Roma canta Roma: 10 versi che omaggiano la città eterna

Roma canta Roma: 10 versi che omaggiano la città eterna

Roma, città di storia, miti e arte. Ogni tipo di arte, tra cui naturalmente la musica. Dalle note di stornelli alle strofe dei cantautori, la storia della musica italiana è stata sempre legata a doppio filo con la città eterna, vuoi per il suo carattere suggestivo, vuoi perché i romani non possono fare a meno di celebrare le proprie origini. La storia della musica a Roma e su Roma si dipana negli anni, fino a giungere ai giorni nostri, quando l’ispirazione della città eterna è ancora ben visibile, anzi udibile.

Sono tantissimi i cantanti romani della nuova scena musicale, che sia l’itpop che domina le classifiche, il rap che anima le strade e o l’indie nel suo grande momento di gloria. Nella miriade di parole e note musicali che come un profluvio incontrollabile animano le nostre vite quotidiane, abbiamo selezionato dieci versi di cantanti contemporanei che omaggiano Roma nei suoi innumerevoli significati.

“Te dimmi dove sei, mi faccio tutta Roma a piedi” 

La più grande dedica d’amore di un romano. Dalle note di “Sempre in due”, estratto dal fenomeno musicale “Polaroid”, disco che ha consacrato due baluardi della nuova scena romana come Carl Brave e Franco 126, prima della loro separazione, ancora troppo difficile da superare. Fare tutta Roma a piedi è un’impresa enorme, ai limiti del sovrumano. Equivale a fare il giro del mondo, perché per un romano la sua città è il mondo intero. Farsi tutta Roma a piedi è un puro e semplice inno d’amore.

“Ho detto una bugia alla Bocca della Verità, ti ho spaventata ho fatto finta che mi si stava a magnà”

Carl Brave in “Spunte Blu” canta una delle più pittoresche leggende riguardanti Roma. Il mito narra che la Bocca della Verità, in principio un tombino, avesse il potere di pronunciare oracoli. Al celebre mascherone è legata la storia secondo cui se si infila la mano nella sua bocca non si può mentire, pena la mutilazione dell’arto. Una storia incredibile naturalmente, ma vi sfido a trovare un romano che abbia mentito mettendo la mano nella Bocca della Verità. Perché, come si dice da queste parti: “Nun se sa mai”.

Roma

“Siamo due fiori cresciuti male, sul ciglio della tangenziale”

Dedica malinconica di Gazzelle in “Destri”, che esemplifica il disagio urbanistico che affligge Roma come tutte le grandi città. I grandi spazi verdi che vengono mangiati dal cemento di strade e costruzioni, la tangenziale come simbolo delle grandi opere moderne, i fiori che resistono, inesorabili, al tempo. A Roma si cresce così, come due fiori sul ciglio della tangenziale, in perenne conflitto tra la modernità e l’antichità, nel riflesso perfetto della città eterna. È però anche la fotografia di un legame inscalfibile, di resistenza perpetua, di capacità di sopravvivere, insieme, anche nei contesti più ardui.

“Per te mi sarei fatto tutto il Lungotevere in macchina, nell’ora di punta di questa città”

Il grande demone di ogni romano: il traffico. Roma è una città costantemente congestionata, un oceano di macchine costantemente in fila, che sia sul raccordo o sulle strade del centro. Un’attesa snervante, nel caldo dell’asfalto infuocato, mettersi volontariamente nel traffico di Roma è un atto di devozione unico. Franco 126 canta questa condizione, estrema e unica, in “Lungotevere” in featuring con altri due rappresentati della celebre crew romana “Lovegang”, Ugo Borghetti e Asp126.

“Il biondo Tevere bagna i suoi argini. Le nostre vite al margine tu non le immagini”

Roma è una città che vive di margini, di periferie, di bordi. Ai limiti di Roma la vita è più varia che mai ed è stata sempre celebrata, è parte integrante del suo carico culturale. Achille Lauro in “Roma” canta proprio quest’esperienza, questa vita ai margini, spesso precaria e accidentata. È un riflesso dell’esperienza del cantante, ma anche di tante vicende individuali che assurgono a un tono universale nella variopinta frenesia dei bordi della Capitale.

 

Roma

“Ho visto dallo specchio quella scritta Roma, ho letto ‘Amo’”

Un’altra dedica di Carl Brave alla sua città in “Pub Crawl”. Un gioco di riflessi, caro a ogni romano: Roma diventa AmoR e viceversa, l’amore si esalta nella sua assolutezza. In giro per la città, invischiato in un ubriacante pub crawl, Carl Brave si perde ad ammirare la bellezza di Roma e percepisce con forza quel sentimento di amore che lo lega alla città. Un’esperienza che vive ogni romano, che ciclicamente si perde nella grande bellezza che lo circonda, fuoriesce da sé e nel suo riflesso non vede più Roma, ma solo AmoR.

“Mi perdo dentro Mamma Roma”

La pasoliniana Mamma Roma torna nella dedica, inedita, di Coez per la sua città d’adozione. “Mamma Roma” è una canzone che l’artista esegue nei suoi live nella Capitale, nei momenti di massima tensione emotiva. Tradizionalmente Roma è mamma, amorevole e protettiva, cui i suoi figli sono uniti da un legame carnale, morboso e ossessivo. Il romano è innamorato della propria madre, vive una sorta di metaforico complesso di Edipo che spiega questo legame profondo, spesso esagerato cui è vincolato.

“Sono incasinato come Roma nei sabato sera, che si spegne, ma non dorme mai”

Peter White in “Sabato sera” si identifica con i frenetici sabato sera romani, costantemente vivi, che possono affievolirsi, ma mai sopirsi. È una metafora dell’anima di questa città, sempre costantemente viva, anche nei momenti più bui. Roma è una città che vive nel suo riflesso eterno, mantiene sempre la propria vitalità perché è ormai cristallizzata nella sua storia.

“Con questa Roma troppo grigia che ci fa pensare”

Il disagio giovanile è cantato nel brano d’esordio degli PSICOLOGI, “Diploma”, un grido generazionale che rappresenta una componente corposa della città. È l’anima giovane della città, la parte introspettiva di un panorama grigio, offuscato perché senza evidenti prospettive. Il fatto è che è Roma è una città eterna, ma lenta e la frenesia dei giovani la scuote come un fulmine che squarcia il cielo sereno.

“La città della lupa è una tartaruga”

Il trionfo del binomio eternità-lentezza è cantato da Carl Brave, ancora in “Pub Crawl”. È un verso che racchiude il segreto della bellezza di Roma: tutto dipende dai tempi lenti della città, dalla calma. I marmi, le statue, i ponti, le strade, tutto a Roma ha migliaia di anni, ha passato qualsiasi evento abbia toccato questa terra ed è rimasto lì, a testimonianza della grandezza e unicità di questa città. Non a caso, della città eterna.

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Pubblicato da Danilo Budite

Romano, innamorato della città eterna. Scrivo e parlo di tutto ciò che mi circonda

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