Il 2021 cambia il futuro del Cile

Il 2021 cambia il futuro del Cile

Aria di cambiamento per il Cile: l’agenda politica degli ultimi mesi è stata ricca di appuntamenti storici per il Paese. L’ultimo in ordine cronologico risale a martedì 7 dicembre, giorno in cui il Parlamento ha approvato la legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il provvedimento è stato promulgato giovedì 9 dicembre dal presidente Sebastián Piñera, già capo dello Stato dal 2010 al 2014 e attualmente in carica da marzo 2018 fino a marzo 2022.

I suoi due papabili successori sono stati stabiliti domenica 21 novembre, giorno in cui, oltre ad eleggere i nuovi membri della Camera dei Deputati, 27 senatori su 50 e i 302 componenti dei 16 consigli regionali, si è tenuto il primo turno delle presidenziali.

Oggi, Domenica 19 dicembre andrà in scena il ballottaggio e a sfidarsi saranno il 35enne candidato di sinistra Gabriel Boric e il 55enne ultraconservatore José Antonio Kast: uno dei due prenderà in mano le redini di una nazione che, nel frattempo, ha compiuto un passo verso il pluralismo e l’interculturalità e si sta adoperando per modificare le regole fondamentali della propria società.

Il 4 luglio scorso – con 96 voti su 155 – l’accademica 58enne Elisa Loncón Antileo è stata eletta presidente della Convención Constitucional. Quest’ultima è l’Assemblea costituente che in nove mesi, più un’eventuale proroga di tre, deve redigere una nuova Costituzione a più di quarant’anni di distanza dal documento emanato da Augusto Pinochet, più volte modificato in questi anni.

Si tratta di una nomina storica, poiché la linguista, nativa di Lefweluan, comunità situata nella regione centro-meridionale dell’Araucanía, è la prima donna mapuche a rivestire una carica di tale rilievo e, insieme ai suoi colleghi, sta riscrivendo le sorti di un Paese profondamente segnato dalla disuguaglianza economica e sociale. Il suo apporto alla causa cilena sta avendo grande risonanza anche a livello internazionale: il settimanale americano TIME l’ha inserita tra le cento persone più influenti del 2021, mentre il quotidiano britannico Financial Times l’ha inclusa nella lista delle 25 donne più influenti del 2021.

Un Paese all’insegna delle disuguaglianze

Le disparità della società cilena sono venute a galla durante le proteste, iniziate il 7 ottobre 2019 a Santiago, in seguito all’aumento del costo del biglietto della metropolitana nelle ore di punta.

Dopo anni di promesse mai mantenute di riforme del sistema didattico, fiscale e sanitario per smantellare il neoliberismo, il provvedimento è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: migliaia di manifestanti antigovernativi sono scesi nelle piazze e la repressione delle rivolte ha provocato un’escalation di violenze che non è terminata nemmeno con la revoca della misura. Dopo tre settimane di scontri, Piñera si è convinto ad indire il referendum per riscrivere la Costituzione. La votazione si è svolta il 25 ottobre 2020 e ne ha sancito l’abrogazione con il 78,12% delle preferenze.

In quei giorni le strade pullulavano di bandiere cilene affiancate da Wenufoye, le bandiere mapuche designate nel 1992 anche da Elisa Loncón. Un simbolo che non ha esitato a sventolare nel suo discorso inaugurale da presidente, dove in mapudungun – la lingua della sua gente di cui si fa promotrice – ha esteso i saluti all’intera popolazione. Ha proseguito in spagnolo, dettando le linee dell’organismo di cui ha assunto le redini: una direzione a rotazione all’insegna della trasparenza e della partecipazione per un Cile plurinazionale e interculturale che riconosca i diritti di donne, minori e minoranze e si riconnetta alla natura con la salvaguardia dell’ambiente.

Il diritto alla terra dei mapuche

L’amore per la natura è intrinseco alla filosofia dei mapuche: essi resistettero per secoli ai conquistadores spagnoli ma, tra il 1860 e il 1883, nel corso della cosiddetta “pacificazione”, subirono le espropriazioni di migliaia di ettari di terreno e di vari beni da parte dell’esercito cileno. Confische che procedettero con l’arrivo dei coloni europei, misero fine alla loro autonomia territoriale e culminarono con lo sfruttamento industriale dei territori sotto il regime di Pinochet.

Quest’ultimo non ha mai riconosciuto l’esistenza e i diritti delle dieci popolazioni indigene cilene e ha promulgato l’unica Costituzione vigente in America Latina che parla di etnie, però non menziona mai direttamente questi popoli e non contempla il diritto all’autodeterminazione.

Nel corso degli anni vari accordi tra rappresentanti dei nativi, esponenti delle multinazionali e politici – tra cui la Convenzione ILO 169 del 1989 e la Ley Indígena con la creazione della Corporación Nacional de Desarrollo Indígena del 1993 – non hanno tutelato a sufficienza questi gruppi. L’intenzione di Elisa Loncón, ribadita in un’intervista al quotidiano spagnolo El País, è riconoscere finalmente il plurinazionalismo. Per farlo, dovrà essere demolita la concezione di stato unico e indivisibile e dovranno insediarsi sistemi di governo autonomo ispirati al modello canadese. Riguardo alla questione linguistica, un esempio da seguire potrebbe essere la Spagna.

Il Cile cambierà

La strada è ancora lunga, tuttavia un primo passo la prima assemblea paritaria a livello globale lo ha compiuto. Il voto del 15 e 16 maggio ha scremato i candidati scegliendo i 155 membri, 77 donne e 78 uomini. 17 seggi sono stati riservati alle popolazioni indigene, 37 quelli ottenuti da Chile Vamos, la coalizione di destra e centrodestra di Piñera che ha registrato un calo di consensi e non ha ottenuto il diritto di veto per avere voce in capitolo sui cambiamenti al testo costituzionale. Giovedì 8 luglio è stata approvata una dichiarazione che chiede l’indulto per gli arrestati in occasione delle rivolte sociali dell’ottobre 2019 e per i prigionieri politici mapuche catturati dal 2001 durante il conflitto per le terre in Araucanía.

Non sono mancate le polemiche, dovute anche al sistema di votazione poco chiaro (poi divenuto elettronico con l’approvazione del protocollo sanitario per i membri della Costituente) e alle resistenze della destra e di alcune correnti moderate.

Non sono mancati nemmeno gli scontri, con l’uccisione, il 9 luglio, dell’attivista della CAM (Coordinadora Arauco-Malleco, gruppo radicale che si batte per la fondazione di uno stato autonomo mapuche in Araucanía) Pablo Marchant da parte dei Carabineros – il corpo di Polizia ad ordinamento militare – che sorvegliavano lo stabilimento della Forestal Mininco nel comune di Carahue. Attraverso un comunicato, più di settanta membri dell’Assemblea avevano chiesto che si facesse luce sull’accaduto. A più di cinque mesi di distanza la dinamica non è ancora chiara, anche se i nuovi risvolti dell’indagine parlano di una vera e propria esecuzione e non di uno scontro.

I Carabineros sono da sempre stati uno degli strumenti utilizzati da Piñera per reprimere le proteste antigovernative: la brutalità della repressione, che ha causato morti e feriti, ha sicuramente inciso nel calo di popolarità del presidente. Egli è stato menzionato nell’inchiesta Pandora Papers per la vendita di una società mineraria di famiglia: appresa la notizia, l’opposizione a metà ottobre ha avallato una richiesta di impeachment approvata dalla Camera dei Deputati martedì 9 novembre con 78 voti favorevoli su 148 votanti. La procedura è stata poi bocciata la settimana successiva al Senato con 24 voti a favore, 18 contrari e un astenuto su 43.

Egli ha quindi rischiato di essere rimosso dal suo incarico prima della scadenza del suo mandato, ricordato anche per lo stato di emergenza costituzionale dichiarato da ottobre in alcune aree del Paese e più volte prorogato. Così facendo, il presidente punta ad attenuare l’intensità degli scontri tra forze di sicurezza e mapuche servendosi dei militari.

Ancora non si sa chi, tra Boric e Kast, raccoglierà la sua eredità, ma una cosa è certa: il 19 dicembre per il Cile è un altro appuntamento con la storia. Una storia che ci si augura possa segnare un altro tassello verso il pluralismo e l’interculturalità.

 

 

Pubblicato da Sara Fisichella

Vivo in Italia, ma con la mente viaggio costantemente verso l'America Latina. Datemi un paio di cuffie e un microfono e la timidezza volerà via. In alternativa, mi accontento di carta e penna.