MUBI, finzione e innovazione al servizio dello streaming

MUBI, finzione e innovazione al servizio dello streaming

La frenesia del digitale

Lo streaming sta dilagando, sia in virtù dei provvedimenti a contenimento del CoViD-19, sia per l’inarrestabile digitalizzazione del nostro tempo. Netflix, Amazon, Disney, Hulu, Chili, Sky, Infinity, HBO, Sling, Crackle: la lista delle nuove piattaforme è infinita. Ormai tutti i grandi gruppi del prodotto audiovisivo sono disposti a investire ingenti capitali nel flusso digitale: il loro obiettivo è quello di sfruttare al massimo le grandi potenzialità del Web, per colonizzare lo spazio sconosciuto tra spettatore e produzione, col fine di scalzare quest’ultima, senza considerare le conseguenze nefaste. Nel mare magno della competizione, tuttavia, si distingue un esempio virtuoso, sin da subito diverso dagli altri: MUBI offre un servizio di cui si parla troppo poco.

Efe Çakarel, fondatore di MUBI

La nascita di MUBI

Nel 2007, da un’idea piuttosto stramba (almeno allora) di ripensare la distribuzione cinematografica, Efe Çakarel si convinse della necessità di creare una cineteca virtuale, non un super-market qualsiasi, cosicché ogni cinefilo potesse rivedere “In The Mood for Love” (Wong Kar-Wai, 2000), senza dover far chilometri e chilometri: sappiamo tutti che riproiettare una pellicola al cinema, a distanza di anni, non risponde bene all’attuale frenesia produttivo-capitalistica. È impossibile assistere di nuovo ai grandi amori del passato e alle grandi opere del presente. Perciò, dopo la breve parentesi di “The Auteurs”, un altro servizio streaming, Çakarel comprese di dover dar vita a un qualcosa di più complesso: MUBI.

Che cos’è MUBI?

Una piattaforma streaming che si propone di fondare un nuovo spazio nel quale, tutti coloro che vogliano, possono guardare film accuratamente selezionati dallo staff, scegliendo quest’ultimi in un vasto archivio digitale, oppure in una rotazione giornaliera dalla finestra massima di 30 giorni (la formula: 30 film, 1 al giorno per 30 giorni). In pratica, MUBI è una videoteca virtuale: le 30 pellicole sono tematizzate, scelte in base a periodi dell’anno e in base ai singoli mercati nazionali. Quante volte ci è capitato di sorbirci i cattivi consigli di Netflix? Secondo Çakarel, gli algoritmi non sono in grado di consigliare opere artistiche al consumatore, l’insoddisfazione (del 50% circa) è troppo alta; piuttosto, è un team di esperti a sopperire alle incertezze del telecomando: cogliere il “testo introvabile” di ogni opera non sembra, almeno per ora, un compito adatto a una macchina. Banalizzando, non si può ridurre una storia a mere etichette, “anni ’80”, “Hong Kong”, “Poliziottesco”, “Romantico”. E del modo in cui i poliziotti interagiscono tra loro o di come essi vengono descritti? Cosa ne sarebbe della complessità del testo? Diciamoci la verità, spesso le scelte Netflix ci fanno sentire rintontiti e MUBI rappresenta l’alternativa. Sia chiaro, qui non si parla solo di titoli di nicchia (tra i più famosi ci sono “Her”, “Drive”, “Birdman”): semplicemente, ci si alla materia del racconto, e non alla popolarità.

MUBI è un social network, anche

Fermarci qua vorrebbe dire trascurare uno degli aspetti più importanti della piattaforma: MUBI è soprattutto un social network. Tutti i membri possono partecipare a discussioni o crearne di nuove sul “Notebook”, un blog dove ci si incontra per una chiacchierata, sopperendo all’inevitabile distacco del dispositivo digitale. MUBI non potrà mai sostituirsi a Blockbuster, ma riconcepirà tutta l’esperienza in funzione del suo modello, sfruttandone le potenzialità: persino Sherry Turkle, la famosissima sociologa statunitense autrice di “Insieme ma soli”, mostra i vantaggi della sana interazione “social”, un luogo auto-referenziale dove ognuno si sente più libero di essere quello che è. Lungo i gangli d’Internet, MUBI riunisce i pochissimi appassionati della settima arte e propone di cooptarne altri. Ricreare le maglie di una rete dissoltasi a causa del maggior peso dei capitali. Come si può assistere a un film in particolare, se il 75% delle proiezioni in sala è dedicato all’unico prodotto di punta? Come si riesce a coltivare una passione, se incoltivabile?

We hand-pick films”
MUBI

È un sogno destinato a dissolversi?

Alle spalle di MUBI c’è un investimento di 25 milioni di euro, Netflix possiede 13 bilioni di euro. Eppure, ponendo le due aziende a confronto, la prima ha un tasso di crescita molto superiore al secondo (64% contro 20%) e anche un tempo medio di sottoscrizione molto più alto (13 mesi). Com’è possibile? Probabilmente, bisogna ringraziare investitori e programmatori. La rotazione di 30 giorni è vincente, poiché affittare un’opera per un breve periodo di tempo e per un pubblico specifico implica costi bassi. Inoltre, le restrizioni diventano elementi virtuosi davanti al caos del parco titoli (non che non esista uno strumento di ricerca, certamente di secondo piano). MUBI offre la piena arbitrarietà del limite, o almeno, finge di farlo: sceglie i titoli che ti piacciono e ti permette di creare nuovi spazi di condivisione. Il legante è solo uno, la passione.

Il confine tra Utopia e Realtà è labile.

Pubblicato da Andrea De Angelis

Studente universitario appassionato di Cinema, scrivo recensioni sulle pellicole che più mi hanno impressionato, con lo sguardo proiettato verso il loro mondo. Sto cercando ancora di capire cosa sia “2001: Odissea nello spazio”.

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