WONDER: la gentilezza dell’essere diversi

WONDER: la gentilezza dell’essere diversi

“E sono arrivato a questa conclusione: l’unica ragione per cui non mi sento normale è perché nessuno mi considera normale”

August Pullman è un bambino di dieci anni come tanti: mangia il gelato, va in bicicletta e passa i pomeriggi a giocare a palla e ai videogiochi. Eppure nelle sue parole si sente un dolore che non s’abbina alla sua età.

Quando esce di casa cala uno strano silenzio: su di lui si posano sguardi indiscreti, tutti si voltano dall’altra parte e allungano il passo. Auggie sa bene di essere un bambino “diverso” : è affetto da una malattia rara, ha subito nel corso degli anni ventisette diverse operazioni, non è mai andato a scuola. Tutti hanno paura, tutti si allontanano appena lo notano. Nessuno sembra però considerare il suo di terrore quando, a poche settimane dall’inizio delle medie, gli viene detto che per la prima volta anche lui ascolterà il suono della campanella, come tutti gli altri.

“Se ti viene data la possibilità di scegliere tra avere ragione ed essere gentile, scegli di essere gentile”

Primo giorno di scuola. Sulla lavagna, nella classe del signor Brown, i ragazzi trovano scritto solo questo “precetto”.

Lo copiano sul quaderno; dovranno scrivere una riflessione sull’argomento. La penna scivola facilmente sul foglio. Ma trasformare le parole in azioni non sembra essere altrettanto facile, soprattutto se tra loro c’è un compagno come lui. Avvicinarsi fa paura: il “diverso” incarna l’ignoto, l’imprevedibile. Non si riescono a carpire le sue reazioni, le sue mosse, le sue idee: a primo impatto appare come un alieno proveniente da una galassia troppo lontana da noi. È impossibile non fissarlo per i corridoi quando passa, non sussurrare un commento all’orecchio del compagno di banco o dell’amico con cui si trascorre la ricreazione.

“Mostro”, “Zombie”, “Scherzo della natura”. Quanti soprannomi si possono dare ad un ragazzo ‘così’. Ogni scherno è una lama che si conficca nella schiena di chi lo subisce. Una cicatrice che, nel bene e nel male, è destinata a rimanere in eterno. La tappa successiva è l’isolamento: si sceglie il percorso più lungo pur di non incrociare il suo sguardo, si modificano le foto di classe per crearne una senza di lui, si fa in modo che a mensa si ritrovi a sedersi solo. È il prezzo da pagare per essere entrato nelle loro vite, la strada per espiare la propria colpa d’esistere. Questo deve essere il destino di August e di quelli come lui.

Un piano perfetto. Eppure qualcosa sfugge al paradigma. Qualcuno, contro ogni aspettativa, non si sottomette al gioco. Si siede al banco accanto al suo, gli fa compagnia in mensa, gioca con lui a ricreazione e lo sceglie come compagno per i progetti scolastici.

“Adesso che lo conosco posso dire che sono io a voler essere amico di Auggie. […] Adesso lo sceglierei, di stare con lui”

La gentilezza forse nasce dalla tenerezza, dalla compassione, dal dispiacere. Ma si evolve grazie “all’oltre” che il diverso può dare. Jack scopre che Auggie è una persona intelligente, altruista, piena d’interessi e voglia d’uscire. Summer trova in lui l’amico di cui aveva bisogno: quello che non si sente troppo grande per essere ancora un bambino, che a ricreazione si diverte a giocare e a parlare di “Guerre stellari”, disinteressato al gossip e alla popolarità. E se una mano non basta a fermare il bullismo, è sufficiente per sentirsi più forti, meno soli, più a casa.

“Le tue azioni sono i tuoi monumenti […] Dovremmo essere ricordati per le cose che facciamo. Le nostre azioni sono più importanti di ciò che diciamo o del nostro aspetto esteriore”

Sono proprio le azioni, rivelazioni dell’essenza di ciascuno, la discriminante fondamentale per cambiare ottica. Una battuta, un gesto di complicità, la sincerità di un “grazie” e di uno “scusami”. Jack e Summer non mentono, ci vuole del tempo per abituarsi alla faccia di Auggie; ma dietro quel volto segnato può nascondersi qualcosa di più. Qualcosa per cui vale la pena di tirare un pugno al bullo della scuola, di andare contro l’opinione e le risate di tutti i compagni, di sforzarsi, anche solo per un attimo, di lasciare la normalità ovattata delle loro vite e di immergersi in un mondo di strade tortuose, di espressioni incomprensibili e di sentimenti difficili da esprimere. Un viaggio che non si può percorrere in altro modo se non attraverso una serie di piccole e grandi azioni che, giorno dopo giorno, si preparano a costruire il proprio monumento.

Dal silenzio confinato all’ultimo banco e ad un tavolo all’angolo della mensa, queste azioni sprigionano un’aura potente, destinata ad invadere l’intera scuola, a conquistare alunni, insegnanti, genitori e lettori. Perché, se ‘la vita non è stata generosa con August Pullman’ questo non significa che lui debba essere infelice.

“È il più grande colui la cui forza trascina il maggior numero di cuori attraverso il richiamo del proprio”

Ultimo giorno di scuola. La prima media volge al termine. Studenti, genitori e insegnati sono tutti riuniti in auditorium per le premiazioni di fine anno. È con queste parole che il preside annuncia la consegna ad August della medaglia d’onore della scuola. Sul ragazzo si posano migliaia di sguardi, proprio come il primo giorno; ma questa volta sono pieni d’orgoglio. Auggie non cammina più a testa bassa, alza lo sguardo e si sente, finalmente, leggero, libero d’essere sé stesso.

Dalla penna di R.J. Palacio, una storia delicata e profonda, che non si risparmia tematiche forti e tabù. Dalla diversità al bullismo, dalla crescita personale all’amicizia, dalla famiglia alla solitudine. Narrato da diversi punti di vista, WONDER è una tela di vite che si intrecciano. August è il sole di questa tela, si riflette negli sguardi e nei pensieri di chi lo accompagna: gli amici, la sorella, le persone che lo conoscono da una vita e quelle che lo hanno appena incontrato. Il minimo comune denominatore di tutte le visioni non è la sua malattia ma la sua identità: quello che, con le sue azioni, ha saputo lasciare ad ognuno di loro.

Con un libro intenso, nato da un’esperienza personale dall’autrice, il monito che i protagonisti lasciano al lettore è solo uno: siate gentili, perché non sapete quale guerra sta combattendo la persona che avete di fronte. Avvicinarsi al “diverso” può essere difficile, a volte ci vuole coraggio, si rischia di uscirne cambiati, solcati, d’avere più dubbi di prima. Ma vale la pena saltare nel vuoto.
“La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare, ma non vi cresce nessun fiore”, diceva Van Gogh.

Pubblicato da Chiara Gerosa

Appassionata di poesia, letteratura e cinema. E di scrittura, ovviamente! Collaboro per la sezione cultura di Zeta. Metto in campo impegno, curiosità ed entusiasmo, fiduciosa in una comunicazione che vada al di là della notizia. Credo nella libertà di pensiero e di espressione.

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