Aggiungi un posto a tavola, che c’è una Super League in più

Aggiungi un posto a tavola, che c’è una Super League in più

Cantava così Johnny Dorelli, nella prima metà degli anni ’70. Ed oggi, è proprio quel ritornello che ha fatto cantare tanti bambini tra una campanella e l’altra a fotografare amaramente ciò che sta avvenendo nel panorama calcistico europeo. Mi sono concesso una piccola licenza poetica, per rimanere in tema: nel marasma che si è venuto a creare nelle ultime ore, non c’è nessun “amico” in più seduto a banchettare. Ce ne sono 12 che si alzano in direzione del buffet delle grandi occasioni. Giusto il tempo di gettare le basi per la Super League e poi tornarci, a tavola. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la Super League?

Premessa: la competizione che potrebbe stravolgere l’assetto attuale del calcio europeo è ancora un embrione. Ma è uno di quelli dalle dimensioni fin troppo ingenti per non accorgersene: l’elefante nella stanza, volenti o nolenti, lo stanno osservando tutti.

Quella che è stata presentata alla mezzanotte europea di lunedì 19 aprile 2021 da 12 tra le squadre più blasonate d’Europa – il Barcellona è arrivato con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia, probabilmente per la riluttanza del neo presidente Joan Laporta – è una vera e propria bomba esplosa in tutto il Vecchio Continente, calciofilo nella maggior parte delle sue latitudini. Per capire realmente cosa sia la Super League, partiamo dal semplice ma rivoluzionario assunto che sta alla base: si tratta di una competizione presieduta da 12 Club Fondatori, che rispondono ai nomi di Inter, Juventus, Milan, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham, Real Madrid, Barcellona ed Atletico Madrid.

Nel comunicato congiunto che queste società hanno rilasciato sui propri siti ufficiali, si legge:

È previsto che altri tre club aderiranno come Club Fondatori prima della stagione inaugurale, che dovrebbe iniziare non appena possibile. In futuro, i Club Fondatori auspicano l’avvio di consultazioni con UEFA e FIFA al fine di lavorare insieme cooperando per il raggiungimento dei migliori risultati possibili per la nuova Lega e per il calcio nel suo complesso.

Dunque, facciamo qualche calcolo: 12 Club Fondatori + 3 in arrivo prima dell’inizio della stagione, che dovrebbe avvenire ad agosto. Inoltre, la competizione si allargherà fino a 20 squadre, con le rimanenti 5 che si qualificheranno per meriti sportivi. E qui sopraggiunge la prima delle tante problematiche che sono emerse nella lotta a distanza – la pandemia, in questo caso, aiuta – tra i vertici del calcio europeo.

La UEFA, infatti, nonostante ciò che potete leggere nel comunicato della nuova Super League, non ha intenzione di rimanere inerme di fronte a questa decisione epocale ed ha minacciato i 12 Club Fondatori di non permettere loro la partecipazione ai rispettivi campionati nazionali. Non solo: se il presidente della UEFA Aleksander Ceferin manterrà la sua promessa, tutti i giocatori delle squadre che hanno aderito e aderiranno alla Super League saranno esclusi da Europei e Mondiali, compresa ovviamente la non propriamente etica manifestazione in Qatar. Ancora, però, non ci si è seduti a tavola.

Domande retoriche sul calcio in divenire

A partire dall’annuncio che ha letteralmente scatenato il putiferio, in Italia e non solo, sono emersi centinaia e centinaia di pareri in merito al carattere (im)morale di questa scelta. Questo presupposto è necessario, perché non toccherò i tasti dell’etica in quest’analisi, dato che non ho ancora una vera e propria opinione definita a riguardo. Semplicemente, cercherò di toccare alcuni tasti che stuzzicano (e continueranno a stuzzicare) la mia perplessità.

Partiamo da ciò che ha spinto la dozzina di superpotenze ad unirsi in questo nuovo progetto: ci sono un sacco di debiti. C’entra anche la pandemia ovviamente, a detta di Florentino Perez, patron del Real Madrid e presidente della nuova competizione. La Super League, secondo il comunicato di cui sopra, “fornirà una crescita economica significativamente più elevata ed un supporto al calcio europeo tramite un impegno di lungo termine a versare dei contributi di solidarietà senza tetto massimo, che cresceranno in linea con i ricavi della lega. Questi contributi di solidarietà saranno sostanzialmente più alti di quelli generati dall’attuale competizione europea e si prevede che superino i 10 miliardi di euro durante il corso del periodo iniziale di impegno dei club. Inoltre, il torneo sarà costruito su una base finanziaria sostenibile con tutti i Club Fondatori che aderiscono ad un quadro di spesa”.

Il primo tassello del puzzle è stato posto dalla JP Morgan, che finanzierà il progetto con 3,5 miliardi di euro. Un progetto, tra l’altro, che non nasce dall’oggi al domani: come riportato da Jacopo Piotto, il dominio commerciale e quello italiano del sito della Super League sono stati acquisiti ad ottobre 2020, con tanto di “COMING SOON” a comparsa. E ora che il soon è diventato now, siamo propri sicuri che continueranno a perdurare le tensioni che si stanno alimentando nelle ultime ore?

I tifosi del Liverpool contro la Super League
I tifosi del Liverpool contro la Super League (Foto: Twitter @SquawkaNews)

Il muro posto dalle federazioni calcistiche inglesi, spagnole ed italiane e dalla UEFA è lecito ed al contempo era ampiamente pronosticabile, sarebbe stato strano il contrario. Ma tendo a non credere del tutto alle promesse dei vertici di questi organismi. Mi spiego: riusciamo ad immaginarci le principali competizioni tra Nazionali senza l’apporto dei fuoriclasse che vestono le maglie delle 20 squadre che parteciperanno alla Super League? Una Coppa del Mondo senza i vari Messi, Ronaldo, Pogba, De Bruyne, Suarez e tanti altri ancora. Lo stesso ragionamento vale per gli Europei che si disputeranno tra poco meno di due mesi.

Inoltre, tanto dal punto di vista economico-finanziario che d’immagine, siamo così convinti che Serie A, Premier League e Liga possano fare a meno delle 12 di cui sopra, senza considerare le ulteriori 8 che si uniranno con altri inviti o qualificazioni raccolte nel corso della stagione? Credo che la risposta ad entrambe le domande sia negativa.

I dubbi, però, non pervengono solo sulle dichiarazioni espresse da Ceferin e dai presidenti delle compagini escluse da questo progetto. Se è emerso un problema economico così elevato, non è di certo una colpa riconducibile solamente alla UEFA o a chi per essa, o perlomeno non in maniera assoluta: il Bayern Monaco, che nel 2020 ha vinto letteralmente tutto ciò che poteva vincere, ha i conti che non si avvicinano nemmeno lontanamente alle sfumature del rosso, ed ha rifiutato la proposta di aderire al progetto, così come il Borussia Dortmund, espressosi duramente in un comunicato. Bada bene, i gialloneri non sono né la prima né l’unica società ad esporsi pubblicamente a riguardo: ci hanno pensato anche Everton e Leeds, tra le altre.

Apparecchiate la tavola

La UEFA, tra le varie risposte giunte nelle ultime ore a dir poco incandescenti dal punto di vista mediatico, ha anticipato l’intenzione di eliminare dalle competizioni in corso i Club Fondatori: si tratta di Manchester City, Chelsea e Real Madrid in Champions League (dove dovrebbe vincere il PSG a tavolino, presumo) e di Manchester United ed Arsenal in Europa League (dove la Roma dovrebbe sfidarsi in finale contro il Villarreal, a questo punto).

Non solo: ha confermato il nuovo format della Champions League che partirà nel 2024, con un unico gruppo da 36 squadre e con degli inviti previsti. Una soluzione che al momento vede una luce fioca all’orizzonte ed in cui la meritocrazia di cui la UEFA si sta facendo paladina emerge solo a tratti. E dunque, la fantomatica soluzione al rebus calcistico che si verrà a creare nelle prossime settimane quale sarebbe?

La risposta, com’è ovvio che sia, è ancora ignota. Ma scordiamoci le frecciate a distanza a cui abbiamo assistito nel lunedì più concitato che il calcio moderno abbia vissuto. Ci sarà una tavola imbandita, in cui torneranno a sedersi i 12 esuli per pianificare il futuro dello sport più seguito nel Vecchio Continente. Il terremoto causato dalla Super League è solo la prima di una serie di scosse di assestamento, quelle che tengono realmente occupati gli attori in gioco.

Nella sua eccellente analisi sull’annuncio della nuova competizione e su ciò che ha scaturito, Carlo Alberto Carnevale Maffè ha definito il calcio “l’unica Netflix naturale e globale del continente”. Con o senza Super League, inizierà una nuova stagione che sta facendo storcere il naso a molti. Si guarderà anche questa.

Pubblicato da Cesare Milanti

Classe 2000, nasce, cresce e corre con la voglia di scrivere. Il calcio ed il basket le sue passioni, la voglia di raccontarli la sua predilezione. È l'autore de "Il pipistrello sulla retina".

Commenti