Il vaccino nelle mani dei paesi ricchi mentre i poveri muoiono

Il vaccino nelle mani dei paesi ricchi mentre i poveri muoiono

La frenetica corsa ai vaccini è iniziata ormai da mesi e ogni giorno le notizie su di essi si rincorrono. Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele sono i paesi che stanno viaggiando a ritmi superiori rispetto alla media. I problemi che la maggior parte delle nazioni stanno affrontando per portare avanti le previsioni delle vaccinazioni sono molteplici, tanto che l’Unione Europea si sta dividendo sempre più sul modo di agire. Austria e Danimarca hanno annunciato che parleranno con Israele; l’Ungheria sta utilizzando il vaccino russo Sputnik V e quello cinese Sinopharm, nessuno dei due riconosciuti dall’Ema. Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca stanno stringendo accordi con Russia e Cina per ricevere forniture dei rispettivi vaccini.

Ma ci sono zone del mondo in cui i vaccini sono ancora soltanto un sogno. La polemica che si era aperta lo scorso mese sulle parole dell’assessora Moratti che parlava di somministrare i vaccini sulla base del Pil regionale, non è poi così distante dalla realtà. I paesi con medio-basso reddito difatti non hanno visto neanche l’ombra dei vaccini. Sono tutti quei paesi in via di sviluppo, poco stabili politicamente ed economicamente, come quelli africani e asiatici.

Alberto Mantovani, direttore scientifico istituto clinico Humanitas di Milano, nonché una delle voci più autorevoli nell’immunologia mondiale, ha detto: “Il più grande pericolo che l’umanità sta correndo passa sotto silenzio: sono state vaccinate solo 25 persone in Africa. Non mandare vaccini ai paesi più poveri è scandaloso per due motivi. Il primo è etico, il secondo sanitario, visto che il virus non si ferma ai confini e le due varianti oggi più temute vengono proprio da lì, dal Sudafrica e da Manaus nella selva brasiliana.”

Africa

Divario tra paesi più ampio

La crisi sanitaria conseguente doveva essere una possibilità per riprogettare globalmente un piano di ripartenza unificata e paritaria. Ma non sta andando così. Al 14 gennaio il 95% delle dosi di vaccino somministrate è limitato a 10 paesi: Usa, Cina, Gran Bretagna, Israele, Italia, Emirati Arabi Uniti, Russia, Germania, Spagna e Canada. Le nazioni ricche rappresentato il 14% della popolazione mondiale, ma hanno comprato il 53% dei vaccini. Un’evidente disparità che amplia il divario tra chi ha i soldi e chi non ce li ha. Allargando ancora di più la visuale, risulta che il 70% delle dosi si trova nei 50 paesi più ricchi e solo lo 0,1% nei paesi poveri, come riporta la Croce Rossa.

Nel mondo ci sono circa 283 milioni di dosi somministrate, ma quasi nessuna di loro si trova in Africa. Fino al 9 febbraio soltanto Egitto, Marocco, Guinea in Africa avevano iniziato la vaccinazione. Consultando i dati di “Our World in Data”, risulta che nelle ultime settimane anche Senegal, Marocco, Algeria, Mauritius ed Egitto hanno cominciato.

Per vaccinare il 60% della popolazione africana – 780 milioni di persone – servono circa 1,5 miliardi di dosi, che costano tra gli 8 e i 16 miliardi di dollari, con costi aggiuntivi del 20-30% per il programma di distribuzione di vaccinazione. L’Oms auspica a vaccinare il 3% della popolazione africana entro la fine di questo mese, mentre l’obiettivo a medio-lungo termine è quello di raggiungere il 20% di vaccinati entro fine 2021. Ma tra i 47 paesi che rientrano nella regione africana dell’Oms, soltanto 1/4 tra questi ha piani di applicazione adeguati e ciò rende le stime previste di difficile realizzazione.

Mentre Amnesty dichiara che in 130 paesi non è stata iniettata nemmeno una dose, allo stesso modo i paesi più ricchi hanno acquistato dosi sufficienti a vaccinare 3 volte la loro popolazione. Addirittura il Canada ne ha comprate 5 volte tanto.

Un’immagine della distribuzione del vaccino nei paesi più poveri. Il pallino arancione indica la diffusione dei vaccini. Fonte immagine: Gedi Visual.

Come fare?

Il presidente dell’OMS Tedros ha dichiarato: “Un altro mattone nel muro della disuguaglianza tra ricchi e poveri nel mondo. Il mondo si trova sull’orlo di un catastrofico fallimento morale e il prezzo del fallimento sarà pagato con vite e mezzi di sussistenza nei paesi più poveri”.

Alla luce di questa grigia realtà, cosa si può fare per rendere più omogenea la distribuzione dei vaccini nel mondo?
La risposta, seppur parziale, prende il nome di Covax. Covax è l’iniziativa dell’Oms che ha il compito di distribuire milioni di dosi dei vaccini ai 92 paesi poveri aderenti. Un’iniziativa globale lanciata ad aprile 2020 per garantire un accesso rapido ed equo ai vaccini. Le prime campagne sono iniziate in Ghana e in Costa d’Avorio l’1 marzo, ma i numeri sono altamente insufficienti. Il progetto di Covax è quello di somministrare 600 milioni di dosi nel primo semestre, ma tra i 92 paesi aderenti all’iniziativa vivono 3,6 miliardi di persone. È evidente che i numeri non combaciano e che gli sforzi di Covax, senza un supporto in tutto il mondo, potrebbero risultare vani.

La “People’s vaccine Alliance” ha lanciato un appello alle aziende farmaceutiche perché condividano le loro tecnologie e proprietà intellettuali con l’Oms. Il primo passo perciò sarebbe quello di sostenere la proposta di Sudafrica e India di rinunciare ai diritti di proprietà intellettuale per i vaccini, test e trattamenti covid finché non saranno tutti protetti. La sospensione può consentire ai paesi a medio-basso reddito di accedere ai vaccini in modo più appropriato, con aumento della produzione locale e concorrenza sui prezzi a medio termine.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Prezzi ingiusti

La stima è quella che nel corso di quest’anno, 9 persone su 10 nei paesi poveri non riceveranno neanche una dose di vaccino. Di questo passo, fino al 2024 quegli stessi paesi non avranno raggiunto un livello di sicurezza medio accettabile.

La variante sudafricana 501Y.V2 è la più contagiosa e in molte aree è dominante. Addirittura lo scorso 8 febbraio il Sudafrica ha sospeso la vaccinazione AstraZeneca, offrendo così di condividere le dosi inutilizzate all’Unione Africana. Al momento ci sono più di 170 vaccini in via di sviluppo, ma circa il 7% di essi sarà valido. Per aumentare le possibilità di diffusione dei vaccini, Covax ha creato il più vasto portfolio al mondo per tenere sotto controllo lo sviluppo di ogni vaccino.

Ma, ancora, tutto ciò è ben lontano dall’essere sufficiente. Leggendo le cifre dei contratti tra aziende farmaceutiche e paesi, infatti, risulta che il Sudafrica paga AstraZeneca 2,5 volte in più dei paesi europei. Se i paesi europei pagano 1,78 €, i paesi più poveri si attestano attorno 4,32€.

Quello che sembra un controsenso, è in realtà solo la conseguenza di accordi economici. Il ministro della sanità sudafricano ha detto che il motivo è che i paesi con reddito più alto hanno investito di più in ricerca e sviluppo e hanno acquistato prima ingenti carichi di vaccino.
Inoltre, a causa della lentezza degli accordi presi tra le cause produttrici e le organizzazioni internazionali, molti paesi hanno bypassato le organizzazioni stesse per accelerare, negoziando direttamente con i produttori a costi raddoppiati rispetto ai paesi ad alto reddito.

Foto di torstensimon da Pixabay

Non esiste vittoria individuale

Quello che i paesi più ricchi sembrano non aver capito, è che nella lotta alla pandemia non esiste una vittoria individuale. Lasciare indietro gli altri vuol dire lasciare indietro noi stessi che pensiamo di stare avanti. Quello che può sembrare solo un concetto astratto, ha una forte presa nella realtà.

La protezione globale si raggiungerà solo quando ci sarà un livello di immunizzazione distribuito in modo equiparato. Il discorso di non permettere a nessun paese di vaccinare più del 20% della propria popolazione se non è avvenuto lo stesso nel resto del mondo, è l’idea più concreta di sviluppo comune.

Lasciando indietro i più poveri, nuove varianti potrebbero diffondersi, come già sta accadendo, rischiando di mettere a repentaglio i risultati ottenuti. Il virus continuerà a mutare e adattarsi.
Perché non esistono confini nazionali per il virus.
E neanche cittadini ricchi o poveri.
Davanti alla pandemia siamo tutti uguali.
Bisognerebbe partire da qui per pensare davvero a come tornare all’idea di normalità che avevamo.

 

Pubblicato da Federico Roberti

Da sempre guardo il mondo con gli occhi di chi ne è avidamente curioso. Da sempre provo a trasformare la mia curiosità in parole e in articoli. Da poco, pochissimo, sono il direttore di Zeta. Cosa vuol dire questo? Solo che mi guarderò di più intorno e le mie parole avranno un peso maggiore.

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