La body positivity: riscrivere i canoni di bellezza per potersi accettare

La body positivity: riscrivere i canoni di bellezza per potersi accettare

Ama il tuo corpo per come è. Questo è il messaggio che il movimento della body positivity, con le dovute sfumature, ha intenzione di far percepire. Nasce come movimento politico e sociale finalizzato a sfidare i canoni e i pregiudizi della società sui corpi. Le sue origini si intrecciano con la storia delle rivendicazioni degli anni Sessanta sulla fat-acceptance, trattandosi di un concetto che tenta di riscrivere le ideologie e quei principi che siamo soliti considerare nella società.

I social hanno enfatizzato il concetto di empowerment e così il movimento body-positive ha avuto una rilevanza particolare. Il corpo, come la sua rappresentazione, è diventato ancora una volta un tema di discussione acceso.

La nascita del movimento

Per rintracciare la nascita della body-positivity bisogna tornare indietro al 1969, quando un giovane ingegnere di New York di nome Bill Fabrey mal sopportava il modo in cui veniva considerata sua moglie, particolarmente ingrassata. Appena un paio di anni prima, Fabrey aveva letto un articolo di un uomo grasso di nome Lew Louderbach, sui metodi ingiusti e scorretti con cui venivano trattate le persone grasse. Scelse di farne delle copie e le distribuì a tutti coloro che conosceva. Assieme alla sua azione, un gruppo di femministe portava a termine la creazione del “Fat Underground”, dai principi contrari a quelli della classica bellezza dai criteri standard. Nel 1973 pubblicarono il loro rivoluzionario “Manifesto dei grassi”. Questo chiedeva “pari diritti per le persone grasse in tutti i settori della vita”.

Gli attivisti dei gruppi a favore di quella che sarebbe divenuta la “body positivity” vedevano lo sdoganare il proprio corpo in tutte le sue condizioni come qualcosa di collegato ad altre lotte contro l’oppressione.

Una svolta è avvenuta all’inizio degli anni 2000, dove internet comincia a diventare uno dei luoghi principali in cui diviene possibile diffondere la vergogna e l’amore per il corpo. La possibilità dell’anonimato ha condotto sia a scene di bullismo, sia a mostrare al meglio e senza filtri l’espressione di sé, mentre le bacheche e le chat room degli anni ’90 hanno ceduto il passo ai social media: gli hashtag e i ​​gruppi di Facebook hanno aiutato le persone a connettersi a nuovi mondi. Una nuova generazione stava diffondendo nuove tendenze: nasce definitivamente il termine Body Positivity.

Le ansie e le paure per la presentazione del nostro corpo

Utilizzando i social media, che di per sé possono essere focolai di body negativity, gli attivisti-fondatori del movimento body positive hanno stravolto il discorso a partire da una prospettiva personale e accessibile. Secondo Eleanor Higgins di AnyBody, ramo di un’organizzazione mondiale che ha l’obiettivo di incentivare la rappresentazione delle donne in ambito mediatico

«Viene fornito uno spazio più democratico in cui quasi tutti hanno la possibilità di creare un account e fondare un movimento oppure decidere di parte. Le persone emarginate possono avere così una maggiore visibilità»

Standard di bellezza tanto prescrittivi vengono interiorizzati molto in fretta e la poca fiducia nel proprio aspetto fisico può influenzare la nostra salute mentale in modo profondo.

La ricerca ha costantemente dimostrato come l’esposizione a rappresentazioni dell’ideale dell’essere umano “magro” è associata a sintomi sia comportamentali che emotivi, legati ad un’alimentazione prevalentemente disordinata. Non è solo l’esposizione a queste immagini a rappresentare un pericolo, ma lo è anche lo sviluppo della convinzione che la bellezza, il successo e la stima siano determinati unicamente dalla magrezza. Gli studi hanno anche rilevato come quando le persone interiorizzano queste idee, è più probabile che provino insoddisfazione del corpo e si impegnino in diete solitamente non necessarie.

La body-positivity si sforza di affrontare questi problemi aiutando le persone a riconoscere le influenze che contribuiscono alla cattiva immagine corporea. La speranza è che ogni individuo sia quindi in grado di adattare le proprie aspettative fisiche e di sentirsi più “positivo” riguardo l’accettazione del proprio corpo. La chiave del discorso riguarda il fatto che tale accettazione può aiutare definitivamente a combattere le sofferenze che una cattiva immagine di noi stessi ha sulla nostra salute mentale e fisica.

L’avvento di Internet e l’utilizzo dei social network

Ma è grazie alla rete che gli aderenti al movimento hanno iniziato a ricoprire un nuovo ruolo: Fat Visibility come marchio di attivismo. I selfie e le foto all’hashtag #OOTD (outfit del giorno) hanno rappresentato la scelta personale come una chiara ed evidente dichiarazione politica di impenitente accettazione del proprio corpo e delle proprie forme.

E non sono solo le persone sovrappeso a sostenere l’ideale della body-positivity e ad esortare le stesse persone a mostrare fiduciose i loro lati. Ad esempio, il video di Sonya Renee Taylor “The Body is Not An Apology” è diventato così virale che ha portato alla creazione di un’intera società di media digitali e di un sito di social network per l’amore del corpo nel corso del 2012.

Tuttavia, vi è un altro rischio impossibile da non prendere in considerazione, ed è quello di far passare messaggi errati nonostante le buone intenzioni. Personalità importanti come Valentina Ferragni, influencer e sorella della più famosa Chiara, hanno in passato scritto post contro quanti sono pronti a giudicarla grassa e “inadeguata”, ma è logico domandarsi se le persone che osserveranno quelle immagini si sentano veramente meglio di fronte ad un simile messaggio, poiché c’è una buona probabilità che finiscano per non sentirsi in grado di raggiungere neanche quello standard di fisicità, per l’influencer definibile come “chili in più”.

La salute è una parte fondante della vita dell’essere umano, pertanto essere “body-positive” non significa romanticizzare l’obesità o estremizzare all’inverosimile evidenti problemi di salute. Il movimento non giustifica stili di vita e di alimentazione al limite, ma allo stesso tempo la body positivity spinge la società a riconoscere dell’esistenza di quei corpi, che sono ugualmente validi. Come spiega anche il progetto Belle di Faccia, “La body positivity non ha niente a che fare con la positività tossica, né con quelle idee di self love e di accettazione a prescindere”. Di conseguenza, è evidente come vi siano due declinazioni del pensiero body-positive: il movimento rivoluzionario che scendeva in piazza negli anni Novanta, ma anche un’altra versione dettata dal sistema dei social a cui, purtroppo, siamo abituati.

Pubblicato da Gabriele Rapisarda

Classe 2001, studio alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a Roma Tre. Da sempre appassionato di geopolitica e attualità, soprattutto quella del Medio Oriente e dell'Africa. Sogno di poter visitare i Paesi che studio e nel frattempo leggo tutto quello che trovo a riguardo, che magari torna utile.

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