Paranoia Agent, la solitudine della mente gioca sempre brutti scherzi

Paranoia Agent, la solitudine della mente gioca sempre brutti scherzi

Frammenti d’autore

Satoshi Kon è uno dei registi più importanti del Sol Levante, nel competitivo mercato occidentale infatti, “Perfect Blue” è un’opera pionieristica soprattutto perché mai un autore d’anime era riuscito a compiere una riflessione così profonda su individualismo, sulla società dello spettacolo e la sua atomizzazione. “Paranoia Agent” non è altro che il coronamento di tale poetica: un lavoro complesso, in cui le storie, i simboli e l’intreccio delle varie trame costituiscono un caso rarissimo. Rilasciato sul piccolo schermo nel 2004, “Paranoia Agent” destò scalpore e soprattutto incomprensione; e noi oggi siamo qui a parlarne alla maniera degli stolti, di chi non aveva capito molto sul nuovo millennio. Ora è costretto a ricredersi.

La Trama

La celebre disegnatrice Tsukiko Sagi, autrice dell’altrettanto famosa mascotte “Maromi”, deve creare un nuovo personaggio destinato al successo. Poco prima della data di consegna del nuovo tormentone giapponese, Tsukiko viene assaltata da uno squilibrato, di cui ricorda solo la giovane età, i suoi pattini e la sua mazza da baseball dorata. L’aggressione diventa immediatamente un caso mediatico e sulle tracce del presunto aggressore ci sono due detective, Keiichi Ikari e Mitsuhiro Maniwa, incaricati di far luce sull’accaduto. La coppia sin da subito sospetta che si tratti di un bluff, di un’invenzione della stessa Tsukiko che l’avrebbe sfuggire alla scadenza della commissione. Ben presto, sempre grazie ai media, il caso diventa leggenda metropolitana e lo squilibrato otterrà un nome: “Shonen Bat” (in inglese, “Lil Toggler”). Nel turbinio della vita cittadina, Shonen Bat miete vittime a ripetizione, quasi come fossero le persone stesse a invocare il suo intervento. Così, i nostri due detective verranno coinvolti in un crescendo, al confine tra reale e paranoico, verso i lidi inesplorati della mente umana.

Il cosplay di “Shonen Bat”, il persecutore

“Forse il futuro dell’accidia risiede nei peccati contro ciò che oggi pare connotarci sempre di più – la tecnologia.”
Thomas Pynchon (“Più vicino a te, o mio divano”, 1993)

Una mutazione antropologica

La sequenza iniziale di “Paranoia Agent” è emblematica: un’orda di gente al cellulare, intenta nei propri sproloqui, è incapace d’instaurare qualsiasi legame con il prossimo. Sul banco degli imputati, i cambiamenti a cui stiamo andando incontro, le caratteristiche di una vera e propria mutazione antropologica, dove la democratizzazione di massa e il riconoscimento dei diritti fondamentali rappresentano solo il risvolto positivo della storia. Non a caso, il Novecento partorisce una delle forme di pensiero più radicate, ancora oggi: il Nichilismo, una serie di riflessioni sull’annientamento dell’individuo. Al netto della pellicola, Kon svolge una pungente analisi del presente sulla scia del passato: siamo nel 2004, i “personal media” ormai dilagano e ci “straniano”. Secondo il pensiero distopico dell’autore, alla luce di tali mutazioni abbiamo perso la nostra umanità e siamo corpi nudi ai quattro venti, esposti ventiquattro ore su ventiquattro al flusso incessante delle immagini. Restando ammaliati dalle rappresentazioni mediatiche, alla nostra realtà se ne sostituisce presto un’altra poco familiare.

“Ritengo che quasi ovunque ci sia un’immagine, ci sia uno straniamento. […] Scopo dell’immagine non è l’avvicinamento del suo significato alla nostra comprensione, ma la creazione di una particolare percezione dell’oggetto, la creazione della sua «visione».”
Victor Šklovskij (“Teoria della prosa”, 1925)

Uno straniamento continuo

Partire dalle parole di Šklovskij è più che necessario. L’immagine “strania”, disattivando gli automatismi con cui riconosciamo le cose a noi care e attivando una percezione delle cose in maniera nuova; se viviamo d’immagini, ne diventiamo vittime perenni, poiché la nuova realtà è cognitivamente insostenibile e percettivamente ingannevole. In queste condizioni, si materializza la paranoia, una psicosi caratterizzata da un delirio cronico preposto a mantenere integre le altre funzioni psichiche, a costo di una rappresentazione alterata dei fatti. Ecco perché i personaggi di “Paranoia Agent” auspicano l’intervento di Shonen Bat: attraverso la sua violenza, cercano una fuga dal delirio del nostro tempo, del nostro individualismo. Allora, l’imperativo è fermarsi un attimo: l’antidoto di Kon è nella volontà individuale di compiere il gesto più rivoluzionario, in una società decadente che ci vuole sempre al massimo. Ricordando queste parole:

“Un uomo senza tempo libero, che per tutta la sua vita è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma.”
Karl Marx (“Salario, prezzo e profitto”, 1865)

Pubblicato da Andrea De Angelis

Studente universitario appassionato di Cinema, scrivo recensioni sulle pellicole che più mi hanno impressionato, con lo sguardo proiettato verso il loro mondo. Sto cercando ancora di capire cosa sia “2001: Odissea nello spazio”.

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