Breve storia delle armi negli Usa: un diritto sacro

Breve storia delle armi negli Usa: un diritto sacro

La storia è sempre la stessa da tempo. C’è una strage negli Stati Uniti; l’opinione pubblica per qualche ora va nel panico e si rende conto che c’è un problema; ci si chiede se gli americani siano matti ad avere tutte quelle armi; il presidente di turno (quasi) sempre si presenta al Congresso dichiarando di voler smantellare il sistema delle armi, o quanto meno depotenziarlo.

Solo che poi la legge non passa; l’incendio davanti agli occhi dell’opinione pubblica si spegne e non se ne fa niente. Tutto resta come prima, almeno fino alla prossima strage.

È successa la stessa cosa lo scorso 23 marzo, quando 10 persone sono rimaste uccise per una sparatoria avvenuta in un supermercato in Colorado. Pochi giorni prima c’era stato un evento analogo ad Atlanta. In occasione del terzo anniversario della sparatoria di Parkland in Florida, Biden aveva detto al Congresso – l’organo legislativo del Governo federale Usa – che era necessario “intervenire subito con riforme di buon senso. Questa amministrazione non attenderà la prossima sparatoria di massa“.

Era il 14 febbraio. Dopo quelle dichiarazioni, di sparatorie di massa ce ne sono state tante, dato che le statistiche parlano di circa un evento di questo tipo al giorno. E così dopo circa un mese, dopo le ennesime stragi di massa, Biden è tornato a parlare al Congresso chiedendo di approvare una legge per rendere più difficile l’acquisto di armi.

Le proposte sono due: allungare il tempo di controllo dell’FBI per chi compra armi, dato che ora il limite concesso è di 3 giorni, e fare controlli anche su chi acquista online, a una fiera o da altri proprietari.

Per far approvare questa legge in Senato servono almeno 60 voti su 100. I democratici sono 50, e calcolando che anche i più conservatori tentennano dato che sarebbe una scelta impopolare, molto probabilmente non se ne farà nulla un’altra volta.

A questo punto le domande su quale sia il rapporto tra armi e Stati Uniti sono tante. Partiamo dalla prima, la più basilare.

(AP Photo/Ringo H.W. Chiu)

Come si acquistano le armi negli Usa?

È bene capire che essendo una repubblica federale, i 50 stati mantengono in parte la propria sovranità, e quindi in materia di armi non esistono regole a livello federale che uniformino i parametri d’acquisto. Ci sono però delle caratteristiche comuni che permettono di avere un quadro della situazione.

Le armi possono essere acquistate in molti modi e in molti luoghi. Armerie, alcune aree di grandi supermercati (in genere nella sezione “sport”), da privati cittadini, online e in alcune fiere che vengono organizzate ogni settimana su tutto il territorio.

I “controlli preventivi” (backgounds checks), vengono fatti solo in caso di acquisto in negozio. Questi controlli consistono nella compilazione di un modulo con dati anagrafici dell’acquirente e un questionario che ne fa una panoramica su stato mentale, precedenti penali, uso di farmaci e altro. A quel punto il venditore invia i documenti all’FBI che fa un controllo incrociato ed entro 3 giorni deve esprimersi. Al momento non ci sono leggi federali che impediscano alle persone nelle liste antiterrorismo di acquistare armi, come testimonia la strage di Orlando.

Una stima dice che solo all’1% degli acquirenti viene vietato l’acquisto di armi.

Le leggi federali si limitano a vietare il possesso di armi da fuoco ai minori di 18 anni, limite che sale a 21 per l’acquisto di pistole e fucili. Le long guns, invece – le armi da tenere con entrambe le mani – possono essere acquistate a partire dai 18 anni, anche se alcuni stati hanno cambiato un po’ le regole, soprattutto quelli rurali in cui c’è la tradizione della caccia. (In Vermont ad esempio si può vendere una pistola a chi ha 16 anni).

Dopo la strage di Parkland, Trump aveva proposto di alzare l’età minima a 21 anni per l’acquisto di alcune armi da fuoco, ma poi ha fatto un passo indietro perché, a suo dire, non aveva sufficiente appoggio politico.

Dal 1968, in teoria, non possono più acquistare armi: i colpevoli di reati; immigrati clandestini; chi fa uso di stupefacenti o psicofarmaci e chi è soggetto a ordinanze restrittive. Ma la realtà poi è un’altra storia.

Viene da chiedersi: perché nessuno fa qualcosa per ribaltare il dato che vuole che ci siano più armi presenti sul territorio americano che cittadini americani? Perché ci sono 357 milioni di armi e 328 milioni di persone? La risposta si trova direttamente nella Costituzione americana.

Secondo emendamento

La storia della ratifica della Costituzione americana è lunga e densa di spunti utili per capire comportamenti e relazioni che tutt’ora animano gli Stati Uniti. Basti sapere che fu scritta nel 1787, ratificata nel 1788 ed entrò in vigore nel 1789. I primi 10 emendamenti, noti come “Bill of Rights” (Carta dei Diritti), offrono protezioni per libertà personali e giustizia, ponendo restrizioni ai poteri del governo.

Il secondo emendamento è quello che riguarda le armi.

“Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben organizzata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere infranto”.

Questo emendamento entrò in vigore il 15 dicembre 1791. Ventisette parole che hanno creato e tutt’ora creano scontri all’interno di tutti gli Stati Uniti. Qual è il significato profondo del Secondo emendamento? Vuol dire che il diritto a portare armi è dato ai cittadini con il fine di creare una milizia, o che le milizie sono state create come conseguenza del diritto a portare le armi degli americani?

Per molto tempo ha tenuto banco questo dibattito, che però negli ultimi anno ha subito una svolta favorevole all’interpretazione conservatrice. Ci sono state due sentenze che regolano la storia recente e regoleranno quella futura.
La prima è la sentenza District of Columbia vs Heller: i giudici del tribunale hanno stabilito che il controllo delle armi è incostituzionale.
La seconda, arrivata due anni dopo quella di Heller, è la sentenza McDonald vs Chicago: l’interpretazione viene estesa ai cinquanta stati americani, obbligando le legislazioni statali ad adeguarsi.

L’idea alla base del Secondo emendamento è che la nazione è libera solo quando riesce a difendersi da sola. A quei tempi, dopo l’unione degli Stati, c’era il timore che indiani pellirossa, banditi e coloni europei potessero minacciare gli Stati Uniti. La dottrina Monroe, elaborata dopo l’indipendenza dal Regno Unito, rafforzava l’individualismo statunitense e il patriottismo. Veniva così instillata l’esigenza di difendersi e di essere sempre pronti a far valere il principio delloStand Your Ground, che vuol dire “difendi la tua terra”, il nome che ha assunto nel 2005 la legge che in Florida stabilisce che non si possa iniziare un’azione penale nei confronti di chi utilizza un’arma contro qualcuno che lo attacca, anche se ha la possibilità di fuggire dall’assalito.

Quindi: le cose come stanno ora, vanno bene a tutti? La risposta è un “no” dai risvolti sorprendenti. Se infatti il 47% degli statunitensi ha dichiarato di volere regole più rigide per la vendita delle armi, il 38% ha affermato che vuole che rimanga così e il 14% che debbano essere addirittura meno rigide. Un paradosso, no?

Più armi, più sicurezza

Il paradosso più grande è proprio questo. Gli americani credono che aumentare il numero di armi sia il modo migliore per diminuire la violenza. Insomma: più armi, più sicurezza. Non a caso Trump, invece di aumentare i controlli per gli acquisti sulle armi e aumentare l’età per l’acquisto, ha proposto di addestrare gli insegnanti americani a usare un’arma da fuoco, permettendo loro di portarla a scuola per rispondere a un eventuale attacco. Questa è l’idea per arginare il fenomeno diffuso degli “school shootings”.

Solo che i numeri dicono esattamente il contrario: più armi sono presenti in un paese, più avvengono sparatorie e stragi di massa. Il diritto stabilito dal Secondo emendamento è sacro tanto quanto quelli di espressione e di voto, per questo 1 americano su 3 è armato. Per questo dal 1980, 44 stati hanno approvato leggi che garantiscono ai civili di portare un’arma per protezione personale.

Ed è sempre per questo motivo che tra il 1966 e il 2012, un terzo delle stragi mondiali sono avvenute negli Stati Uniti. La diretta conseguenza di tali numeri, è che gli Usa costituiscono il 4,4% della popolazione terrestre, ma hanno il 42% dei civili armati nel mondo.

La cultura americana dell’individualismo, se da una parte ha favorito un macro sviluppo a livello economico e sociale, ha anche l’effetto collaterale di lasciare molte persone isolate. Uno studio del 2018 dell’American College of Surgeons effettuato su 150 comunità, ha individuato una forte correlazione tra il difficile accesso all’assistenza psicologica e alle cure psichiatriche e le azioni violente di singoli individui. L’85% degli autori di strage, era mentalmente malato e aveva scarso accesso ai “professionisti della salute mentale”.

L’altro grande motivo che spinge ad agire è la disuguaglianza sociale, che crea repressione e violenza. Due ingredienti che uniti alla facilità di accesso alle armi, provocano le conseguenze di cui stiamo parlando.

 

NRA

L’ultimo tassello per capire la cultura americana delle armi è l’NRA. La National Rifle Association è stata fondata nel 1871 poco dopo la secessione. La NRA è un’organizzazione un’associazione sportiva e venatoria che nel tempo si è evoluta sino a diventare parte integrante della politica americana. Non è sempre stata l’entità che abbiamo davanti agli occhi oggi, tanto che nel 1934 appoggiò il “National Firearms Act”, uno dei provvedimenti più importanti per il controllo delle armi negli Stati Uniti.

La svolta è avvenuta nel 1975, quando fu creato l'”Institute for Legislative Action” che anche oggi esiste; un istituto con il fine di influenzare le decisioni politiche. Obiettivo pienamente raggiunto. “Non si potrà violare il diritto dei cittadini di possedere e portare armi” è diventato il motto principale e così NRA è diventato sinonimo della rappresentanza conservatrice americana che vuole mantenere il diritto alle armi oltre ogni logica.

Ronald Reagan fu il primo presidente ad essere eletto col sostegno dell’NRA e fu proprio durante i suoi due mandati che venne interpretato il Secondo emendamento da un punto di vista di diritto “individuale” e non “collettivo”. Da quel momento è iniziato il climax ascendente che ha portato 1 civile su 3 ad armarsi.

È l’enorme potere dell’NRA che ha impedito ad Obama di depotenziare il sistema delle armi e che durante ogni elezione presidenziale finanzia con centinaia di milioni di dollari il candidato meno avverso alle armi, e quindi quello repubblicano. Pur essendo apartitico infatti, l’ideologia dell’NRA è di stampo filo-repubblicano, la cui base elettiva approva le armi.

Ora che ci sono tutti gli elementi a disposizione, risulta più chiaro capire perché non è facile parlare di “rimozione delle armi” come soluzione per evitare stragi di massa.
Le armi sono un elemento culturale radicato in un contesto troppo profondo per gli americani.
Abbracciano storia, tradizione, patriottismo, sicurezza e successo. Ognuno di questi elementi è associato alle armi.
Ecco perché non passerà in Senato la proposta sul controllo delle armi di Biden.
Come già successo decine di volte in passato.

Pubblicato da Federico Roberti

Da sempre guardo il mondo con gli occhi di chi ne è avidamente curioso. Da sempre provo a trasformare la mia curiosità in parole e in articoli. Da poco, pochissimo, sono il direttore di Zeta. Cosa vuol dire questo? Solo che mi guarderò di più intorno e le mie parole avranno un peso maggiore.

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