Nuovo dialogo sul clima USA-Cina: tra competizione e cooperazione

Nuovo dialogo sul clima USA-Cina: tra competizione e cooperazione

La fine dei lavori della COP26 a Glasgow ha provocato forti dubbi sull’effettivo rilancio del multilateralismo iniziato con il G20 – quest’anno presieduto dall’Italia – e fortemente voluto dal Presidente USA Joe Biden. L’annuncio di una cooperazione climatica a livello bilaterale tra Washington e Pechino ha ulteriormente dimostrato come i buoni propositi della comunità internazionale siano in realtà vincolati dall’approvazione dei due paesi più potenti al mondo: USA e Cina. Malgrado le relazioni tra i due fossero negative,  durante i negoziati entrambi gli Stati hanno raggiunto consapevolezza sulla gravità della crisi climatica, nonché delle loro responsabilità. L’ipotesi di un’effettiva collaborazione sul tema è positiva per i delegati della Conferenza anche perché si pensa potrebbe essere utile per dare il buon esempio ad altri paesi attualmente in lotta tra loro.

Qualche giorno dopo Glasgow, i due leader mondiali hanno avuto un faccia a faccia virtuale durato quasi quattro ore, durante il quale tra le altre cose, hanno convenuto sull’obiettivo principale di questo nuovo dialogo: evitare che la competizione si trasformi in un conflitto. L’interruzione delle comunicazioni internazionali che si protrae ormai dalla presidenza Trump è stata considerata dannosa e controproducente e, pertanto, sia la Cina che gli Stati Uniti dovranno rinnovare gli sforzi per trovare punti di accordo sulle principali questioni di attrito, per poi  finalmente cooperare sulla riduzione tempestiva delle loro emissioni.

dialogo USA-Cina
Foto di LaPress.ca

Quali sono i contenuti della telefonata?

Il “vertice” Biden-Xi ha mostrato subito toni amichevoli e ha toccato diversi temi irrisolti. Le due potenze sono consapevoli del fatto che la prima mossa per migliorare le loro relazioni bilaterali deve riguardare il commercio. La “guerra dei dazi”, iniziata nell’era Trump e di fatto perpetrata con la nuova amministrazione, ha causato molte perdite economiche alla Cina e tuttora, i dazi americani colpiscono 370 miliardi di prodotti cinesi, alterando anche i mercati a livello globale. In vista della scadenza del primo accordo firmato a gennaio 2020 per regolamentare gli scambi al 31 dicembre, i due paesi dovranno fare di più.

Le prime prove di disgelo dimostrano che non sembrano esserci i presupposti per un accordo sulla questione di Taiwan, che provoca tensioni nel mar cinese meridionale, e sulle violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjang, nel Tibet e ad Hong Kong. Su queste ultime, l’amministrazione statunitense ha deciso di utilizzare parole meno dure rispetto al passato, comunque ribadendo le sue preoccupazioni. Riguardo invece l’interesse di Xi Jinping sulla riunificazione della Cina con Taiwan, il presidente Biden si è espresso in maniera dura. Egli ha messo in guardia il suo il leader cinese da “azioni unilaterali che cambino lo status quo e minino la pace e la stabilità nella regione”. Sta quindi a Pechino la scelta di proseguire con le azioni nella direzione imboccata oppure se convertirla in una questione di propaganda per non dover affrontare anche gli americani presenti nella regione.

USA VS Cina
Foto di EveryeyeTech

L’ambiente

L’impegno sull’ambiente – per il momento puramente simbolico e non vincolante – sarà strettamente legato all’andamento generale dei rapporti USA-Cina, relativi soprattutto al commercio ma anche a questioni di sicurezza geopolitica regionale e globale. Il nuovo dialogo potrebbe infatti toccare argomenti molto cari agli Stati Uniti, come il contenimento di missili balistici della Corea del Nord e il programma nucleare iraniano, che oggi dipendono dalle influenze diplomatiche -ma soprattutto economiche-  del colosso cinese. In ogni caso, considerando il peso in termini di emissioni che entrambi i paesi producono all’anno, si evidenzia un enorme passo in avanti.

La dichiarazione congiunta, siglata durante l’ultima Conferenza sul clima, comprende:

  • un impegno a contenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi, prevedendo l’adozione di azioni climatiche più decise ed ambiziose per gli anni Venti di questo secolo;
  • una serie di sforzi individuali per accelerare la transizione verso un’economia globale netta zero;
  • una futura cooperazione sulla riduzione delle emissioni di gas serra, sulla massimizzazione dei benefici sociali della transizione, sulle politiche di decarbonizzazione ed elettrificazione, sull’implementazione di tecnologie ed infine sull’economia circolare.

Dall’analisi dei recenti risvolti, appare chiaro che questo nuovo dialogo nascente dalle questioni climatiche non è frutto di uno slancio al multilateralismo ma il risultato di un attento calcolo sui costi e benefici che la cooperazione può portare alla sicurezza nazionale. Da un lato, gli Stati Uniti hanno bisogno di contenere le tensioni per confermare il loro ruolo di egemone nel panorama mondiale. Dall’altro, la Cina vuole accrescere il suo potere commerciale per sfidare l’ordine globale. Permane quindi la competizione tra le due potenze, che si mostrano allo stesso tempo attente a non alterare troppo gli equilibri al fine di non cadere in una guerra vera e propria. Per fortuna, quest’ultima ipotesi risulta al momento scongiurata.

Pubblicato da Lucrezia Pagano

Studentessa magistrale in relazioni internazionali, appassionata di geopolitica ed ambiente. Cerco di dare il mio contributo nel quartiere attraverso il volontariato. Facendo parte della GenZ, mi impegno con e per i giovani perché siano ben informati su ciò che accade nel mondo.