Abbiamo chiesto a “Meteo Centro Italia” cosa succede in Sicilia

Abbiamo chiesto a “Meteo Centro Italia” cosa succede in Sicilia

‘’Io non ho mai visto una cosa del genere, l’acqua si stava portando via la macchina’’;
‘’Non lo so, non si possono quantificare i danni. Ci sono, ma la colpa non sappiamo di chi è […]’’

Queste le affermazioni di alcuni intervistati dopo l’alluvione che dal 25 Ottobre ha colpito la Sicilia orientale.
”La pioggia caduta dalla notte supera i 115 millimetri, un dato che registriamo di solito in 8-9 mesi”, dice il Sindaco di Augusta Giuseppe di Mare. I picchi pluviometrici variano da zona a zona, ma in media parliamo di 200-300mm di acqua, a fronte dei 600mm annui, e venti che hanno toccato i 100 km/h.

Con l’arrivo del medicane Apollo, i cittadini sulla punta dello stivale (soprattutto sulle coste ioniche) si sono ritrovati in ginocchio. Lo spavento, la rabbia e la preoccupazione hanno, giustamente, invaso i loro cuori. I Carabinieri di Catania hanno reso pubbliche le immagini dall’elicottero: vediamo fiumi di detriti, macchine accatastate l’una sull’altra o sepolte in un mare d’acqua fangosa. Le vittime sono tre, conferma la Protezione Civile. A Caltagirone è crollata la porzione laterale di un ponte e ottanta famiglie erano rimaste isolate a causa dell’esondazione del torrente Porcaria, ad Augusta. I Vigili del Fuoco sono stati costretti a salvare le persone con i gommoni. Davanti a questa furia della natura c’è chi si chiede se questa diventerà la nuova realtà; se, andando avanti, dovremmo aspettarci sempre più episodi simili, così violenti e destabilizzanti.

Quanto, la crisi climatica, ha impattato in questo episodio?
Ma soprattutto, come ha fatto ad originarsi un ciclone così travolgente? Scopriamolo grazie all’aiuto dei ragazzi di Meteo Centro Italia.

Colpa della crisi climatica?

Come ci spiegano i meteorologi di Meteo Centro Italia: ”I TLC (tropical like ciclone), anche detti Mediterranean-Hurricane, sono un fenomeno alquanto insolito per il nostro clima e le nostre latitudini, ma comunque possibile soprattutto nel periodo autunnale. La loro formazione è, infatti, strettamente legata alla temperatura superficiale dell’acqua del mar Mediterraneo. Questo, qualora al termine del periodo estivo si presenti molto caldo, sopra la media del periodo, funge da energia per la formazione di vasti sistemi depressionari. Maggiore è il calore superficiale dell’acqua, maggiori saranno i moti convettivi dell’aria, che sono alla base della formazione di sistemi temporaleschi di forte intensità.

Nell’ultimo decennio è capitato soventemente di poter ammirare tali sistemi nel Mar Mediterraneo meridionale e tutti avevano le caratteristiche che li definiscono: una struttura circolare che rende evidente l’occhio del ciclone, venti superiori ai 100 km/h, con diametro di circa 300 km.
Anche se non sono paragonabili a quelli dell’Oceano Atlantico rimangono comunque fenomeni estremi che esistono anche qui, e vanno trattati con tutto il “rispetto” che ne consegue.

La struttura del ciclone ha assunto caratteri tipici di un ciclone tropicale, con un cuore caldo e una struttura barotropica.
Da qui la sigla TLC, ovvero ciclone simil tropicale, avente quindi caratteristiche paragonabili alle tempeste di origine tropicale come anche gli uragani.

Nel mediterraneo tali eventi sono rari, ma possono comunque accadere, all’incirca ogni due anni, tra agosto e gennaio, con massima frequenza nel periodo autunnale.
In rari casi queste piccole ma insidiose tempeste, possono raggiungere l’intensità di un uragano di Cat 1, su una categoria che arriva fino a 5 in base all’intensità del vento.
Il grado di incertezza in tali casi risulta molto elevato e valutare l’esatta traiettoria di questi vortici è un’impresa assai ardua, per tanto variazioni di traiettoria e intensità sono comunque possibili”.

Quindi, da una parte avremmo dovuto aspettarcelo visto il record di temperature di quest’estate, dall’altra sono comunque dei fenomeni meteorologici che (seppur rari) possono presentarsi in Italia. La giusta domanda sarebbe allora: perché non eravamo pronti?

La risposta della Politica

Dalla politica sentiamo sempre le solite parole:

“È cambiato il clima, deve cambiare l’approccio che la politica e la scienza devono avere con il territorio. Dobbiamo chiedere al governo centrale la possibilità di esaminare l’ipotesi di un piano straordinario per la Sicilia con una dotazione di 3 miliardi di euro”.

Così racconta Nello Musumeci, Presidente della regione Sicilia.
Non mancano inoltre i discorsi di vicinanza del Presidente del Consiglio Mario Draghi a tutti i cittadini colpiti da tale calamità, il quale esprime la propria vicinanza alle famiglie delle vittime. Anche Luciana Larmogese, Ministro degli Interni, ringrazia l’impegno dei Vigili del fuoco: più di 180 uomini – alcuni dei quali provenienti da altre regioni – nella sola provincia di Catania hanno effettuato oltre 600 interventi.
È invece molto condivisibile la visione di Sergio di Marco – Presidente della Società italiana di Geologia ambientale – il quale afferma: “Le mutate condizioni del clima, che hanno trasformato eventi meteorologici eccezionali a cadenza pluridecennale in eventi frequenti che si manifestano anche più volte l’anno, richiedono un ulteriore sforzo e una progettazione che non sia solo di tipo emergenziale”.

Non è il primo disastro naturale di quest’anno

Perché bisogna sempre aspettare una qualche catastrofe per rendersi conto della situazione precaria in cui ci troviamo? Non è possibile continuare ad aggiustare ciò che è rotto da tempo: sarebbe come provare a costruire un castello di sabbia in mezzo al mare. Si dovrebbe risalire alla radice del problema, che in questo caso ha solo rafforzato l’episodio meteorologico: la crisi climatica.
Il clima cambia, e noi cosa stiamo facendo per arginare questa crisi?

Nel luglio 2021 diverse regioni del Belgio, della Germania, dei Paesi Bassi, del Lussemburgo, dell’Austria e dell’Italia sono state colpite da inondazioni.  Oltre 180 vittime.

“Immagini spettrali”
“C’è bisogno di una politica che tenga più in considerazione la natura e il clima, di quanto abbiamo fatto negli ultimi anni”.
Angela Merkel.

Agosto 2021, l’Italia è in fiamme, come anche la Grecia, la Turchia e la Spagna: dal Centro al Sud, ettari ed ettari di vegetazione divorati dal fuoco.
“La prevenzione e il controllo sono fondamentali, così come lo è la manutenzione dei territori”, dice Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica. Eppure, eccoci ancora a parlare dell’ennesima catastrofe e di crisi climatica.
Dov’è, allora, la prevenzione? Dov’è il controllo di cui tutti parlano?

Non è giusto che a pagare dell’inattività dei nostri governi siano sempre i cittadini, perché non basta semplicemente stanziare miliardi per sentirci al sicuro, perché a quanto pare non lo siamo. Non è giusto perché le soluzioni ci sono, ma i governi internazionali non le mettono in pratica.
La Cop26 è iniziata da pochi giorni a Glasgow, e si spera bene che con l’ennesimo disastro naturale, chi di dovere si metta a lavoro, e subito; perché qui stiamo con l’acqua alla gola.

Pubblicato da Ludovica Luciano

Ludovica Luciano, nata nel 2000 e innamorata della Natura sin da tenera età. Studentessa di Scienze Naturali e volontaria a tempo perso, scrivo per fare la differenza e rendere giustizia in nome dell’ambiente.