I Bitcoin hanno fatto emergere il malcontento a El Salvador

I Bitcoin hanno fatto emergere il malcontento a El Salvador

Martedì 7 settembre El Salvador è diventato il primo Paese al mondo ad adottare il bitcoin come valuta legale. Artefice della Ley Bitcoin è Nayib Bukele, un giovane leader che, prima di diventare il presidente della nazione centroamericana nel 2019, era stato sindaco della capitale dal 2015 al 2018.

L’immensa popolarità da lui guadagnata non è tanto derivata dalla pur corposa dose di concretezza del suo programma politico – in tre anni le piazze di San Salvador vennero riqualificate e la promessa di fare lo stesso nelle principali città, oltre ad una lotta sistematica a corruzione e povertà che da sempre costituiscono le piaghe di questo Paese, convinse molti salvadoregni a votarlo – quanto da un uso accorto dei social network che lo ha sempre contraddistinto.

L’abilità di Bukele non è innata, ma deriva dal suo passato da guru della comunicazione politica: il restyling del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), attuato negli anni Novanta in occasione della propria trasformazione da movimento di guerriglia a partito alla fine della guerra civile, è opera sua. Nuevas Ideas – partito di cui è fondatore e attuale prima forza politica del Paese – era nato nel 2018 come un movimento decentralizzato che si è servito anche di Facebook e Whatsapp per radunare consensi e trionfare alle presidenziali dell’anno successivo.

Non c’è da stupirsi quindi se ad oggi Bukele vanti 2,9 milioni di follower su Twitter e 3,1 milioni di seguaci su Instagram. E non sorprende neanche che, alla vigilia dell’entrata in vigore della Bitcoin Law, sulle sue pagine sia comparso un video esplicativo su Chivo, l’applicazione gratuita studiata dal governo per effettuare le transazioni in criptovaluta.

La commistione tra reale e virtuale avviene con i bitcoin

Che la legge venisse introdotta ufficialmente il 7 settembre lo si sapeva già dall’8 giugno, nottata in cui la proposta di Bukele è stata approvata dal parlamento salvadoregno con 62 voti su 84. Pochissimi giorni prima, un videomessaggio del 40enne presidente, proiettato durante la conferenza “Bitcoin 2021” di Miami, aveva annunciato l’intenzione di dare corso legale alla valuta virtuale più nota. Ciò significa che, qualora qualcuno volesse acquistare in bitcoin un prodotto o un servizio, sarebbe legittimato a farlo, essendo dovunque obbligatorio accettarlo come metodo di pagamento.

Questa moneta virtuale, creata nel 2009 da uno o più programmatori con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ha un’elevata volatilità, ovvero un valore che può oscillare tremendamente. L’insicurezza generata fa perdere punti ad un sistema che affascina poiché non controllato da un’autorità centrale  – come le banche, poco popolari a El Salvador dato che il 70% dei suoi abitanti non ha mai aperto un conto – ma basato su una tecnologia blockchain composta da un network di nodi. Ogni nodo è in continuo aggiornamento e registra tutte le transazioni effettuate, anonime – gli utenti sono identificati tramite un codice – e protette da crittografia.

Ad indagare riguardo le opinioni dei salvadoregni sulla questione bitcoin ci ha pensato il quotidiano locale La Prensa Gráfica: il loro studio – che ha coinvolto 1506 persone intervistate casa per casa tra il 18 e il 24 agosto ed è stato pubblicato sul sito del giornale il 2 settembre – ha evidenziato come il 65% della popolazione non fosse favorevole a quanto previsto da lì a poco dall’agenda politica. Le ragioni, oltre a quelle legate alle caratteristiche intrinseche della criptovaluta, sono molteplici: la mancanza d’informazione, il timore che il denaro in bitcoin finanzi attività illecite come il riciclaggio e la predilezione per i contanti in dollaro statunitense, che rimane a corso legale e sarà l’unica moneta in cui verranno versati stipendi e pensioni e in cui verranno redatti i bilanci delle imprese.

Quest’ultima è la valuta vigente a El Salvador dal 2001 a seguito della Ley de Integración Monetaria, che ha fissato il tasso di cambio a 8,75 colones per dollaro. Fu l’ultimo atto della dollarizzazione, attuata nel Paese inizialmente ancorando il colón salvadoregno – ovvero mantenendone costante il valore rispetto alla valuta estera – e successivamente sostituendolo con la moneta legale in Usa per attirare investitori statunitensi. Una mossa che non ha sortito i risultati sperati a causa della precaria stabilità dello Stato e che, di fatto, ha costretto la nazione a sottostare alle norme della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti con sede a Washington.

Per convincere la popolazione, Bukele ha fatto leva anche sulla maggiore quantità di denaro che entrerebbe nelle tasche delle famiglie salvadoregne in patria senza bisogno di intermediari, ma direttamente dal portafoglio digitale degli emigrati che inviano parte del proprio patrimonio. Il presidente ha calcolato che, abbassando i costi di transizione, si risparmierebbero 400 milioni di dollari l’anno. Previsione smentita sia dalla Banca Mondiale, molto scettica riguardo l’adozione dei bitcoin da parte di El Salvador, sia dalla Johns Hopkins University, che pronostica un caos monetario nel prossimo futuro.

I bitcoin sono l’ultimo dei problemi di Bukele

Né il fondo da 150 milioni di dollari istituito come garanzia presso il Banco de Desarollo de la República de El Salvador, né i 400 bitcoin comprati dal governo il 6 settembre e nemmeno i 30 dollari in bitcoin in omaggio a chiunque scarichi l’app Chivo sono serviti a ribaltare le anticipazioni dei sondaggi. Anzi, ogni giorno che passa cresce il disappunto verso Bukele e la controversia delle sue riforme.

Il primo giorno di applicazione della norma è stato caratterizzato da problemi funzionali: l’alto numero di richieste ha temporaneamente causato l’interruzione del servizio e reso indisponibile l’applicazione sui telefoni. Inoltre il valore del bitcoin è lievemente crollato, passando da 52mila dollari a circa 45mila dollari per poi aumentare nuovamente e rimanere al di sotto del valore del giorno prima: una notizia che non ha impensierito il governo, che lo stesso giorno ha acquistato altri 150 bitcoin.

La questione più spinosa con cui El Salvador deve fare i conti in questo momento sono le proteste popolari: già martedì 7 mila persone sono scese in piazza esprimendo il proprio malcontento. Il 15 settembre, giorno del bicentenario dell’indipendenza dal dominio spagnolo, uno dei 200 sportelli automatici installati su tutto il Paese per incentivare l’utilizzo di bitcoin è stato incendiato vicino al Palacio Nacional de El Salvador. Si tratta della protesta più massiccia verificatasi dal primo giugno 2019, giorno in cui Bukele ha cominciato il suo mandato. Un’insoddisfazione così vasta era abbastanza inaspettata, dato che l’ultimo sondaggio ha rivelato che la sua approvazione, al netto dell’annuncio sui bitcoin, ne era uscita quasi indenne (è calata all’84,9%, un dato comunque confortante).

La deriva autoritaria che sembra aver intrapreso è figlia del trionfo alle presidenziali del 28 febbraio scorso. Con 56 seggi su 84 in Assemblea legislativa, il suo partito Nuevas Ideas ha ottenuto la maggioranza assoluta. I poteri di Bukele si sono così ampliati, includendo il pieno controllo del Parlamento e quindi, potere giudiziario sommato a quello esecutivo e legislativo. È bastato attendere maggio per vedere attuati i primi provvedimenti che hanno fatto storcere il naso, ovvero la sostituzione del Procuratore generale della repubblica e la destituzione dei magistrati della Corte Suprema.

Lo scorso 3 settembre i giudici freschi di nomina hanno dato il via libera alla possibilità di rieleggere Bukele per un secondo mandato consecutivo. Le prossime elezioni si terranno nel 2024 e, l’unica condizione posta per poter concorrere nuovamente alla presidenza, sono le dimissioni a cinque mesi dal voto. Un grave colpo per la democrazia che ha lasciato strascichi nelle relazioni internazionali del Paese: gli Usa hanno condannato la sentenza e i media di tutto il mondo iniziano a chiedersi se il presidente millenial che tanto piace ai giovani si stia lentamente trasformando in un dittatore.

 

 

 

 

Pubblicato da Sara Fisichella

Vivo in Italia, ma con la mente viaggio costantemente verso l'America Latina. Datemi un paio di cuffie e un microfono e la timidezza volerà via. In alternativa, mi accontento di carta e penna.