Diritti degli animali: il deserto delle tutele

Diritti degli animali: il deserto delle tutele

Si sente freneticamente parlare di diritti umani, spesso per allarmare su certi abissi dove l’eguaglianza è un’utopia. Ma ben poco si sente parlare di diritti degli animali, se non da parte di certi contesti spesso accusati di fanatismo. Tutto fa pensare che anche nei diritti ci sia una gerarchia e che il mondo animale, in quanto a diritti, meriti la definizione di deserto delle tutele. Se già i diritti umani risultano frammentati, i diritti del mondo animale sono all‘ultimo posto, in tutto e per tutto di serie B.

I DIRITTI ANIMALI NELLA FILOSOFIA

Il pensiero umano, dalla filosofia fino alla scienza prettamente giuridica, ha stabilito che l’uomo abbia, sin dalla nascita, un’armatura di diritti inalienabili. Da sempre l’uomo ha avuto interazioni costanti con il mondo animale. Ha però da sempre dato libero sfogo alla sua indole dominatrice, andando ben oltre la fisiologica piramide della catena alimentare. Resta da chiedersi se, ad oggi, vi sia un apparato di garanzie che risolvano la dialettica uomo-animale.

In realtà, l’uomo ha cominciato ad addentrarsi in questa sfida antropologica sin dagli albori.  Alla base del pitagorismo, infatti, c’è il dovere dell’uomo di rispettare gli animali e di assumere una dieta vegetariana. Lo stesso Plurarco, illustre storiografo, avvertì l’eco della problematica animalista. Egli così scriveva: “Come poté la vista sopportare l’uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l’olfatto resse il fetore?”. Sin dalla preistoria, la caccia e la pesca hanno spesso dato il via a sanguinosi massacri.

Ma soltanto nelle fasi più progredite del pensiero umano c’è chi, spingendosi aldilà, addirittura volle sfatare il protagonismo umano. David Hume, filosofo scozzese del Settecento, sostenne infatti che gli animali sarebbero dotati di ragione al pari dell’uomo.
Passiamo a Jeremy Benthan, filosofo inglese fondatore dell’utilitarismo, che scrisse come sarebbe arrivato il giorno in cui anche gli animali avrebbero acquistato i loro diritti e avrebbero definitivamente superato la tirannia dell’uomo.

Facendo un salto temporale, possiamo asserire che gli animali, nella loro diversità, sono stati finalmente emancipati dalla loro condizione di inferiorità e sottomissione? In realtà nell’ultimo secolo e mezzo la problematica animalista ha avuto risvolti assolutamente rilevanti. Nel 1975, Peter Singer pubblica il celebre saggio “Liberazione animale”, dove elabora la sua teoria della pari considerazione degli interessi.

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’ANIMALE

Nel panorama internazionale, una codificazione consolidata dei diritti animali ha visto la luce nel 1978.  Nella sede UNESCO di Parigi in quell’anno è stata emanata “La Dichiarazione Universale dei diritti dell’animale”. Pur non avendo valore giuridico, ha comunque avuto il merito di aver estrapolato dalla dottrina una serie di diritti cardinali, ipotizzando un’ideale concordia tra l’umano e l’animale. Ma non solo. Riecheggiando il principio dell’eguaglianza formale cristallizzatosi nel costituzionalismo novecentesco, si afferma l’eguaglianza anche tra le stesse specie animali. L’articolo 1 recita:  “Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza”.

Diritti degli animali
Evoluzione del logo WWF

LE PIU’ IMPORTANTI ASSOCIAZIONI ANIMALISTE

L’ENPA rientra tra le più antiche associazioni animaliste Italiane, fondata addirittura nel 1871, da Timoteo Riboli, medico emiliano. Ricordiamo poi la Lega Antivivisezione, che ha come fine principale quello relativo all’abolizione della vivisezione degli animali. Ma il fenomeno ha avuto enorme risonanza, anche attraverso associazioni che si occupano di salvaguardare singole specie animali.  Il Progetto Grande Scimmia (in inglese  Great Ape Project) è un’associazione internazionale che si propone di ottenere, da parte dell‘ONU, una Dichiarazione dei Diritti delle Grandi Scimmie. E ancora, ad esempio, l’associazione TURSIOPS, creata nel 1993 per lo studio e la protezione dei cetacei.

Tra le più famose organizzazioni internazionali che si battono per i diritti degli animali spicca il WWF. Fondata nel 1961, la sua icona è il famigerato panda gigante, considerato il simbolo della conservazione della natura. Senza contare lo spazio mediatico dato al movimento del veganesimo. Esso sottende chiaramente un atteggiamento di protesta contro il consumo di carne, non aberrato in sé, ma in riferimento alle vessazioni che gli animali ricevono all’interno degli allevamenti.

I MALTRATTAMENTI SUGLI ANIMALI

In Italia, il maltrattamento di animali è penalizzato ai sensi dell’art.544-ter c.p, che punisce chi cagioni una lesione ad un animale (o lo sottopone a sevizie, comportamenti, fatiche o lavori insostenibili) con una pena di reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 3000 a 50000 euro. Pena aggravata nel caso in cui da ciò, oltre che dalla somministrazione di sostanze nocive all’animale, ne derivi la morte.

Ed ecco che, se fino ad ora abbiamo dato vita ad un panorama di forte adesione, ci rendiamo conto che la realtà presenti sconfortanti aree oscure. Nel mondo, due animali su tre vengono allevati intensivamente. L’allevamento intensivo consiste in una particolare attività agricola che non sottintende alcun nesso funzionale con un fondo. Ciò vuol dire che gli animali spesso vivono in un ambiente confinato, in assenza di terreno, illuminazione naturale e quindi in condizioni invivibili. Gli animali ricevono inaccettabili vessazioni, spesso sono chiusi in gabbia, come ostaggi. In sostanza, all’interno di questi ambienti gli animali diventano macchine produttive senza vita e dignità, esiliati dai loro habitat.

 

L’esperienza ci mostra che questa alterazione provoca l’insidiarsi di batteri e virus che possono generare malattie incontrollate. La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), ha infatti dichiarato che malattie altamente patogene come l’influenza aviaria deriverebbero proprio dalle condizioni degradanti a cui sarebbero costretti gli animali, praticamente presi in ostaggio ed ammassati alla meno peggio in attesa del macello.

Addentrandoci poi nella grande zona d’ombra delle sperimentazioni animali, notiamo che tale pratica è stata, almeno formalmente, imbavagliata in regole stringenti. Nel 2010 l’Unione Europea ha emanato la direttiva n.63 sulla Protezione degli animali usati a fini scientifici, che sancisce una serie di divieti. Soprattutto si richiede che i progetti di sperimentazione vengano autorizzati dalle autorità competenti, resi pubblici e periodicamente monitorati. In tutta Europa, comunque, dal 2009 sono vietati i test sugli animali per prodotti cosmetici. Nel 2013, inoltre, è stato introdotto il divieto di vendere prodotti della cosmesi la cui produzione abbia visto sperimentazioni sugli animali. Tuttavia, la sperimentazione animale viene condannata aspramente dalle associazioni animaliste, che ne auspicherebbero l’abolizione, a prescindere dalla sua rilevanza in campo scientifico.

 

Diritti degli animali

E ancora pertinente sarebbe parlare di un vero e proprio esempio di sterminio come la caccia alle balene, pratica antica considerata il più grande sterminio messo in atto dall’uomo. Un’attività abominevole che ha ucciso ben 3 milioni di balene. E nonostante la sua brutalità, in Giappone è di recente tornata legale per scopi commerciali.

E occorre anche denunciare la situazione di solitudine ed abbrutimento in cui giacciono gli animali all’interno dei circhi, che, tra i nastri colorati e le acrobazie mozzafiato, celano un triste scenario, occultato nonostante le ispezioni degli organi adibiti. Quante volte, da bambini, abbiamo supplicato i nostri cari di portarci al circo, ammirando specie animali esotiche venute da lontano? Eppure, dopo pochi minuti di ribalta sul palcoscenico, la routine di questi animali è tutt’altro che felice.

Diritti degli animali

Nel 2017, l’associazione Adi Defenders International ha denunciato al Parlamento europeo le atrocità compiute in diversi circhi della Gran Bretagna: frustate, bastonate, gabbie sporche, catene alle zampe, colpi inflitti con l’uncino. E non è un fenomeno a sé stante: in molte realtà si assiste alla riproposizione di questo arcaico modello di sottomissione dell’animale. Ragion per cui, negli ultimi anni, alcuni spettacoli circensi di fama mondiale (vedasi il Cirque du Soleil, il Circo contemporaneo ecc.) hanno abolito l’uso di animali, battendo l’anacronistico fenomeno, ormai meno esaltato.

GLI EFFETTI DEL «GLOBAL WARMING»

Le stesse azioni autolesioniste dell’uomo, legate all’emergenza ambientale, hanno poi compromesso gli equilibri del mondo animale, nei suoi molteplici e diversi ecosistemi. L’aumento delle temperature ha infatti costretto molte specie a migrazioni forzate verso climi più freddi. Di recente sul Web sono circolate allarmanti fotografie di orsi polari scheletrici e smarriti. Gli scienziati attestano che tra un secolo questa specie potrà dirsi definitivamente estinta. La stessa icona del WWF, il panda, che gode, tra gli animali, di una certa popolarità proprio per la sua rarità, è di fatto una specie in via di estinzione (ne restano soltanto 1.600 esemplari in Cina).

Per quanto il mondo sia sostanzialmente progredito, spesso l’uomo si dà la facoltà di sfruttare a suo piacimento le vite animali. Le increspature del mondo moderno sembrano rendere obiettivo lontano la liberazione animale a cui tendono gli animalisti. Un passo rilevante sarebbe educare l’uomo al rispetto della natura, esortandolo ad uscire dal suo egocentrismo per acquisire lo status di specie inserita all’interno di un ecosistema equilibrato. Un ecosistema che trae, però, il suo equilibrio dalla collaborazione e dalle interrelazioni tra le specie. Specie che non sono a sé stanti ma connesse, che sono parte di un tutto per il cui funzionamento, tutte in modi diversi, conservano la propria intangibile essenzialità.

 

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Pubblicato da Domenico Lubrano Lavadera

Sono Domenico, ho 19 anni e studio Giurisprudenza. Sono un sognatore idealista che nel tempo libero si improvvisa fotografo, scrittore e un po’ di tutto. Mi interesso particolarmente di diritti umani, e di quanto nella nostra società siano, spesso, tutt’altro che garantiti.

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