Gli USA e il modello Nazista, camere a gas per i condannati a morte

Gli USA e il modello Nazista, camere a gas per i condannati a morte

I detenuti che sceglieranno la camera a gas verranno legati a una sedia al centro della stanza. Le leve colorate verranno quindi utilizzate per far cadere del cianuro di sodio in un recipiente con dentro acido solforico sotto la sedia, rilasciando nell’aria il letale acido cianidrico.” Leggendo queste righe sconvolgenti, si potrebbe pensare di essere di fronte ad un documento d’epoca, magari la descrizione di una prigione durante gli anni del nazismo in Germania. E invece ci troviamo nell’Arizona del 2021, nei democraticissimi Stati Uniti. Si tratta della nuova tipologia di esecuzione che i detenuti condannati alla pena di morte potranno scegliere nello stato del Grand Canyon.

Ultimi sviluppi della pena di morte negli USA

Secondo il giornalista del The Guardian Ed Pilkington, l’Arizona si starebbe preparando a condurre esecuzioni dei condannati a morte usando l’acido cianidrico, lo stesso gas letale adoperato nelle camere a gas dei campi di concentramento nazisti. I documenti ottenuti dal giornale britannico rivelano che il Dipartimento di Correzione dell’Arizona (Department of Corrections Rehabilitation & Reentry, preposto alla gestione delle carceri statali) avrebbe speso migliaia di dollari per procurarsi blocchi di cianuro di potassio e gli ingredienti per produrre gas cianuro. Secondo questi documenti, avrebbe anche acquistato pellet di idrossido di sodio (la comune soda caustica) e acido solforico che dovrebbero essere utilizzati per generare il gas letali. La stessa camera a gas, costruita nel 1949 e in disuso da oltre 22 anni, è stata rispolverata e, secondo il dipartimento, “ristrutturata”.

Ma l’Arizona non è il solo stato americano ad essersi mosso sul piano della pena capitale. Il mese scorso, la Carolina del Sud ha approvato una legge che aggiunge la fucilazione tra i metodi di esecuzione e “consentirà” (si fa per dire) ai detenuti nel braccio della morte di scegliere tra questa opzione e la sedia elettrica, qualora non fosse disponibile l’iniezione letale. La Carolina del Sud è tra i 9 stati che ancora prevede l’utilizzo della sedia elettrica ed è diventato appena il quarto stato a prevedere la fucilazione (gli altri sono il Mississippi, l’Oklahoma e lo Utah). Tale metodo di esecuzione è stato applicato solo tre volte, sempre in Utah, da quando la pena capitale è stata reintrodotta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1976.

proteste contro pena di morte

Sul versante opposto, a marzo 2021 la Virginia è divenuta il primo stato del sud degli Stati Uniti ad abolire la pena di morte. Con circa 1400 esecuzioni dalla sua fondazione, la Virginia rientra tra gli stati che dove è stato eseguito il numero più alto di condanne a morte seconda soltanto al Texas. Le due persone che fino a quel momento erano in attesa dell’esecuzione in Virginia hanno visto la propria sentenza di condanna a morte convertita ad una condanna all’ergastolo senza condizionale. La decisione della Virginia è arrivata dopo che l’amministrazione Trump aveva dato un’accelerata alla pena di morte per crimini federali, arrivando a giustiziare ben 13 persone negli ultimi sei mesi del mandato presidenziale, in netta controtendenza con le precedenti amministrazioni (dal 1976 al luglio 2020, il governo federale aveva eseguito solo tre condanne a morte, tutte sotto l’amministrazione Bush jr.).

L’inutilità e la barbarie della pena capitale

Sono tanti gli studi che dimostrano che uno dei principali argomenti a favore della pena di morte, e cioè la sua capacità di fungere da deterrente per crimini futuri, è una leggenda. Il nodo centrale di questa teoria è che la minaccia di essere giustiziati in futuro sarà sufficiente a indurre un numero significativo di persone ad astenersi dal commettere un crimine efferato che avrebbero altrimenti pianificato ed eseguito. Tuttavia, secondo i dati raccolti dal Death Penalty Information Center, un’organizzazione no-profit con sede a Washington DC che elabora rapporti e studi sul tema della pena di morte negli Stati Uniti, in 30 anni il Sud del Paese ha avuto sistematicamente un tasso di omicidi molto più alto rispetto ad altre aree, nonostante l’80% delle esecuzioni avvenga proprio lì. Al contrario, il Nord-Est, che rappresenta meno dello 0,5% delle esecuzioni, ha avuto il più basso tasso di omicidi tra le aree considerate (3,4 su 100 mila abitanti, rispetto a 6 del Sud).

Oltre all’inutilità della pena capitale rispetto al suo obiettivo di disincentivare il ripetersi di crimini efferati in futuro, il Death Penalty Information Center ha rilevato che vi sono numerosi casi di detenuti condannati alla pena di morte che risultano innocenti. In particolare, sono 185 le persone ingiustamente condannate a morte dal 1976. Ciò vuol dire, continua lo studio, che da quella data 1 detenuto condannato a morte su 8 è risultato innocente. Neanche a dirlo, i dati dimostrano la rilevanza del fattore razziale: gli afroamericani costituiscono il 42% delle persone nel braccio della morte e il 34% delle persone giustiziate, ma costituiscono solo il 13% della popolazione. Inoltre, più del 75% delle vittime di omicidio nei casi che hanno portato a un’esecuzione erano bianche, anche se a livello nazionale solo il 50% delle vittime di omicidio è rappresentato da persone bianche. Dati allarmanti che evidenziano la fallacia e l’ingiustizia di una pratica disumana e lesiva della dignità della persona.

cella

Il futuro della pena di morte sotto l’amministrazione Biden

Che gli Stati Uniti abbiano dei problemi con la giustizia penale e con la pena capitale è cosa assai nota. Dopo tutto, la nazione leader del mondo libero è una delle pochissime democrazie al mondo (insieme al Giappone) in cui vige ancora la pena di morte come estrema sanzione penale. Per quanto gli americani, si sa, si vantino da sempre del loro “exceptionalism”, che in molti settori li rende effettivamente più avanzati rispetto agli altri Paesi occidentali, in questo caso, però, c’è poco da vantarsi. In materia di pena di morte, la loro “eccezionalità” li pone sullo stesso piano di regimi autoritari come la Cina o l’Arabia Saudita. E’ solo una delle numerose sfide alle anomalie e incongruenze tipicamente americane dell’amministrazione Biden.

Tra i punti focali della campagna elettorale di Joe Biden per le presidenziali del 2020 vi era sicuramente l’impegno a riformare la giustizia penale americana, il che includeva l’abolizione della pena capitale a livello federale in modo da spingere i 27 stati che ancora la prevedono a seguire l’esempio del governo federale. “Eliminare la pena di morte. Oltre 160 persone che sono state condannate a morte in questo paese dal 1973 sono state successivamente scagionate. Poiché non possiamo garantire che i casi di pena di morte siano corretti ogni volta, Biden lavorerà per approvare una legislazione che abolisca la pena di morte a livello federale e incentivare gli stati a seguire l’esempio del governo federale. Questi individui dovrebbero invece scontare l’ergastolo senza libertà vigilata o condizionale”: questo è quello che si leggeva nel sito ufficiale della campagna elettorale dell’attuale presidente. Parole che sono rimaste sulla carta, senza alcuna attuazione a livello esecutivo.

proteste contro la sedia elettrica

Le associazioni e gli attivisti anti-pena capitale non hanno mancato di sottolineare il proprio disappunto e frustrazione per il silenzio assordante sul tema da parte dell’amministrazione Biden nei primi mesi della nuova presidenza. Nonostante il Presidente non abbia di fatto il potere di abolire la pena di morte nei singoli stati e non abbia il sostegno sufficiente in Congresso (soprattutto in Senato) per far approvare una legge che la elimini a livello federale, associazioni quali Fair and Just Prosecution, Amnesty International e ACLU così come gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite stanno cercando di spingere il presidente ad essere più assertivo, ad imporre al Dipartimento di Giustizia di interrompere le esecuzioni e a convertire le attuali 49 sentenze federali di condanna a morte in ergastoli.

Eppure bisognerebbe ricordarsi che Joe Biden, nei suoi anni da senatore, era stato uno dei principali promotori del “Crime Bill” del 1994 che, tra le altre cose, ha aumentato i crimini federali per i quali è prevista la condanna a morte. Vero, sono passati 27 anni e molto è cambiato, e anche Biden sembra aver leggermente abbandonato alcune sue posizioni più conservatrici. Tuttavia, questo silenzio sul tema della pena di morte che dura dal suo insediamento la dice lunga sul fatto che Biden non ritenga l’abolizione di tale pratica abominevole una priorità della sua amministrazione.

Pubblicato da Carlo Zarcone

Sono un millennial che scrive su Zeta e pensa di avere qualcosa da dire. Neolaureato magistrale in International Affairs e interessato alla politica e cultura a stelle e strisce, ho studiato e lavorato in Francia, Stati Uniti e Canada. Sogno nel cassetto? Fare di una giornata a Washington DC la mia normalità

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