Social e disinformazione: comunicare con le fake news

Social e disinformazione: comunicare con le fake news

Se dal XVI secolo la stampa e l’informazione hanno viaggiato sempre più rapidamente, la velocità massima l’hanno ottenuta negli ultimi anni con l’avvento di internet. Il World Wide Web ha dato sin da subito la possibilità di velocizzare ogni tipo di comunicazione, in maniera del tutto superiore ad una telefonata, accessibile a chiunque. Comunicazione. Informazione. Comunicazione. Quasi un assioma specifico e indissolubile, dove l’informazione è preceduta dalla comunicazione. Dove oramai tutto passa rapidamente, si forma una struttura “panta rei”: un fiume di notizie viene dirottato nei canali sociali, per finire intrappolato nel dimenticatoio in un attimo.

I social come catalizzatori

Come la comunicazione anticipa le notizie, l’informazione ne crea altre, arrivando a sopprimere le vecchie notizie con nuove. Appetito infinito, nel tentativo di rincorrere qualcosa che sfugge alla presa umana, viaggiando a tempi impossibili da mantenere, ritmi impressionanti. L’epilogo di questa storia? Creare l’informazione e sostituirsi ai canali ufficiali, “anticipati” da chiunque si improvvisi divulgatore.

Come i social network possono avvantaggiare il circolo delle notizie, possono allo stesso tempo produrre notizie che riescano a superare ogni possibile fonte, venendo, con piccole modifiche, tramandate come verità assunte e sicure. Il metodo sistematico con il quale vengono rapidamente diffuse consente di invadere diversi campi e diversi profili, assediati da informazioni che di veritiero hanno il nulla più totale.

Fake news

Per correttezza d’informazione, non è giusto affermare che le fake news nascano con l’avvento dei social: le “bufale” esistono da quando la stampa è sorta, ma grazie ai network la loro propagazione è superiore e, soprattutto, molto più potente. I social sono strumento di “uguaglianza di opinione”, dove chiunque può dare il peso che vuole a ciò che scrive; protetto a volte, quando conviene, dall’anonimato e dalla possibilità di venir preso sul serio da chiunque, essendo maggiormente raggiungibile. Umberto Eco a riguardo disse che con i social network, discorsi che prima venivano fatti solo al bar, adesso assumono una valenza straordinariamente diversa.

In molti si sono interrogati su come affrontare una situazione dalla soluzione ancora ignota. Ma un tentativo di arginare il problema arriva proprio dai grandi del mondo tech.

Un esempio è Twitter, dove circolano la maggior parte delle notizie, dai canali più “esterni” e autonomi a quelli ufficiali. L’azienda ha deciso di mantenere una linea dura per quanto riguarda la gestione di fake news, soprattutto da quando ha optato per limitare i post di Donald Trump, ritenuti totalmente falsi e manipolatori.

La scelta di Twitter

Per Twitter, in poche parole, si ha la possibilità di fare un massimo di cinque post ritenuti da un sistema di riconoscimento automatico “totalmente falsi”, per finire nel mirino del “ban”, inizialmente temporale; se recidivo allora definitivo.

Da quando il social network ha introdotto un nuovo sistema di tracciamento delle “bufale”, sono stati rimossi circa 8400 tweet su oltre 11 milioni di account controllati. Un’operazione senza precedenti, con l’intento unico di ripulire l’intero parco di voci complottiste e antiscientifiche.

A gennaio 2021, la stessa Twitter aveva deciso di lanciare “Birdwatch”, un sistema automatizzato di ricerca di notizie false. Birdwatch consente agli utenti, infatti, di identificare quali notizie siano inaffidabili, integrandole in un processo che le filtrerà e le convaliderà affinché vi sia la certezza che non si tratti di qualcosa che violi le linee guida del social network. D’altronde, Twitter stessa afferma come il proprio social “nasca per mantenere le persone informate, persone che pretendono di ricevere informazioni credibili per informarsi”.

Responsabilizzazione stessa delle aziende, oppure tentativo di approcciare differentemente al marketing per convenienza? Resta il fatto che la guerra per un’informazione pulita vede schierarsi dalla parte della verità i grandi della tecnologia. Tuttavia, la questione ruota sempre attorno alla capacità di tali notizie di circolare, soprattutto in un periodo di pandemia: dove le fake news si sono diffuse più dello stesso virus.

Pubblicato da Gabriele Rapisarda

Studente alla facoltà di Scienze Politiche a Roma Tre. Interessato a politica e attualità, amante di tecnologia e affascinato dalla musica jazz. Ho sempre utilizzato il web per esprimermi come blogger e podcaster. Intraprendente, ambizioso e mai arrendevole.

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