che intercorre tra il buddhismo e l’orientamento sessuale varia a seconda della tradizione e dell’insegnante a cui ci si affida.

Il buddhismo originario, fondato da Siddharta Gautama, ha come finalità quella di dare all’uomo una serie di insegnamenti (circa ottantamila) per poter condurre un’esistenza all’insegna della verità e dell'”illuminazione“. Il buddhismo appare dunque come una “ricerca verso la virtù“, dove non c’è spazio per il peccato o per il giudizio. Nessuno degli insegnamenti rilasciati dal Buddha, difatti, fanno riferimento all’omosessualità. Nei suoi cinque inderogabili precetti (base etica del buddhismo), viene contemplato il dovere di ciascun buddista di “non avere una condotta sessuale irresponsabile”. Che l’omosessualità, nella concezione del Buddha, fosse annoverabile tra le condotte sessuali irresponsabili? Questo, come detto, dipende soprattutto dalla corrente di pensiero considerata.

Secondo Gianmpopa (1079-1153), uno dei principali maestri della tradizione Kagyu del Buddhismo tibetano, il sesso orale e il sesso anale, da chiunque praticati, sono considerabili rientranti nel divieto citato. Neanche qui, comunque, c’è un esplicito riferimento alla condotta omosessuale.

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Monte Koya

Nel Giappone antico, si dice che i monasteri buddisti sarebbero stati i primi centri di attività omosessuale. Il Monte Koya,  sito del monastero di Kobo, divenne sinonimo dell’“amore tra persone dello stesso sesso”: questo suggerisce che i primi gruppi di omosessuali in Giappone fossero proprio costituti da monaci buddisti, i quali consideravano il loro voto di castità non estendibile ai rapporti omosessuali. Lo Jōdo Shinshū, la forma prevalente di buddhismo giapponese (con una presenza significativa negli Stati Uniti d’America), afferma che “non c’è una differenza di base tra eterosessualità e omosessualità”.

All’interno del Buddhismo Nichirein (chiamato così perchè fa riferimento agli insegnamenti del monaco Nichirein) si sono sviluppate numerose iniziative a sostegno della comunità LGBTQ+. In Italia, ad esempio, esiste un gruppo chiamato “Arcobalena”, formato da persone buddiste operante in numerose città che fanno riferimento proprio a questa tradizione.

Il venerabile Hsing Yun, una delle figure di primaria importanza del buddismo cinese contemporaneo, ritiene che il buddismo non dovrebbe insegnare l’intolleranza nei confronti dell’omosessualità.

“La tolleranza è una forma di generosità ed è una forma di saggezza. Non c’è nulla nel Dharma che dovrebbe mai portare chiunque a diventare intollerante. Il nostro obiettivo come buddisti è quello di imparare ad accettare tutti i tipi di persone e di aiutare tutti i tipi di persone a scoprire la saggezza degli insegnamenti di Gautama Buddha Shakyamuni.” (– Hsing Yun, Buddismo Puro e Semplice, pp. 137-138)

Anche qui, però, non mancano orientamenti moralistici da parte di alcuni buddisti thailandesi. Questi hanno descritto l’omosessualità come una “volontaria violazione del comportamento naturale eterosessuale dovuta alla mancanza di controllo etico degli impulsi sessuali“.

Nei testi buddisti si parla inoltre di una categoria indefinita, i pandakas. Essi sono da identificare come uomini promiscui, dediti possibilmente alla prostituzione e al travestitismo. Ad essi sarebbe vietata l’ordinazione, cioè di poter diventare monaci.  La storia del divieto dell’ordinazione dei pandaka nel Vinaya spiega che esso fu la risposta all’esempio di un monaco con un insaziabile desiderio di essere penetrato sessualmente dagli uomini , considerato come fonte di vergogna per l’intera comunità.

Induismo

Nella tradizione religiosa indiana non vi è traccia di biasimo nei confronti dell’omosessualità fino al XIX secolo, anno a partire dal quale l’India subì l‘influenza culturale britannica. Nel Kama Sutra, antico testo sul comportamento sessuale umano, sono descritti sia il lesbismo sia l’omosessualità maschile.

Raffigurazione del Dio Shiva come essere metà uomo e metà donna

Particolare elemento della mitologia induista sono gli i Hijrastransgender MtF che vengono identificati come un “terzo genere”, devoti alla deva ArdhanarisvaraSi tratta di una forma androgina composita che comprende il dio indù Shiva e la sua consorte Parvati, fusi in un’unica entità. Esso rappresenta la sintesi delle energie femminili e maschili dell’universo. Ma la verità è che la mitologia induista è pervasa da simbolismi e comportamenti a tema LGBT. Molte divinità nell’induismo e nei poemi epici indiani sono rappresentate sia come maschi che femmine in momenti diversi e in diverse incarnazioni. Inoltre, spesso possono manifestarsi con caratteristiche di entrambi i sessi contemporaneamente. Agni, il dio del fuoco, nonostante fosse sposato con la dea Shvava, aveva una relazione anche con Soma, dio della Luna.

Wicca

Simbolo wicca della Triplice dea

Il neopaganesimo è un termine che racchiude religioni e movimenti spirituali eterogenei. La Wicca rappresenta la religione neopagana più celebre: la sua vocazione è quella di venerare “il divino immanente”, creduto presente nel mondo sotto infinite forme. L’Incarico della Dea, uno dei testi più famosi del neopaganesimo, afferma che “tutti gli atti d’amore e di piacere sono miei rituali”. La Wicca si caratterizza, dunque, come profondamente estranea al concetto di “peccato“, in quanto considera anche la sessualità come una manifestazione del divino. Punto cardine della Wicca è la legge morale del Finché non fai del male a nessuno, fa’ ciò che vuoi (contenuta nel Rede), che sottolinea la libertà di azione dell’individuo, astenendosi da giudizi universali.

Facendo dunque una panoramica complessiva riguardo i più emblematici movimenti spirituali della storia umana, riscontriamo livelli diversi di tolleranza e rigidità. Il cristianesimo, la religione storicamente a noi più vicina, è comunque un credo all’interno del quale si avvicendano diverse interpretazioni e diverse correnti.

La verità è che andare alla ricerca di un giudizio netto sull’omosessualità non è un’impresa poi tanto proficua. Sicuramente, per qualche motivo, i teologi medievali erano sostanzialmente concordi nel giudicare, anche con una certa asprezza, l’omosessualità. Allo stesso tempo è possibile che lo stesso concetto di “omosessualità” fosse inquinato da visioni retrograde che mal si confanno al dibattito moderno.

Una costatazione che possiamo ricavare, da tutto questo, è che la spiritualità non può avere pretese di oggettività. Utilizzare la religione per sentenziare riguardo le vite altrui, insegnandogli a “dover essere” e non ad “essere”, va contro l’essenza stessa di quest’ultima. Se essa si basa su un atto di fede, non dovrebbe esserci nessuna sfumatura coercitiva. E, soprattutto, le religioni non dovrebbero mai diventare, come spesso è avvenuto, pretesto per diffondere odio, disprezzo, intolleranza e conflitto.

Pubblicato da Domenico Lubrano Lavadera

Sono Domenico, ho 19 anni e studio Giurisprudenza. Sono un sognatore idealista che nel tempo libero si improvvisa fotografo, scrittore e un po’ di tutto. Mi interesso particolarmente di diritti umani, e di quanto nella nostra società siano, spesso, tutt’altro che garantiti.