Il discorso di Draghi: Il futuro al centro della politica

Il discorso di Draghi: Il futuro al centro della politica

“Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un Paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere”.

“Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti. Esprimo davanti a voi, che siete i rappresentanti eletti degli italiani, l’auspicio che il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore orientino saggiamente le nostre decisioni. Nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo”.

Queste le prime parole che Mario Draghi ha voluto consegnare al paese. Un’ammissione di colpa, un auspicio e un impegno nei confronti delle nuove generazioni. Il neo presidente ha voluto aprire la sua avventura con un segnale forte, una posizione che troppo poco spesso si è assunta. Un’auspicata considerazione verso i giovani da parte della politica che rimette il futuro al centro della politica: “Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti“.

Ritorno alla normalità

Uno degli obiettivi primari è quello di far tornare il prima possibile alla normalità lavoratori e studenti, che in questo periodo si sono dovuti fare carico di un grande sacrificio. Dato il bisogno di fare il massimo nel minor tempo possibile ha aperto alla possibilità di somministrare il vaccino in tutte le strutture disponibili, pubbliche e non. Ha inoltre detto essere necessario rafforzare la sanità territoriale realizzando una rete di servizi sanitari di base come consultori e case della comunità.

Italia ed Europa

“Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell’Unione europea. Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine. Siamo una grande potenza economica e culturale. Mi sono sempre stupito e un po’ addolorato in questi anni, nel notare come spesso il giudizio degli altri sul nostro Paese sia migliore del nostro. Dobbiamo essere più orgogliosi, più giusti e più generosi nei confronti del nostro Paese. E riconoscere i tanti primati, la profonda ricchezza del nostro capitale sociale, del nostro volontariato, che altri ci invidiano”.

In questo passaggio risiede lo spirito con il quale è stato formato questo governo, il motivo per cui è stato scelto proprio Mario Draghi. La volontà di rialzare la testa, di rinascere e ridare lustro al paese, tanto all’estero quanto ai nostri stessi occhi Il bisogno di rafforzare il senso di appartenenza europeo.

Ha poi aggiunto l’ormai popolarissima frase: “Sostenere questo Governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro” un chiaro messaggio alla Lega e a Salvini che il giorno prima aveva dichiarato:” C’è solo la morte di irreversibile, per fortuna. Siamo nelle mani del buon Dio”.

Riforma fiscale

Altro grande tema è la gestione lavorativa e fiscale del nostro paese. Draghi ha parlato di rilancio dell’economia, a partire dalla transizione ecosostenibile e dal Recovery Fund. Per le politiche fiscali, è in piano un programma di incentivi fiscali per iniziative volte alla sostenibilità ambientale. “Va studiata una revisione profonda” dice, “con l’obiettivo di semplificare e razionalizzare il processo di tassazione, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività“.

In quest’ottica ha ribadito la necessità di una riforma fiscale che sia “affidata a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta”. Con questa frase ha abbattuto le speranze di Salvini sulla realizzazione della flat tax, sia perché è in contrasto con la progressività sia perché il leader della Lega non è un esperto in materia.

Lavoro

Sul lavoro ha poi avvertito che “il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente”.  Ha poi proseguito: “A pagare il prezzo più alto sono stati i giovani, le donne e i lavoratori autonomi. È innanzitutto a loro che bisogna pensare quando approntiamo una strategia di sostegno delle imprese e del lavoro”. In queste frasi si legge probabilmente una sentenza definitiva sul caso “Alitalia e agli oltre 5 miliardi di euro che è costata allo stato negli ultimi anni.

I concetti fondanti per la rinascita post pandemia sono dunque transizione, flessibilità, adattamento e capacità di innovazione.

Ha dedicato poi parte del suo discorso all’impegno per l’abolizione del gender pay gap: “garantire parità di condizioni competitive significa anche assicurarsi che tutti abbiano eguale accesso alla formazione. Intendiamo quindi investire, economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi. Solo in questo modo riusciremo a garantire che le migliori risorse siano coinvolte nello sviluppo del Paese”.

Pare proprio che si sia centrato il punto, “investire culturalmente”. Educare e investire sulla cultura è l’unico modo per abbattere stereotipi e discriminazioni.

Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta

Nel suo discorso Draghi ha legato strettamente la questione ambientale allo sviluppo economico, sostenendo che i modelli di crescita utilizzati fino a questo momento dovranno cambiare, in quanto hanno contribuito alla crisi climatica.

Secondo Draghi, l’approccio con cui bisognerà affrontare il cambiamento climatico è, per certi aspetti, lo stesso da applicare in politica economica. Diviene necessario facilitare l’innovazione e gli investimenti delle aziende così che creino domanda per le nuove attività sostenibili, molte delle quali nate proprio durante la pandemia. “Il cambiamento climatico, come la pandemia, penalizza alcuni settori produttivi senza che vi sia un’espansione in altri settori che possa compensare. Dobbiamo quindi essere noi ad assicurare questa espansione e lo dobbiamo fare subito”. 

In quest’ottica è stato creato un “super-ministero” dedicato alla transizione ecologica (MiTE) al quale andrà circa il 36% del recovery fund (74 miliardi di euro circa).

Scuola

La posizione di Draghi sulla scuola è filtrata sin dalle prime ore della sua comparsa nella scena politica quando ancora non aveva finito il primo giro di consultazioni. “Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà“.

Il nuovo esecutivo vuole dunque riaprire le scuole in sicurezza e a scaglioni orari garantendo agli studenti un percorso scolastico che lenisca le differenze socioeconomiche. Si è anche parlato, punto innovativo, della necessità di investire in una transizione culturale fondata sul patrimonio identitario umanistico riconosciutoci a livello internazionale. L’idea è quella creare di un percorso educativo che combini il rispetto degli standard qualitativi con innesti di nuove materie e metodologie. L’obiettivo finale è di coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche incentivando anche il multilinguismo.

 

Immigrazione

Riguardo al problema migratorio, il premier è stato laconico. Rimpatrio per chi non ha diritto alla protezione internazionale e accoglienza per i rifugiati a “pieno titolo”. “Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale” prosegue, “perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva”. Forse troppo poco per una situazione che si è aggravata negli ultimi anni e che è, di fatto, uno dei temi politici più caldi e divisivi. Troppo poco anche considerato il recente il caso “Diciotti” per il quale il Leader della Lega, che rivendica con orgoglio il suo operato, avrebbe dovuto essere processato.

Abbiamo imparato a non fidarci delle promesse e ad aspettare i fatti in questo paese. Le premesse di questo governo ci sono nonostante si faccia fatica a “fidarsi” di un esecutivo che mette d’accordo partiti ideologicamente lontanissimi tra loro. Ci sono nonostante questi partiti si siano insultati e fatti la guerra fino a ieri e ora si trovano a condividere uffici e ministeri. Questo governo senza una chiara linea politica è rimasta l’unica speranza di futuro per l’Italia dato, e questo è l’unico punto in cui ci si trova completamente in disaccordo con Draghi, il fallimento completo della politica.

“Si è detto e scritto” dice il presidente in proposito “che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo”. Consenta a noi di non essere d’accordo presidente Draghi, perché quando tutti i partiti chinano la testa di fronte ad un uomo perché li solleva dalle loro responsabilità, di cos’altro si può parlare? Quando i partiti rinnegano loro stessi in nome di ideali mai sostenuti e anzi strenuamente combattuti non si può che parlare di sconfitta della politica. Quando si ha la possibilità di migliorare il paese mettendo da parte ogni tipo di rivalità in favore del bene della comunità e si sceglie di mettere al governo dei personaggi palesemente incompetenti perché “di fiducia”, presidente Draghi, ci consenta quantomeno di dire che questa politica non ha più nulla da offrire.

Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare” dice Draghi, ripartiamo da qui per il nostro futuro e per la politica.

Pubblicato da Marco Barone

Classe 1998, vicedirettore. Ho studiato psicologia al liceo, frequento il terzo anno di scienze politiche alla statale di Milano. Appassionato di libri, cinema, scrittura e cucina, cerco di leggere e capire il mondo perché è l’unico modo per cambiarlo.

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