L’amministrazione Biden al bivio delle politiche dell’immigrazione

L’amministrazione Biden al bivio delle politiche dell’immigrazione

“Non venite qui.” Questo il messaggio che il neo-eletto Presidente degli USA Joe Biden ha rivolto, durante un’ampia intervista esclusiva ad ABC News, ai migranti che cercano di attraversare il confine tra Stati Uniti e Messico. Non esattamente il segnale di un cambio di passo radicale rispetto alle politiche anti-immigrazione di tolleranza zero che hanno caratterizzato l’amministrazione precedente.

Cosa sta succedendo al confine sud-occidentale degli USA?

Basta leggere i dati riportati dalla U.S. Customs and Border Protection, il principale organo di polizia federale preposto a garantire la sicurezza delle frontiere americane (l’equivalente della Guardia di Finanza italiana), per capire che la presidenza Biden si trova davanti ad una crisi migratoria e umanitaria sempre più pressante, che si aggiunge alla crisi economico-sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19 (che ad oggi è costata la vita a più di 540 mila americani). Sono oltre 100 mila le persone che hanno raggiunto il confine tra Messico e Stati Uniti a febbraio del 2021, il 28% in più di gennaio e quasi il triplo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Di queste, circa 9.500 sono minori non accompagnati.

Photo by Markus Spiske on Unsplash
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Dai dati si osserva anche che non si tratta di un fenomeno improvviso, ma di un trend cominciato mesi fa, sotto la presidenza Trump. Secondo le stime del nuovo Segretario della Sicurezza Interna (Secretary of Homeland Security) Alejandro N. Mayorkas, se l’afflusso di migranti al confine sud-occidentale dovesse mantenere questi ritmi nel resto del 2021 gli agenti di frontiera americani dovranno gestire il numero più alto di arrivi degli ultimi 20 anni.

Al di là della freddezza dei numeri e delle statistiche, vi sono storie di uomini, donne, ragazzi/e e bambini/e che hanno deciso di intraprendere un viaggio terribilmente pericoloso, incoraggiati dalle promesse di Biden di conferire un carattere più umano e aperto alla sua politica migratoria e dai trafficanti che fanno leva su questa svolta annunciata per aumentare il loro giro di affari. Sono storie come quella di Francisca Aguilar Garcia, che ai reporter del Wall Street Journal ha raccontato il proprio cammino. Insieme al marito, ai due figli e ad un nipote, Francisca si trova in un  accampamento a Tijuana (Messico) e da settimane dorme insieme a loro sui marciapiedi in attesa di poter richiedere asilo ed entrare sul suolo americano. Sono scappati dall’Honduras, dove i figli e il nipote di Francisca erano diventati bersagli di gang locali che avevano già ucciso suo padre e suo fratello.

Quella di Francisca è solo una delle tante drammatiche storie di persone che hanno attraversato l’America Centrale e il Messico nella speranza di ottenere asilo nel territorio americano, fuggendo da situazioni di estrema povertà, criminalità organizzata e disastri naturali nel cosiddetto Triangolo del Nord (composto da Guatemala, Honduras ed El Salvador). Il tutto spesso con l’intervento dei trafficanti di esseri umani e dei cartelli della droga.

Uno degli aspetti più drammatici di questa vicenda è quello rappresentato dai cosiddetti unaccompanied minors, i minori non accompagnati. Si tratta di bambini e ragazzi immigrati che sono arrivati al confine senza i genitori o i tutori legali e vengono presi in custodia da parte degli agenti di frontiera (Border Patrol) e trattenuti fino ad un massimo di 72 ore, per poi essere trasferiti in strutture facenti capo al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (Department of Health and Human Services, DHHS), dove verranno poi affidati ai c.d. sponsor, che di solito sono genitori, parenti o amici di famiglia già residenti negli Stati Uniti. Tuttavia, il processo risulta ben più complicato di così.

Secondo quanto riportato da NPR, questi minori attualmente vengono trattenuti dagli agenti del Border Patrol in media 117 ore, ben oltre il massimo di 72 ore previste, ammassati in strutture dalle condizioni igienico-sanitarie altamente precarie. Anche le strutture del DHHS si trovano in difficoltà, dal momento che fino a marzo 2021 hanno dovuto accogliere i minori non accompagnati in numero limitato secondo quanto prescritto dai protocolli anti-covid. Al 20 marzo 2021, oltre 5,000 ragazzi sono sotto la custodia del Border Patrol e circa 10,500 vivono nelle strutture del DHHS. Nonostante il Segretario di Homeland Security Mayorkas abbia assicurato che presto saranno pronte strutture aggiuntive che affiancheranno quelle già esistenti e il DHHS abbia notificato il Congresso dell’apertura di una nuova struttura a Pecos (Texas), permangono le critiche all’amministrazione Biden per la gestione disordinata di questa crisi e una comunicazione non sempre coerente.

La risposta dell’amministrazione Biden

Joe Biden e Kamala Harris hanno condotto una campagna presidenziale sull’onda dello slogan Build Back Better, con la promessa di modificare, rivedere o abrogare molte delle politiche messe in campo dall’amministrazione Trump in svariati settori, inclusa la politica migratoria e di asilo. Su tale questione, il ticket Biden-Harris ha puntato su un approccio più aperto, di accoglienza e rispetto dei diritti umani.

Qualche risultato è stato già raggiunto in questo senso: dalla sospensione della costruzione del muro al confine tra USA e Messico, all’abrogazione del cosiddetto “Muslim Ban” con cui Donald Trump aveva negato l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette (poi diventati sei) Paesi a maggioranza musulmana, fino all’impegno a preservare il programma DACA, (Deferred Action for Childhood Arrivals) invitando il Congresso a proporre e approvare misure che diano ai “Dreamers” uno status legale e gli consentano di ottenere la cittadinanza americana in tempi brevi. Quanto alla situazione del confine sud-occidentale, il Dipartimento di Homeland Security aveva annunciato la sospensione delle espulsioni per 100 giorni, che tuttavia è stata bloccata dalla sentenza di un giudice federale del Texas nominato da Trump.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Nonostante tutte queste misure, quello che emerge dai primi due mesi di presidenza Biden, è che il neo-eletto presidente degli Stati Uniti non stia adottando un approccio poi così diverso dal suo predecessore nella sostanza. La maggior parte delle famiglie e degli adulti continua essere espulsa sulla base del Titolo 42, una misura di salute pubblica adottata nel 1944 dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e raramente implementata, che permette all’esecutivo di chiudere le frontiere ed bloccare i flussi migratori nel caso di una grave emergenza sanitaria.

A partire dal marzo 2020, l’amministrazione Trump ha sfruttato la pandemia da COVID-19 e tale regolamento per dare un’accelerata alle espulsioni di persone che avrebbero potuto legalmente richiedere asilo e recarsi in tribunale per le procedure di asilo. Il provvedimento investiva sia famiglie e adulti single, sia i minori non accompagnati. Questo fino a novembre 2020, quando sotto la spinta dell’American Civil Liberties Union (ACLU) un giudice federale ha emesso un’ingiunzione per interrompere l’espulsione di questi ultimi, affermando che il Titolo 42 non consente le espulsioni, nemmeno durante una pandemia. Questa pronuncia si allinea con quanto annunciato dal Segretario Mayorkas durante un’intervista a CBS This Morning: “Spero che [questi ragazzi non accompagnati] non intraprendano quel viaggio pericoloso, ma se lo faranno, noi non li espelleremo.” Tuttavia le altre categorie di migranti e richiedenti asilo continuano ad essere respinte al confine ex Titolo 42 anche sotto la presidenza Biden: secondo le stime dell’organizzazione United We Dream, al 15 marzo sono state oltre 127 mila le espulsioni.

Questa situazione ha portato le famiglie di migranti provenienti dall’America Centrale a dover affrontare una scelta durissima: essere respinti insieme ai propri figli e tenerli con sé nei campi al di là del confine oppure fare attraversare a loro il confine da soli, cosicché possano essere tenuti in custodia dal DHHS e sperare che ottengano da soli l’asilo e l’affidamento ad uno sponsor. Si tratta a tutti gli effetti di quella che POLITICO definisce una nuova forma di separazione delle famiglie (family separation), che non avviene più ad opera degli agenti di frontiera americani (come successo durante la presidenza Trump), ma all’interno delle famiglie stesse, negli accampamenti allestiti al confine.

Nel frattempo, i Democratici alla Camera hanno approvato due importanti misure in materia di immigrazione che hanno avuto il consenso di entrambe le ali del partito: HR6 (American Dream and Promise Act of 2021), che apre la strada per la regolarizzazione e la cittadinanza agli immigrati che sono entrati illegalmente negli Stati Uniti da minorenni, e HR1603 (Farm Workforce Modernization Act of 2021), che riguarda la regolarizzazione dei migranti impiegati nel settore agricolo. Questi due provvedimenti erano legate ad un ambizioso piano di riforme delle politiche migratorie (l’US Citizenship Act of 2021), depositato alla Camera a febbraio, ma che ha scarse possibilità di essere approvato considerata la risicata maggioranza dei Democratici nella House (dove sarebbe ostacolata dai membri più moderati del partito Democratico) e ancora minori chance al Senato, dove Democratici e Repubblicani hanno 50 senatori a testa e la regola del filibuster richiede almeno 60 voti per approvare una proposta legislativa.

Joe Biden durante la sua campagna elettorale

Biden tra due fuochi

Joe Biden ha quindi di fronte a sé una crisi umanitaria che si aggrava giorno dopo giorno e si ritrova a doverla affrontare sotto le pesanti critiche che provengono da più parti, sia dai Repubblicani e dai conservatori, sia dall’ala più progressista e di sinistra dei Democratici. Come prevedibile, infatti, i primi non hanno perso tempo a capitalizzare sulla questione ed evidenziare tutte le criticità e problematiche che la Casa Bianca sta affrontando nella gestione della frontiera sud-occidentale, invocando lo spettro della “carovana” di migranti pronta ad invadere gli Stati Uniti.

Secondo il GOP, questa crisi è la dimostrazione del fallimento di Biden e della mancanza di leadership del presidente, nonché un esempio di ciò che succede quando i Democratici prendono il controllo dell’esecutivo e scartano il progetto di ampliamento e completamento del muro di Trump. Il leader dei Repubblicani alla Camera dei Deputati, Kevin McCarthy, non usa mezzi termini: “Sono venuto qui perché ho sentito della crisi. È peggio di una crisi – questo è uno strazio dell’umanità,” ha riferito McCarthy ai giornalisti durante una visita a El Paso, Texas. “Questa crisi è il risultato delle politiche di questa nuova amministrazione. Non si può che definire una crisi del confine di Biden (a Biden border crisis).” Nemmeno le dichiarazioni del Presidente Biden e del Segretario Mayorkas volte a dissuadere i migranti dall’attraversare il confine e a rassicurare sulla chiusura del confine stanno riuscendo a placare le critiche del partito Repubblicano.

Dalla parte opposta dello spettro politico, l’area più progressista del partito Democratico non ha risparmiato aspre critiche all’approccio dell’amministrazione Biden, considerato non dissimile da quello ritenuto disumano del suo predecessore. Deputati come Alexandria Ocasio-Cortez e Ilhan Omar stanno cercando di fare pressione su Biden affinché mantenga le promesse elettorali su una politica migratoria più assennata e una gestione dei flussi più umana ed empatica, e hanno criticato l’amministrazione per le condizioni al limite dell’umano in cui sono tuttora trattenute migliaia di persone al confine nelle strutture del Border Patrol e del DHHS.

Insomma, Joe Biden ha una bella gatta da pelare, nel bel mezzo della lotta alla pandemia: a meno che non riesca a dimostrare di saper gestire l’aumento del flusso migratorio e le pressioni provenienti dal proprio partito e da quello Repubblicano, la situazione al confine potrebbe rivelarsi un’arma centrale nella strategia elettorale del GOP per mobilitare il proprio elettorato e potrebbe costare ai Democratici diversi seggi nel 2022, soprattutto in quegli Stati in bilico come la Georgia e l’Arizona, che Biden ha vinto per poche migliaia di voti il 3 novembre 2020. In più, questa crisi alla frontiera con il Messico sta avendo l’effetto di rallentare (e potenzialmente, di arrestare completamente) i piani di riforma complessiva del sistema migratorio su cui il team Biden aveva basato la campagna elettorale. Così come lo era stato nella campagna presidenziale del 2016 e per tutti i quattro anni dell’amministrazione Trump, il tema dell’immigrazione e della gestione dei flussi migratori si appresta ad essere terreno di un accesissimo scontro in vista delle elezioni di midterm del 2022.

 

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Pubblicato da Carlo Zarcone

Sono un millennial che scrive su Zeta e pensa di avere qualcosa da dire. Neolaureato magistrale in International Affairs e interessato alla politica e cultura a stelle e strisce, ho studiato e lavorato in Francia, Stati Uniti e Canada. Sogno nel cassetto? Fare di una giornata a Washington DC la mia normalità

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