Inni olimpici: quando lo sport diventa musica

Inni olimpici: quando lo sport diventa musica

Tra i grandi eventi sportivi di portata mondiale i più celebri sono di certo le Olimpiadi. Attese con trepidanza ogni quattro anni, riescono a suscitare l’interesse di un pubblico ampissimo, proveniente da ogni parte del globo. Ad accomunare le Olimpiadi ad altri giochi – oltre che ovviamente il ruolo primario dello sport – c’è anche un aspetto meno noto: il legame con la musica.

Come quasi ogni manifestazione sportiva importante, anche le Olimpiadi sono accompagnate da una colonna sonora: può essere “musica di circostanza” nel caso di canzoni composte apposta per l’occasione, oppure semplicemente brani già esistenti. In entrambi i casi vengono selezionati e così destinati a essere l’inno di una determinata edizione dei Giochi.

Tra tutti gli inni olimpici alcuni si sono fatti strada anche nelle classifiche, diventando dei veri successi. Ripercorriamo la storia di quelli più amati:

L’Inno ufficiale

Logicamente non può essere considerata una hit radiofonica, ma in sè racchiude la storia. Definito come l’inno standard dei giochi, l’Inno Olimpico viene commissionato da Demetrius Vikelas (primo Presidente del Comitato Internazionale Olimpico) in occasione delle prime Olimpiadi moderne del 1896 ad Atene. Il brano è composto da Spyridon Samaras, con il testo tratto da un poema dello scrittore greco Kostis Palamas.

L’Inno, dai toni giustamente trionfali e grandiosi, viene solitamente eseguito durante la cerimonia di apertura, quando viene innalzata la bandiera, e anche durante quella di chiusura.

Immortale spirito di antichità
Padre del vero, bello e buono
Discendi, appari, infondi su di noi la tua
luce sopra questa terra e sotto questo
cielo che ha per primo testimoniato la tua
immortale celebrità.
Dai vita e anima questi nobili giochi.
Lancia corone di fiori freschi ai vincitori
nella gara e nella lotta.
Crea nei nostri petti, cuori d’acciaio.
Nella tua luce, pianure, montagne e mari
brillano nel colore rosato e formano un
immenso tempio al quale tutte le nazioni
si affollino per adorarti,
Oh immortale spirito di antichità.

One moment in time – Whitney Houston

Scritta appositamente per i Giochi Olimpici di Seul 1988 (edizione rimasta nella storia per la squalifica di Ben Johnson dovuta al doping), è una canzone ad opera di Albert Hammond e interpretata dall’indimenticabile Houston. Il testo si esprime riguardo l’impegno nel realizzare le proprie ambizioni e la capacità di cogliere le occasioni che la vita offre: con grande tenacia, e con una giusta dose di fortuna, è possibile fare la storia anche in un solo istante.

Il significato del brano sembra ben allinearsi alla filosofia di vita di un qualsiasi sportivo, che quotidianamente sperimenta sulla propria pelle l’importanza del tempo, della prontezza, dell'”attimo fuggente”.

Each day I live
I want to be
A day to give the best of me
I’m only one
But not alone
My finest day
Is yet unknown

 

Barcelona – Freddie Mercury

Pur non nascendo come inno olimpico (fu incisa nel 1987, per l’omonimo disco), il pezzo viene selezionato come colonna sonora dei Giochi spagnoli del 1992 e il successo fu tale che la canzone -nonostante fosse di cinque anni prima e il cantante dei Queen fosse già scomparso- salì al secondo posto della classifica UK dei singoli più venduti.

Affiancato dalla cantante lirica Montserrat Caballé, di cui era grande ammiratore, Mercury riesce a dare vita a un pezzo che è il perfetto connubio tra pop e opera. Le strofe iniziali cantate dall’uno e dall’altra sono rispettivamente in inglese e in spagnolo, e sembrano per questo simboleggiare l’incontro tra culture che un evento come le Olimpiadi incarna.

Pur non contenendo riferimenti diretti al mondo dello sport, resta un bellissimo tributo ed elogio alla città ospitante di quell’edizione dei Giochi.

Barcelona!
It was the first time that we met
Barcelona!
How can I forget
The moment that you stepped in the room
You took my breath away

Survival – Muse

Per l’edizione delle olimpiadi di Londra del 2012 la band britannica viene scelta con la sua “Survival”, eseguita durante le cerimonie di apertura e di chiusura. Il fatto che sia un brano rock -genere per eccellenza dei Muse- lo allontana dalle tradizionali scelte musicali per la colonna sonora olimpica, rendendolo per questo ancor più intrigante.

il testo, grazie al suo contenuto impattante, racchiude l’essenza solenne della manifestazione sportiva, ed è un’ottima esemplificazione dello spirito competitivo che domina lo sport praticato a livello agonistico.

Race
Life’s a race
And I am gonna win
Yes, I am gonna win

[…]

And I choose to survive
Whatever it takes

 

Alma e Coração – Thianguinho feat Projota

Il più recente inno olimpico di Rio 2016 nasce dalla collaborazione tra una star del samba e un rapper -entrambi brasiliani- uniti per dedicare un pezzo al loro Paese natio, nonché alla sede ospitante dell’ultima edizione dei Giochi. Il ritmo latino-americano con qualche influenza elettronica crea un’atmosfera estiva e gioiosa, riflessa nel testo e nel messaggio di speranza da esso veicolato.

Eu sei o que eu quero pra vida, pois nada vem fácil, irmão,
Sem o suor, o valor da conquista permanece em vão.
Sempre é hora pra fazer algo melhor acontecer,
E a sua hora vai chegar (Agora é pra valer!)

Io so cosa voglio per la vita, perché niente arriva in modo facile, fratello
Senza il sudore il valore dell’impegno non ha senso
È sempre il momento di fare qualcosa di migliore
E il tuo momento arriverà (ora per davvero!)

Musica, sport e unione

Le canzoni delle Olimpiadi sono sicuramente finalizzate alla rotazione radiofonica, ma sarebbe erroneo considerarle nell’ottica di un mero scopo pubblicitario o commerciale. Dietro ad ogni pezzo è insito, infatti, quello che è il più profondo significato della musica: il potere evocativo. Le Olimpiadi sono di sicuro amate e seguite da un pubblico vastissimo, eppure la loro origine così mitica e solenne può farle percepire con distacco. E se gli sportivi in gara sembrano elevarsi al di sopra dei “comuni” per il loro formidabile talento, ecco che la musica, gli inni, divengono l’opportunità per coinvolgere lo spettatore, permettendogli di sentirsi parte integrante dei Giochi.

La musica abbatte i confini, rafforza i legami sociali, crea connessioni oltre qualsiasi limite o diversità. Tutte qualità che, allo stesso livello, sono incarnate e sostenute dallo sport. Allo stesso modo, i Giochi Olimpici perseguono l’obiettivo di rappresentare questi medesimi ideali. Ecco perché, anche solo intonare una canzone-simbolo delle Giochi, significa in un certo senso parteciparvici.

E così, al suono di un semplice inno, ad ognuno è concesso di sognare la sua personale corsa con la torcia olimpica.

 

Pubblicato da Valeria Polcini

21 anni, nata a Brescia, studio Lettere. Appassionata di serie tv, musica, libri e ogni sfaccettatura dell’Arte. Amo le grandi storie, di quelle che fanno viaggiare senza muoversi. E sogno di raccontarle a modo mio.

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