L’Italia è il Paese europeo dove si spende di più per il gioco d’azzardo

L’Italia è il Paese europeo dove si spende di più per il gioco d’azzardo

Il settore del gioco legale in Italia è un’industria importante che fornisce lavoro, crea indotto nel territorio e genera una consistente fonte di entrate per l’erario. Tuttavia, il gioco d’azzardo crea numerosi costi sociali di difficile quantificazione, ma senz’altro rilevanti.

Breve storia del gioco d’azzardo in Italia

Inizialmente, tra il 1897 e il 1992, si punta alla limitazione del gioco, essendo visto come un rischio sociale, legale e finanziario. A tal fine Crispi affida al Ministero dell’Interno la vigilanza, la repressione e le sanzioni al gioco illegale.
In questo periodo, però, sono introdotti i primi giochi autorizzati dallo Stato: nel 1863 il Lotto, nel 1946 il Totocalcio, nel 1948 il Totip, le lotterie nazionali. Durante questi anni vengono inaugurate anche le prime case da gioco legali: i Casinò di Sanremo, Venezia, Saint-Vincent e Campione d’Italia.

Banco del lotto a piazza del Biscione a Roma
Banco del lotto a piazza del Biscione a Roma

In una seconda fase, che va dal 1992 al 2002, si ha la deregolamentazione del gioco d’azzardo (avvenuta nel 1992), che attua una riorganizzazione delle autorizzazioni, delle concessioni e della gestione dei giochi. A causa della forte crisi economica, il gioco diviene per lo Stato uno strumento finalizzato a reperire maggiori introiti fiscali necessari a ridurre il debito pubblico.

Nel 1994 viene introdotto il “Gratta e Vinci”, la prima lotteria istantanea che permette di conoscerne immediatamente l’esito. Questo meccanismo ha, però, conseguenze rilevanti sui giocatori, che colpiti da frustrazione e delusione per la perdita, tentano compulsivamente la fortuna acquistando sempre più biglietti.

A partire dal 1997 lo Stato introduce ogni anno nuove offerte di gioco, aumenta il numero delle estrazioni del Lotto e il 3 dicembre nasce il “SuperEnalotto”. Le vendite di questa lotteria aumentano a causa dell’attrattiva delle elevate somme messe in palio e dell’incapacità delle persone di percepire la scarsa probabilità di vincita. Nello stesso anno viene utilizzato per la prima volta il termine “ludopatia” sui giornali.

Dal 2003 lo Stato italiano vuole rendere il gioco d’azzardo un settore economico indipendente, ma è solo con la diffusione di internet e, di conseguenza, con la possibilità di giocare online, che i bookmakers esteri osservano un incremento delle scommesse provenienti dall’Italia. Essi, tuttavia, aggirano il sistema italiano delle concessioni che dichiara illegittima la raccolta di scommesse senza licenza.

Nel 2006, però, attraverso il cosiddetto “Decreto Bersani”, si permette agli operatori esteri di entrare nel mercato italiano del gioco d’azzardo. Si assiste così alla liberalizzazione di tale mercato attraverso l’eliminazione delle concessioni per i giochi online, prevedendo comunque una licenza rilasciata dall’AAMS come strumento di controllo degli operatori del settore.

I numeri del gioco in Italia

L’Italia è il paese d’Europa dove si spende di più per il gioco d’azzardo. La raccolta (cioè l’ammontare delle puntate effettuate dai giocatori) è passata dai 47,5 miliardi del 2008 ai 110,5 del 2019 (il dato considera ovviamente solo il gioco legale, viene quindi tralasciato il sommerso), con una flessione nel 2020 a 88,4 miliardi a causa dello stato di emergenza sanitaria da Covid-19 e delle relative restrizioni commerciali.

Dimensioni del gioco in Italia
Dimensioni del gioco in Italia nel 2020. Fonte ADM.

In seguito alle chiusure delle sale da gioco e delle limitazioni alla circolazione, nell’ultimo anno si è assistito ad un fenomeno in atto già da tempo, cioè il deciso aumento del gioco online rispetto a quello fisico. In base alla relazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nel 2020 il canale online ha superato quello fisico. Questa, però, non è buona notizia per lo Stato, in quanto il comparto fisico ha una tassazione che si aggira intorno al 20%, di gran lunga superiore a quella del gioco digitale che si ferma ad un solo punto percentuale o al massimo all’1,5%.

Raccolta gioco fisico vs gioco a distanza. Fonte ADM.
Raccolta gioco fisico vs gioco a distanza nel 2020. Fonte ADM.

A fronte di una spesa totale di 88,4 miliardi di euro, le vincite redistribuite sono state pari a 75,4 miliardi nel 2020, i giocatori italiani hanno quindi perso circa 13 miliardi di euro. Le perdite del 2020 hanno portato nelle casse dello Stato 7,24 miliardi di euro, mentre la parte residua fa riferimento al fatturato ripartito fra i fornitori del settore.

Contributo all'erario delle diverse tipologie di gioco nel 2020. Fonte ADM.
Contributo all’erario delle diverse tipologie di gioco nel 2020. Fonte ADM.

Un giro d’affari con cifre sbalorditive che raccoglie i propri interessi sotto la Federazione Sistema Gioco Italia (SGI), l’insieme delle imprese e associazioni che operano nel settore del gioco d’azzardo affiliate a Confindustria. Fra gli associati sono presenti: ACMI (Associazione Nazionale Costruttori Macchine Intrattenimento), Assotrattenimento, Federbingo, Federippodromi, Codere Network, Netwin Italia e Sisal Entertainment, questi ultimi tre tutti concessionari di Stato della rete telematica per il gioco.

Le conseguenze del gioco d’azzardo: i costi sociali e la ludopatia

Come noto ormai da tempo, il gioco d’azzardo può causare dipendenza, denominata ludopatia, con effetti nefasti per le persone che ne soffrono e per i loro familiari. Purtroppo, non si hanno numeri certi sui costi che questa dipendenza comporta, ma disponiamo soltanto di alcune stime. Ogni giocatore si ritiene costi allo Stato più di 100 euro al mese, ma i costi sono molto più elevati rispetto a quelli che conosciamo, perché da un lato ci sono i costi sanitari, che appunto ogni regione è costretta a sostenere, ma dall’altro tutta una serie di costi sociali (come i reati connessi al gioco o i problemi nelle interazioni sociali) ed economici che derivano da questa condizione.

Secondo uno studio sul gioco d’azzardo, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2018, sono almeno 18 milioni gli italiani che hanno giocato d’azzardo nel 2017. In base all’indagine i giocatori problematici sarebbero più di un milione e mezzo, altrettanti invece presenterebbero rischi moderati di gioco patologico.
Dati ancor più preoccupanti riguardano i giovani: circa 700 mila studenti fra i 14 e i 17 anni hanno giocato d’azzardo, ma anche gli anziani fanno la loro parte: sono 3 milioni gli over 65 che giocano abitualmente, soprattutto con le lotterie istantanee, 60 mila dei quali manifestano problemi patologici.

La mano di una donna anziana mentre gioca ad una slot machine
La mano di una donna anziana mentre gioca ad una slot machine

Sono diverse le iniziative, portate avanti da associazioni e amministrazioni locali, volte a supportare i malati e a diffondere pratiche di gioco responsabili. Molte aziende sanitarie hanno aperto sportelli appositi per contrastare la ludopatia e campagne di informazione e prevenzione sono attive su tutto il territorio nazionale. Gli stessi concessionari sono obbligati per legge a scoraggiare il gioco compulsivo con affissioni e pratiche da seguire per i centri scommesse, ma l’interesse economico prevale il più delle volte sul benessere sociale e i distributori spesso non prestano adeguata attenzione a questi aspetti.

La “dipendenza” fiscale dello Stato

Quella del gioco d’azzardo è una lobby ormai in aperto conflitto con molti enti locali, che hanno avviato una serie di provvedimenti per combattere fenomeni come la ludopatia. La pressione dei lobbisti su Governo e Parlamento è sempre stata tale da impedire un’azione decisa contro questo mercato, spingendo anzi verso una sua completa liberalizzazione.

Allo stesso tempo sono molti i conflitti d’interesse che si sono manifestati. Un esempio è quello di Vincenzo Scotti, ex ministro degli Esteri e dell’Interno, che è stato Presidente di Formula Bingo, una società che ha rapidamente aperto diverse sale Bingo nei primi anni duemila.

Osservando tutti i lati negativi appare incredibile come lo Stato possa ancora favorire e a tratti incentivare il gioco, tuttavia l’evidenza mostra come anche l’amministrazione finanziaria pubblica sia soggetta ad una “dipendenzadi natura fiscale, riproducendo lo stesso paradosso che si verifica con il tabagismo.

Questa “dipendenza” si esprime attraverso la ricerca compulsiva di nuove entrate fiscali capaci di far fronte alle spese amministrative e di welfare. Tuttavia, questi “facili introiti” nascondono una scarsa lungimiranza e una miopia delle nostre istituzioni, che si concentrano su obiettivi di breve termine trascurando i numerosi vantaggi di lungo periodo, i quali supererebbero abbondantemente il minore gettito.

Come abbiamo visto il gioco d’azzardo è diventato un comparto economico che movimenta enormi quantità di denaro, in cui operano migliaia di imprese e lavoratori, ma le sue criticità impongono un’inversione di tendenza.
Nessuno chiede di abolire istantaneamente il settore, consegnando un Paese in “overdose da azzardo” nelle mani della criminalità organizzata, ma non si può più rimandare un suo effettivo ridimensionamento. La modesta riduzione dell’offerta e il divieto sulla pubblicità attuati negli scorsi anni non rappresentano misure sufficienti, serve un cambiamento di mentalità, un approccio culturale diverso.

Il percorso di guarigione non sarà semplice e immediato, ma i benefici per il Paese nel lungo periodo supereranno di gran lunga i sacrifici iniziali. Bisogna investire nella possibilità di cambiare, perché questo gioco non vale la candela.

 

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Pubblicato da Roberto Di Veroli

Nato nel 1996, due passioni lo accompagnano: l’AS Roma e i mercati finanziari. Studente di Finanza, da un lato affronta la vita come un’equazione, niente lasciato al caso, dall’altro ama il rischio e la volatilità delle borse. Come Albert Einstein reputa l’interesse composto l’ottava meraviglia del mondo.