Perché lo scioglimento di Forza Nuova rischia di spaccare la maggioranza di govern

Perché lo scioglimento di Forza Nuova rischia di spaccare la maggioranza di govern

L’Italia prosegue la sua lenta e costante uscita dal Covid-19, ma i fatti di sabato a Roma durante la manifestazione contro l’utilizzo del Green Pass spostano l’asse mediale verso il tema dello scioglimento o meno di Forza Nuova. I partiti si dividono e si preparano a discuterne in Parlamento, mentre il governo cerca di prendere tempo e attende di capire quali saranno gli sviluppi. A rischio non c’è solo la maggioranza che sostiene Draghi, quanto piuttosto un pacchetto di riforme necessarie per il futuro del Paese e l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un evento che porta la politica italiana davanti a un bivio dove, alla fine, la strada che si sceglierà di perseguire non potrà più essere cambiata. 

Cosa prevede la Costituzione

La Costituzione vieta la riorganizzazione del Partito Nazional Fascista attraverso la XII disposizione finale, non transitoria visto che questa riguarda il secondo comma che impone limitazioni temporanee all’elettorato attivo e passivo per i gerarchi fascisti. Ma oltre alla disposizione a limitare la possibilità di utilizzo dei metodi fascisti per la lotta politica c’è anche la Legge Scelba del 1952, che prevede lo scattare del divieto non solo come conseguenza ad atti propri dello stile fascista, minacce o violenza, ma soprattutto per il tentativo di soppressione delle libertà costituzionale denigrando la democrazia.

L’assalto alla sede della CIGL permetterebbe l’applicazione dello scioglimento di Forza Nuova, visto l’uso della violenza e, soprattutto, l’aver anche rivendicato l’atto di distruzione della sede del sindacato. Per arrivare però alla definitiva cessazione del partito è necessario un atto politico. Ed è qui che arrivano i rischi maggiori sia per la tenuta della maggioranza che per il futuro lavoro del governo Draghi, impegnato in giornate fondamentali tra il G20 straordinario convocato per la questione dell’Afghanistan e la realizzazione delle riforme necessarie per gli impegni presi con l’Europa e la realizzazione del PNRR. 

Forza Nuova potrebbe infatti essere sciolto tramite la decisione di un giudice penale. Basterebbe anche solo il primo grado di giudizio per mettere il Ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei Ministri, nelle condizioni di confiscare i beni del partito e sciogliere l’organizzazione. Questo tipo di ipotesi si è già verificato nella storia della Repubblica. La prima volta che questa norma venne utilizzata è stato nel 1973 con lo scioglimento di Ordine Nuovo da parte del Ministro Taviani, a seguito della condanna il giorno precedente scattata per il tentativo di riorganizzazione del partito fascista. Evento che si ripeté nel 1976 con Cossiga, che sciolse Avanguardia Nazionale dopo la sentenza del tribunale di Roma che condannava il partito in base alla legge Scelba dopo il fallito tentativo di colpo di Stato, passato poi alla storia con il nome di “golpe Borghese”.

Ultimo caso nel 2000 quando venne sciolto il Fronte Nazionale a seguito di un’indagine della Procura di Verona sui dirigenti del partito. Questi vennero condannati in base alla Legge Mancino del 1993, che vieta la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Enzo Bianco, allora Ministro dell’Interno, decise di sciogliere il partito proprio per il fatto di avere tra i propri obiettivi l’incitamento all’odio e alla discriminazione razziale.

C’è poi una seconda possibilità di scioglimento, che passa direttamente dal governo, che può scegliere di seguire le indicazioni della Legge Scelba e adottare un decreto legge senza dover attendere una sentenza. Una decisione da prendere in casi estremi ed eccezionali che, in questo caso, rischia di mettere in crisi la posizione del Presidente del Consiglio. Questo perché in molti potrebbero avanzare l’ipotesi di scelta partigiana, un accanimento nonostante i fatti di sabato, volto a colpire una specifica fazione politica. La decisione dovrebbe comunque essere discussa in Consiglio dei Ministri e per questo, essendo oggi quest’ultimo composto da una maggioranza che comprende praticamente tutti i principali partiti (eccezion fatta per Fratelli d’Italia), il dibattito inevitabilmente si infiammerebbe.

Il rischio politico derivante da Forza Nuova

Il rischio di paralizzare il governo è alto e non a caso si sceglierà di seguire con il massimo tatto la questione. Nel breve periodo sul tavolo ci sono questioni fondamentali per il destino del Paese, come le varie cabine di regia con i Ministri interessati per il conseguimento dei fondi UE e la realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Proprio il fatto di doversi relazionare con ogni forza politica può diventare punto di non ritorno per Draghi che non vuole correre rischi e attenderà verosimilmente una sentenza. Non si sta tirando a indovinare ovviamente, visto che le parole pronunciate durante la conferenza stampa del G20 straordinario dall’ex Bce sembrano andare in questa direzione: «La questione è all’attenzione nostra, prima di tutto, ma anche dei magistrati che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni. Ora a questo punto stiamo riflettendo».

Parole chiare che fanno capire che qualunque decisione il governo dovrà prendere non sarà presa a caldo. Dover dialogare e mediare tra le parti, visto il clima politico, è sempre stato uno dei grandi vantaggi dell’ex presidente della Banca Centrale Europea, che ha fatto proprio del dialogo e delle decisioni inevitabili un punto di forza del suo governo. Non la pensano allo stesso modo i vari partiti però, che vogliono sfruttare l’occasione anche per affossare i propri avversari. Vedi il centrosinistra, che si è mosso in blocco presentando in Senato una mozione a firma Malpezzi-Parrini che impegna il governo «a dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente adottando i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di Forza Nuova e di tutti i movimenti politici di chiara ispirazione neofascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana». Un’altra mozione simile è stata presentata dal Psi, da Iv e dal gruppo LeU-Misto.

 

Diverso lo spirito del centrodestra, che non è d’accordo con la decisione dei partiti di csx e si muove con una propria mozione che vuole andare a colpire «tutte le realtà eversive». I fronti si compattano, mentre il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, rilancia dichiarando che l’intento del Partito Democratico sia quello di attaccare «il primo partito italiano». Tale dichiarazione risulta vera al momento solo sondaggi alla mano, e non in Parlamento, ma soprattutto il motivo di scontro è evidentemente legato al doversi schierare contro o a favore del gruppo fascista. Una situazione, come spiega il professor Giovanni Orsina all’Huffington Post, che al momento crea «per il PD è una situazione win-win. Per Salvini e Meloni è lose-lose».

Se infatti Letta riuscisse a far condannare al centrodestra i fatti di sabato a Roma sposterebbe l’intero asse politico sul suo piano di gioco, portando a casa una grande vittoria. Allo stesso tempo però, come sembra, qualora non dovessero arrivare parole di condanna su quanto accaduto allora sarebbe evidente il filo che collega alcuni partiti a frange estreme. Per gli stessi motivi appena elencati è ovvio che per il centrodestra qualunque sia la decisione si rischia di uscirne malconci. Senza contare che domenica e lunedì si voterà nelle città a cui si è arrivati al ballottaggio e quanto accaduto non può che favorire una compagine politica piuttosto che l’altra.

Nonostante il 20 ottobre si discuteranno le mozioni presentate dal centrosinistra, la questione non sembra essere sul punto di esser risolta. Il semestre bianco permette maggiore libertà di movimento ai partiti, che dovranno sempre rispondere delle loro azioni, soprattutto quando queste rischiano di colpire l’inquilino di Palazzo Chigi, che è stato chiamato a normalizzare una situazione in cui le vie d’uscita erano poche. La mossa al momento sembra aver funzionato ma serve continuare a lavorare, soprattutto per garantire l’intero importo garantito dal Next Generation EU. Inoltre, l’opportunità di portare a termine riforme che il Paese aspetta da anni è unica. Resta da capire se si voglia sfruttare per davvero o meno.

 

Pubblicato da Lorenzo Giannini

Da sempre affascinato dalle vicende della politica e delle istituzioni. Provo a osservare, interpretare e soprattutto raccontare. L’importante è non fermarsi mai a una prima lettura, le sfaccettature del mondo sono sempre infinite.