Ottobre Rosa: l’importanza della prevenzione contro il tumore al seno

Ottobre Rosa: l’importanza della prevenzione contro il tumore al seno

Ogni anno, in occasione del mese di ottobre, un nastro di colore rosa ci ricorda l’appuntamento con la prevenzione del tumore al seno, oggi ancora prima causa di mortalità femminile in Italia in ambito oncologico. Sono state diverse le iniziative su tutto il territorio nazionale che hanno animato “Ottobre Rosa”, tra cui eventi informativi e sportivi, giornate dedicate, edifici simbolo illuminati e l’offerta gratuita di esami diagnostici.

I dati del tumore in Italia

I dati più recenti, pubblicati nel report I numeri del cancro in Italia 2020 a cui hanno collaborato l’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e l’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), mostrano un’incidenza in lieve aumento (+0,9%) tra le donne più giovani. Soltanto nel 2020 le nuove diagnosi di tumore registrate sono state quasi 55.000.

L’incidenza stimata tra la popolazione femminile, quindi, è di circa 1 donna su 8. Per contro, i dati sulla mortalità sono sempre più bassi (-6% nel 2020 in confronto all’anno 2015) grazie alla diagnosi precoce e alle nuove possibilità terapeutiche, che hanno permesso di migliorare il tasso di sopravvivenza a 5 e 10 anni dalla diagnosi.

Nastro rosa incompleto: simbolo per Ottobre rosa 2021
Nastro rosa incompleto: simbolo per Ottobre rosa 2021

Nonostante le prospettive rassicuranti sono ancora tante le donne che si ritrovano ad affrontare forme aggressive della malattia (tra cui il triplo negativo, le forme metastatiche, etc.), le quali non sempre trovano nella medicina trattamenti efficaci. Proprio a loro si è voluto dedicare il simbolo di quest’anno, un nastro rosa incompleto, nella speranza che un giorno la parte di nastro mancante possa essere ricucita.

Fattori di rischio: quali sono i soggetti maggiormente predisposti?

La popolazione che presenta una più alta probabilità di sviluppare una neoplasia mammaria porta con sé alcuni fattori di rischio non sempre modificabili (come il sesso, l’età, la familiarità per tumore o l’ereditarietà acquisita per specifiche mutazioni genetiche). Le donne con più di 50 anni rimangono la categoria più colpita.

Il discorso, però, rimarrebbe incompleto se non si facesse riferimento al sesso maschile: il tumore della mammella, infatti, è una patologia presente anche nella popolazione maschile, sebbene con un’incidenza (nuovi casi/anno) nettamente inferiore. Le stime AIURTUM-AIOM contano circa 500 nuove diagnosi ogni anno. I due elementi responsabili di questa importante differenza riguardano, da un lato, la minor quantità di tessuto mammario che costituisce il seno maschile e, dall’altro, la minor esposizione agli stimoli ormonali di natura estrogenica.

Per quanto riguarda le forme ereditarie, circa la metà di esse è attribuibile a mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2, le quali si associano anche al tumore dell’ovaio. Altri fattori di rischio sono correlati a menarca (prima mestruazione) precoce (<12 anni), menopausa tardiva (>55 anni), una storia ostetrica di mancate gravidanze e alcune terapie ormonali (tra cui la pillola anticoncezionale).

Tra i fattori modificabili, invece, troviamo gli stili di vita traducibili in abitudini e comportamenti: dieta deficitaria in frutta e verdura con una prevalenza di grassi e zuccheri, consumo di alcool, sovrappeso, obesità e inattività fisica.

La prevenzione inizia adottando stili di vita sani

La prevenzione è tra le risorse più potenti a cui ci si può affidare per fronteggiare la malattia. Gli interventi di prevenzione, infatti, consentono di educare la popolazione riguardo i comportamenti più utili da adottare ai fini della riduzione del rischio oncologico (prevenzione primaria), ma consentono anche di fare diagnosi precoce della patologia con la possibilità di intervenire ad uno stadio ancora iniziale del tumore (prevenzione secondaria).

Gli stili di vita hanno un impatto accertato sulla probabilità di sviluppare una neoplasia mammaria. Ragione per cui è raccomandato associare alla tipica dieta mediterranea una regolare attività fisica ed un controllo attento del proprio peso corporeo. Il consumo di bevande alcoliche andrebbe evitato o comunque limitato.

L’individuazione dei fattori di rischio individuali, personali e familiari, risulta indispensabile affinché le donne con rischio aumentato possano ricevere un’attenzione maggiore ed iniziare più precocemente i controlli medici. È fondamentale, inoltre, sensibilizzare la popolazione femminile a sottoporsi a visite del seno annuali con uno specialista e ad effettuare gli esami diagnostici previsti dai programmi di screening regionali. Lo screening prevede l’offerta attiva di una mammografia gratuita a tutte le donne a partire dai 50 anni d’età, da ripetere ogni 2 anni. In alcune Regioni si sta sperimentando un ampliamento dello screening alla fascia d’età 45-49 per valutarne i benefici in termini preventivi.

Un altro esame utilizzato è l’ecografia, generalmente impiegato per studiare i seni delle più giovani o a supporto della mammografia per approfondire la natura di noduli sospetti. Nei programmi di screening, però, non c’è ragione che giustifichi la sostituzione della mammografia con l’esame ecografico.

L’autopalpazione è il primo gesto per prendersi cura del proprio seno

Cos’è l’autopalpazione o autoesame del seno?

Un importante gesto di prevenzione rimane l’autopalpazione del seno. Quest’ultima dovrebbe essere insegnata a tutte le donne e praticata a partire dai 20 anni, per imparare a conoscere il proprio seno, individuarne le normali strutture sottocutanee e rilevarne eventuali alterazioni morfologiche, trasformazioni nella consistenza o secrezioni anomale. Va ricordato, però, che l’autopalpazione non ha valore diagnostico, rimanendo, ad ogni modo, uno strumento in grado di segnalarci anormalità da poter rendere note al proprio medico.

Quando andrebbe eseguito?

È consigliabile eseguirlo una volta al mese, preferibilmente scegliendo un giorno preciso da rispettare secondo calendario. Le donne in menopausa possono effettuarlo in qualsiasi giorno del mese, mentre le donne in età fertile dovrebbero evitare alcune fasi del ciclo mestruale in cui il seno potrebbe risultare più teso, turgido e dolente per l’influsso degli ormoni. Il periodo finestra raccomandato è compreso tra il 7° e il 14° giorno. Le donne in gravidanza o che allattano dovrebbero tener conto che le caratteristiche della ghiandola mammaria si modificano significativamente.

Come si esegue?

Prima di iniziare è necessario predisporre un ambiente caldo e intimo (un momento ideale potrebbe essere durante o dopo la doccia). Si inizierà, quindi, con la fase dell’ispezione, per poi proseguire con l’autoesame palpatorio dei tessuti mammari, del cavo ascellare di destra e quello di sinistra, da associare sempre anche ad una spremitura di entrambi i capezzoli. La donna dovrebbe potersi rivolgere ad un’ostetrica, un ginecologo o un senologo per essere istruita, evitando il fai da te. Di seguito, un breve video istruttivo realizzato da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

Dare un nuovo significato ai segni della malattia

Il tumore del seno è una patologia che può alterare in maniera significativa l’immagine e la percezione del proprio corpo, impattando sul benessere psicofisico della persona e minando la sua autostima, con possibili ripercussioni anche in ambito relazionale. I trattamenti chirurgici di mastectomia o di quadrantectomia, in particolar modo, possono modificare l’aspetto estetico del seno, oltre che lasciare il segno indelebile delle cicatrici. Alcune donne vivono il risultato dell’intervento come una vera e propria mutilazione che ha tolto loro il piacere di guardarsi.

Il disagio psicologico che ne deriva non dovrebbe mai essere trascurato o minimizzato rispetto alla funzione terapeutica della chirurgia. Per questo motivo, i trattamenti di ricostruzione mammaria sono entrati a far parte dell’intero processo di cura, divenendo, a tutti gli effetti, prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Ma esistono anche soluzioni non chirurgiche pensate allo stesso scopo, ovvero alleviare il più possibile la sofferenza dovuta ai cambiamenti che la malattia ha portato con sé. In alcuni casi, infatti, la ricostruzione mammaria non è una soluzione realizzabile. Lo scorso 3 marzo, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato una normativa che prevede lo stanziamento di un fondo da 180 mila euro da destinare alle donne che vorranno ridare nuova vita ai segni della malattia attraverso un tatuaggio medicale. Questi ultimi sono stati pensati per ricostruire il complesso areola-capezzolo con la dermopigmentazione o con tecniche in grado di restituire tridimensionalità, oppure per abbellire le cicatrici con dei disegni.

Questo speciale finanziamento coprirà il triennio 2021-2023 e nasce dall’osservazione dei dati sull’incidenza del tumore nella Regione Lazio, che contano più di 5.100 diagnosi all’anno, e dalla stima del numero di interventi di chirurgia radicale o parziale per numero di casi diagnosticati. Alcune Regioni, tra cui Friuli Venezia Giulia e Veneto, hanno persino ottenuto l’inserimento dei tatuaggi medicali nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).

Qualsiasi modalità si scelga, l’opportunità di sentirsi di nuovo a proprio agio nel proprio corpo non dovrebbe essere mai ignorata. Perché ogni processo di cura non si ferma alla sola guarigione clinica della malattia, ma si nutre di un bisogno ben più profondo: la guarigione dell’anima.

Pubblicato da Martina Zazza

Classe 1997. Sono un’ostetrica che crede fortemente nel bisogno di fare continua divulgazione scientifica e buona informazione per migliorare l’approccio delle persone alla propria salute sessuale e riproduttiva. Odio i tabù legati alla sessualità quindi scrivo per abbatterli.