Nascita, evoluzione e criticità del matrimonio LGBT nel mondo

Nascita, evoluzione e criticità del matrimonio LGBT nel mondo

Il riconoscimento del matrimonio omosessuale fa parte dei temi caldi degli ultimi decenni. Il dibattito non è scevro da pregiudizi ideologici che concepiscono l’istituto matrimoniale come esclusivamente riconducibile alla “famiglia tradizionale“. Senza contare che gli istituti giuridici sono creature che il legislatore è tenuto a plasmare seguendo il flusso dell’evoluzione sociale, il riconoscimento legale di una nuova forma “comunione di vita” non è da tale da scalzare quella fino a quel momento predominante. Le coppie omosessuali sono delle realtà, non dei mostri mitologici. Un riconoscimento giuridico non solo è solo condivisibile, ma inevitabile.

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Torta nuziale a tema LGBT esibita attivisti gay nel 2010, Lisbona

Matrimonio come diritto inviolabile

La prima domanda che dobbiamo porci è: il diritto al matrimonio è un diritto inalienabile di qualunque individuo umano? Se la risposta fosse positiva, allora estendere l’operatività di tale istituto anche a coppie non formate da infinite categorie di successori di Adamo ed Eva non sarebbe problematico. Se fosse invece negativa, occorrerebbe identificare una ratio convincente che giustifichi l’inapplicabilità di tale istituto alle coppie omosessuali.

L’art. 16 della Dichiarazione Universale dei diritti umani dispone che “Uomini e donne maggiorenni raggiunta l’età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione“. L’art 8 della Convenzione europea sancisce il diritto di ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza.

Disposizioni normative di ampio respiro, comprensibili in contesti internazionali dove unificare tradizioni di diversi stati e orizzonti culturali in materia resta impresa ardua.

 

Il matrimonio come istituto giuridico

Partiamo dalle origini. Il termine “matrimonium” deriva dal latino “mater” (madre) e “munus” compito, e nasce in età romana. Il suo effetto giuridico principale era quello di riconoscere come legittimi i figli nati dall’unione, specialmente a fini successori. Sostanzialmente dunque il matrimonio funge da convenzione per organizzare dal punto di vista del diritto una serie di situazioni soggettive che scaturiscono dalla scelta, teoricamente libera, di una donna e un uomo di unirsi.

Aldilà del fatto che il matrimonio come istituto giuridico è stato contaminato non ingiustamente con significati allegorici e cattolici, è inevitabile allora trovarci difronte ad un istituto di natura difficilmente inquadrabile, o tutt’al più bicefalo. È esattamente quello che accade oggi in Italia, con il matrimonio concordatario, disciplinato dal diritto canonico, e il matrimonio civile, disciplinato dalle norme di diritto comune. Ma l’effetto giuridico è comune. Le dinamiche della coppia si modificano e diventano di altra natura, il regime patrimoniale cambia, la residenza è residenza familiare, i coniugi diventano successori legittimi l’uno dell’altro e vantano diritti inalienabili sul patrimonio dell’altro. Emergono inoltre una serie di doveri come quello di fedeltà, di collaborazione, di assistenza reciproca. Ed è un vincolo che, comunque, può essere reciso. Anche quando il legislatore introdusse il divorzio dovette assimilare una coscienza sociale rinnovata che ormai non concepiva più il matrimonio come vincolo perpetuo ed inscindibile.

La famiglia “tradizionale” e le principali obiezioni al matrimonio egualitario

Oggi il concetto di “famiglia tradizionale” fa acqua da tutte le parti. E questo prescinde da eventuali valutazioni di merito sulla stessa opportunità di tale definizione. Che la famiglia sia sempre stata composta da uomo e donna soprattutto perché l’unione eterosessuale è l’unica che consente la procreazione, è un indiscutibile dato biologico.

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Corteo in occasionale del Family Day

Il punto è che si pretende di dare carattere assoluto alla tradizione, che per sua natura è mutevole e relativo. Essendo il concetto di tradizione insito nella società stessa, è plasmabile a seconda dei mutamenti di quest’ultima, che per natura è in evoluzione costante. Essendo la stessa società umana fisiologicamente variegata, è assolutamente possibile ritenere che non ci sia un’unica e definitiva tradizione ma esistano infinite tradizioni rappresentative di gruppi umani diversi.

Nella stessa sentenza n.138\2010 la Corte costituzionale ha affermato che la famiglia  “non costituisce una struttura cristallizzata, ma si modifica di pari passo alle trasformazioni della società, dei costumi e dell’ordinamento giuridico”. L’istituto del matrimonio, radicato nella tendenza sociale e biologica degli uomini di unirsi, è durato perché è utile. Così come l’istituto della successione, o del contratto, a sua volta evolutisi ed arricchitisi.
Se il matrimonio è nato per disciplinare giuridicamente l’unione di un uomo e una donna cosa dovrebbe fare il legislatore se nella società spuntano, ad un certo punto, unioni, affinità, comunioni non eterosessuali?

Partiamo da due obiezioni ricorrenti che giustificano, secondo alcuni, il mancato riconoscimento delle famiglie omosessuali.

La prima è: solo un uomo e una donna possono procreare. Ma nella realtà sociale, sappiamo che il matrimonio non è presupposto automatico della procreazione. E che, anzi, il non riuscire a scindere i due aspetti porta a degenerazioni sicuramente meno condivisibili,  pensiamo ai matrimoni combinati o precoci. Ci sono coppie non sposate con figli, ci sono famiglie monogenitoriali, ci sono coppie sposate ma che non hanno e non avranno (per scelta o per necessità) figli. Ci sono coppie sposate che hanno figli provenienti da matrimoni e unioni diverse, ci sono coppie sposate che hanno figli adottivi o avuti con metodi tutt’altro che naturali (fecondazione assistita). Lì ci sentiremmo di catalogare famiglie di serie A o serie B?

Molti utilizzano la religione, dicendo che per la religione cattolica l’unico matrimonio possibile è quello tra uomo e donna. Dobbiamo però ricordare che per quanto la religione sia storicamente istituzionalizzata (e questo è, tra l’altro, una peculiarità tutta cattolica) resta un fenomeno che riguarda il “foro spirituale”. E che, ad oggi, non esistono più (almeno in Occidente) le teocrazie. La sfera del diritto e della religione sono nettamente separate. In chiesa, che è luogo adibito specialmente per l’esercizio del culto cattolico, è giusto che determinati comportamenti non vengano praticati, e che se ne impongano invece altri, ammessi da chi sposa quel credo. Altro è però la comunità sociale, ed altro è il diritto positivo, che dovrebbe essere quanto più possibile depurato da valutazioni non oggettive e sostanziali.

Alcuni sostengono che “per una minoranza non si dovrebbe cambiare il mondo”, o che semplicemente sia inutile. Tuttavia i vuoti normativi sono sempre inammissibili. In diritto non si ragiona con le proporzioni né con le statistiche, soprattutto in uno Stato sociale, dove il minore intensifica la tutela, e non viceversa.

La Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta, nel 2003, sul caso di un cittadino austriaco un omosessuale, Karner, che aveva designato quale erede il proprio partner. Il compagno però, alla morte di Karner, si vide negare il diritto all’eredità. La Corte ha dovuto ragionare per analogia. Ha stabilito infatti che la coabitazione di partner dello stesso sesso ha il medesimo valore della coabitazione non registrata, riconosciuta in Austria per le coppie eterosessuali. Se però il caso di specie non avesse consentito di applicare la norma contigua per analogia, il soggetto si sarebbe visto privato dell’eredità del partner defunto nonostante avesse convissuto con lui per anni ed anni.

Primo matrimonio tra persone dello stesso sesso, in Olanda nel 2001

Matrimonio egualitario

Ricordando il discorso fatto prima riguardo l’adattamento degli istituti tradizionali alle nuove realtà sociali, il matrimonio egualitario ne è sempre l’esempio concreto. Si intende per matrimonio egualitario il matrimonio aperto alle coppie a prescindere dal sesso. Attualmente, questo istituto è legale in 29 paesi del mondo, prevalentemente europei, ad eccezione del Taiwan, Uruguay, Costa Rica, Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Ecuador, parte del Messico, Canada e Brasile.

Il Canada è stato il primo paese extra-europeo a legalizzare questo tipo di unione, con una riforma definita Civil Marriage Act. All’entrata in vigore della riforma, le coppie dello stesso sesso potevano però già contrarre matrimonio in otto province su dieci.

Da approfondire è il caso del Taiwan, da definire, con qualche forzatura, la culla orientale del movimento LGBT.  Lo stesso Taiwan Pride del 2019 ha visto la partecipazione di più di 200.000 persone, diventando la manifestazione a tema LGBT tra le più grandi ed importanti del continente. La corte costituzionale nel 2017 dichiarò che non consentire alle coppie omosessuali di contrarre matrimonio è incostituzionale. Il legislatore ha risposto con una legge emanata il 7 maggio del 2019, essendo il primo paese a legalizzare in Asia i matrimoni omosessuali.

In Europa sono stati i Paesi bassi il primo paese ad estendere il matrimonio anche alle coppie omosessuali, precisamente il 1 Aprile 2001. Lo stesso ministro olandese, Mark Rutte, ha dichiarato che un re o una regina non devono abdicare se sposano una persona dello stesso sesso.
Nel caso dell’Irlanda l’allargamento del matrimonio è avvenuto mediante voto popolare.
In Spagna, stato fortemente cattolico, il matrimonio tra persone dello stesso venne dichiarato legale il 30 giugno del 2005 con la legge 13\2005.

Altro caso è quello del Sudafrica,  definito come “un paradiso per i gay africani”. Il 30 novembre 2006, dopo una sentenza della corte costituzionale, sono state introdotte le unioni civili (sebbene dal titolo la normativa prevedeva il matrimonio egualitario). Nonostante questo, in quegli anni, a livello sociale l’omosessualità era tutt’altro che sdoganata. Un sondaggio del 2008 aveva infatti rilevato che l’84% dei sudafricani aveva dichiarato che il comportamento omosessuale è sempre assolutamente sbagliato. A distanza di nove anni, però, lo scenario si è completamente ribaltato. Nel 2017 infatti, in un sondaggio condotto da LGA, il 67% dei sudafricani ha convenuto che le persone omosessuali, lesbiche e bisessuali dovrebbero godere degli stessi diritti delle persone etero, mentre il 17% non è d’accordo.

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Matrimonio omosessuale in Sudafrica

In Brasile non è stata emanata una legge specifica in materia. Tuttavia, nel maggio 2013 il Consiglio nazionale di giustizia (Cnj), organo di controllo dell’autonomia del potere giudiziario, ha stabilito che gli uffici pubblici che rilasciano le licenze per il matrimonio civile non potranno più rifiutarsi di autorizzare anche le nozze fra persone dello stesso sesso.

Un altro spunto interessante potremmo ricavarlo dalla sent.1164\2007 della Corte costituzionale tedesca, secondo cui la tutela del matrimonio non giustifica la differenziazione tra coppie eterosessuali ed omosessuali in materia matrimoniale. A partire dal 1 ottobre del 2017, infatti, in Germania sono state abrogate le unioni civili e gli omosessuali possono contrarre normalmente matrimonio.
Mediamente quindi risulta centrale l’impulso degli organi giurisdizionali, in particolare quelli di garanzia costituzionale, che si fanno portavoce dei cambiamenti sociali ancor prima che il legislatore ne prenda atto e le metta su carta.

Primo matrimonio gay fra due agenti di Polizia in Spagna

Le unioni civili

Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di riconoscimento giuridico di coppie a cui viene riconosciuto uno status giuridico analogo a quello conferito dal matrimonio.

In Italia, dal 5 giugno del 2016, tale istituto è stato introdotto dalla legge Cirinnà, dal nome della ministra Monica Cirinnà, prima firmataria. Il testo finale, numerose volte emendato, prevede la possibilità per le coppie omosessuali (riconosciute come “formazione sociale rilevante” ai sensi dell’art.2) di unirsi civilmente, ma senza la facoltà dell’unito di adottare il figlio biologico del partner dello stesso sesso, e non contemplando il dovere di fedeltà coniugale. Risulta inoltre estremamente più facile sciogliere un’unione civile, cosa che, come l’assenza del dovere di fedeltà, sottolinea un’a-prioristica concezione del vincolo omosessuale come meno intenso e duraturo.

Una significativa svolta d’opinione era già avvenuta con la sentenza della Cassazione del 4184/2012, che ha sottolineato due punti essenziali:
1. La differenza di sesso non è più da considerare quale elemento naturalistico del matrimonio.
2. In alcuni casi, le coppie omosessuali hanno diritto di chiedere al giudice lo stesso trattamento riservato alle coppie eterosessuali.
3. I componenti della coppia omosessuale, a prescindere dall’intervento del legislatore in materia, sono titolari del diritto alla vita familiare, del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni.

Prima unione civile tenutasi a Roma

In Svizzera, il parlamento aveva approvato nel 2004 una legge che aveva introdotto “l’unione domestica registrata”, specifica per le coppie omosessuali. La legge garantiva alle coppie omosessuali gli stessi diritti delle coppie eterosessuali unite in matrimonio, eccetto l’adozione di bambini e la fecondazione in vitro. Dal 26 settembre 2021, però, anche la Svizzera ha introdotto il matrimonio egualitario. Stessa cosa è avvenuta in Cile, dove le unioni civili furono legalizzate il 28 gennaio 2015. Il 21 luglio 2021, però, il Senato ha approvato il disegno di legge relativo al matrimonio egualitario.

In Croazia le unioni civili sono legali dal 2013. Ma a seguito di un referendum del 2013, il matrimonio egualitario risulta praticamente incostituzionale.

 

Paesi dove il matrimonio non è riconosciuto

Dobbiamo infelicemente constatare che il problema di conferire uno status giuridico alle coppie omosessuali è un argomento che appartiene sostanzialmente alle moderne democrazie occidentali. In Oriente gli unici paesi aventi leggi in materia di unioni tra persone dello stesso sono Taiwan (come abbiamo già visto) ed Israele.

In Israele manca del tutto l’istituto del matrimonio civile, in quanto il matrimonio è sottoposto alle autorità religiose. Grazie ad una decisione della Corte suprema del 2006, però, sono riconosciuti i matrimoni omosessuali contratti all’estero. Alcune città, come Tel Aviv, alle coppie omosessuali sono riconosciuti gli stessi diritti assistenziali previsti per le coppie eterosessuali.

Ma neanche in Polonia esiste una legge che conferisca un qualche riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali. E la Costituzione è lapidaria: l’articolo 18 definisce il matrimonio come “l’unione di un uomo e di una donna”. Ciò non ha impedito a Jakub e David, due polacchi sposatisi a Madeira (Portogallo) di chiedere la trascrizione del proprio matrimonio allo stato civile polacco. Il tribunale amministrativo provinciale di Varsavia ha assecondato la richiesta ritenendo che l’art.18 non costituisce un dogma per evitare il riconoscimento di unioni non riconducibili al matrimonio tradizionale. Sentenza storica ma che ha scatenato reazioni tutt’altro che anti-dogmatiche. Il sito conservatore w.Politcype.pl ha definito le unioni omosessuali contro natura e le ha equiparate a quelle tra animali.

Lo stesso discorso vale per la Romania, dove addirittura nel 2018 è stato indetto un referendum per introdurre il divieto in costituzione del matrimonio egualitario. La proposta definiva i gay come “perversi pedofili satanici”.

 

Il matrimonio LGBT nelle religioni

È chiaro tra l’altro che sarebbe dall’altro lato controproducente ed irrealistico negare che l’istituto del matrimonio civile è, di fatto, un’invenzione delle moderne democrazie occidentali. Storicamente il matrimonio ha ed ha avuto una serie di contatti molto diretti con il sacro e con il divino. Il giurista romano Modestino definiva il matrimonio come “un consorzio di tutta la vita, retta dal diritto divino e umano”. È possibile trovare un punto di contatto tra le questioni fino ad ora affrontate e la religione?

La Metropolitan Community Church è una comunità internazionale di congregazioni cristiane di ispirazione protestante. Da sempre, essa è particolarmente impegnata nel tentativo di avvicinare alla religione cristiana i membri della comunità LGBT.

Troy Perry, fondatore della Metropolitan Community Church

Storicamente, alcune culture e religioni divenute istituzionali hanno riconosciuto l’amore tra persone omosessuali (es. la Chiesa unita del Canada, la Chiesa Presbiteriana (USA), la Chiesa evangelica luterana del Canada, la Chiesa evangelica luterana in America, la Luterana Chiesa di Svezia, la Luterana Chiesa di Danimarca, la Luterana Chiesa di Norvegia, la Luterana Chiesa nazionale d’Islanda, la Chiesa protestante nei Paesi Bassi ed infine la Luterana Chiesa evangelica in Germania). Nel mondo ebraico, invece, ricordiamo la “Beth Chayim Chadashim”, una moschea fondata nel 1972 a Los Angeles che riconosce e benedice le unioni omosessuali.

E’ chiaro che si tratta di una posizioni non popolari e neanche troppo condivise. E anche in paesi dove il matrimonio omosessuale è legale, spesso si registra un largo dissenso tra i cristiani praticanti. Dal clero poi non giungono certo spesso parole di inclusività. Questo partendo con l’arcivescovo di Cracovia che definì, nel 2019, gli omosessuali come la “nuova peste”.   Ma non serve adesso calcare troppo sull’equazione automatica religione = omofobia e repressione. In nostro soccorso, il Dalai Lama, nel 2014, ha dichiarato in un’intervista ha dichiarato che se una coppia omosessuale lo ritiene, è giusto che contragga matrimonio.

Dunque, è giusto o no riconoscere le coppie omosessuali? Ed è giusto parlare di matrimonio? Dobbiamo però, come detto in principio, distinguere. Le coppie omosessuali sono una realtà di fatto e sono, già soltanto rispetto a cinque anni fa, estremamente più numerose e socialmente accettate ed integrate. Se una società si sdegna di meno davanti ad un atto d’odio che davanti ad un atto d’amore, è la radice ad essere marcia, e non i rami.
Se non si vuole chiamare matrimonio quello tra omosessuali  perché fa specie, lo si chiami “unione civile”, o “culimonio“, come ci ha suggerito il brillante Vittorio Sgarbi in un discorso alla Camera. Comunque sia, l‘assenza di una legge o una legge a metà in materia da parte di uno Stato democratico non è nient’altro che una disparità ingiustificata.

Riflettendo sull’essenza stessa dell’unione matrimoniale, il suo immancabile requisito è la voglia di costruire un progetto di vita comune. Non sussistono ragioni convincenti per escludere tale riconoscimento anche alle coppie omosessuali. E’ davvero così atroce che difronte al celebrante ci siano due Romei o due Giuliette? Sarebbe questo forse sufficiente a farci apparire meno memorabile e profonda la storia d’amore più narrata negli ultimi secoli? Se analizzassimo bene la tragedia shakesperiana capiremmo che essa insegna proprio che l’amore non conosce limiti. E più si tenta di crearne più cerca di abbatterli, anche a caro prezzo.

Pubblicato da Domenico Lubrano Lavadera

Sono Domenico, ho 19 anni e studio Giurisprudenza. Sono un sognatore idealista che nel tempo libero si improvvisa fotografo, scrittore e un po’ di tutto. Mi interesso particolarmente di diritti umani, e di quanto nella nostra società siano, spesso, tutt’altro che garantiti.