Il sistema pensionistico e l’analisi del caso italiano | Parte 1

Il sistema pensionistico e l’analisi del caso italiano | Parte 1

In Italia il dibattito riguardante il sistema pensionistico è sempre molto acceso, essendo un argomento spesso trattato nelle campagne elettorali ed essendo la popolazione italiana composta da numerose persone anziane.

In questa prima parte definiamo i concetti principali che riguardano i sistemi pensionistici. Capirne le dinamiche è di grande importanza per chi si sta avvicinando alla fine della propria carriera lavorativa, ma lo è soprattutto per chi è agli inizi e deve prendere decisioni consapevoli per il proprio futuro.

Definizione e funzione di un sistema pensionistico

Un sistema pensionistico è un meccanismo che eroga ai cittadini dei benefici previdenziali sostitutivi del reddito, al termine dell’attività lavorativa.

Le principali prestazioni di natura previdenziale sono:

  • la pensione di vecchiaia, erogata a favore di chi ha raggiunto specifici limiti di età, a patto che abbia versato i contributi lavorativi per un tempo minimo definito per legge (anzianità contributiva);
  • la pensione di anzianità, erogata al raggiungimento di requisiti di sola anzianità contributiva, indipendentemente dall’età;
  • le pensioni di inabilità e invalidità, riconosciute a coloro che, a causa di disturbi fisici o mentali, abbiano subìto la perdita totale o una riduzione significativa della capacità lavorativa.
Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Assumono la denominazione di pensioni anche alcune prestazioni erogate a favore di soggetti sprovvisti dei mezzi sufficienti a soddisfare le proprie esigenze vitali, indipendentemente dalla partecipazione al mercato del lavoro e quindi dal pagamento di contributi (c.d. pensione o assegno sociale). Tali prestazioni, a differenza delle precedenti, sono di natura esclusivamente assistenziale e sono quindi a carico della fiscalità generale.

I diversi sistemi pensionistici

In base alle modalità con cui si ottengono le risorse per pagare le pensioni, è possibile distinguere due diversi sistemi, a ripartizione e a capitalizzazione.

In un sistema a ripartizione, i contributi versati dai lavoratori non sono accantonati per loro conto, ma sono immediatamente spesi per pagare le pensioni del momento (trasferimento del denaro nello spazio). Questa logica segue il cosiddetto “patto intergenerazionale”, secondo cui gli attuali lavoratori vedranno finanziata la propria pensione da coloro che entreranno nel mercato del lavoro nella generazione successiva.

Nel sistema a capitalizzazione i contributi versati dal lavoratore vengono accumulati e investiti nei mercati finanziari, questo permetterà di costruire il capitale necessario all’erogazione di una rendita pensionistica. A differenza del caso precedente, con questa modalità si effettua un trasferimento di risorse nel tempo, seguendo una logica assicurativa individuale, piuttosto che di solidarietà intergenerazionale.
Ovviamente nessuno dei due sistemi è esente da rischi.

Nel primo vi è un rischio demografico, legato alle aspettative di vita e all’occupazionale, a carico delle generazioni più giovani che pagano i contributi che non hanno garanzie future riguardo la sostenibilità del sistema. Tale incertezza è causata dall’aumento dell’età media della popolazione e dalla riduzione del tasso di natalità, ciò comporta un incremento del numero di individui che percepiscono prestazioni pensionistiche rispetto alla popolazione attiva.

Il secondo invece non presenta un rischio demografico, in quanto il sistema è in equilibrio, dato che ogni lavoratore provvede autonomamente alla propria pensione futura. L’incertezza è però legata ai profitti ottenuti, attraverso l’investimento sul mercato, del capitale accumulato nel corso del tempo. In caso di rendimenti non adeguati, questi risparmi potrebbero non essere sufficienti a garantire una pensione sufficiente.

Foto di T. Al Nakib da FreeImages

I meccanismi di calcolo della pensione

I sistemi a ripartizione e a capitalizzazione possono avere, a loro volta, due differenti configurazioni che riguardano le modalità di calcolo della prestazione previdenziale: il metodo retributivo e quello contributivo.

Il meccanismo retributivo è indipendente dalla quantità di contributi effettivamente versati e dall’età di pensionamento, ma dipende dalla retribuzione ricevuta durante la vita lavorativa. La pensione è data dal numero di anni di contribuzione moltiplicata per una percentuale della retribuzione media, aggiustata per tenere conto dell’inflazione.

Nel meccanismo contributivo la pensione è data dalla somma dei contributi pagati nel corso della propria carriera, moltiplicati per un fattore di capitalizzazione e per un coefficiente che tiene conto della speranza di vita del soggetto nel momento in cui cessa l’attività lavorativa.

Il fattore di capitalizzazione corrisponde al rendimento realizzato attraverso l’investimento dei contributi accantonati, ma se il sistema pensionistico è a ripartizione, allora tale fattore sarà un tasso di interesse stabilito per legge.

I tre pilastri della previdenza italiana

Il sistema previdenziale italiano, a seguito delle varie riforme attuate nel corso degli anni, si fonda su tre fondamentali pilastri: la previdenza pubblica di base, la previdenza complementare collettiva e la previdenza complementare individuale.

Il primo pilastro è costituito dal sistema pensionistico pubblico obbligatorio, finanziato dai lavoratori e dai datori di lavoro. Nel nostro Paese l’ente gestore è l’INPS.

Il secondo pilastro si realizza mediante i fondi pensione di categoria ai quali i lavoratori aderiscono in forma collettiva destinando il proprio TFR. I fondi pensione sono gestiti secondo il sistema della capitalizzazione da soggetti privati.

Il terzo pilastro è rappresentato dalla previdenza integrativa individuale che ciascuno può realizzare volontariamente, attraverso forme di risparmio individuali. L’obiettivo è quello di integrare sia la previdenza pubblica, sia l’eventuale forma collettiva se presente, per mantenere così invariato il proprio tenore di vita una volta cessata l’attività lavorativa.

In un prossimo articolo ci concentreremo sul primo pilastro, descrivendo l’evoluzione della previdenza pubblica italiana e andando ad analizzare la sua sostenibilità futura. Vedremo i rischi ai quali le generazioni più giovani vanno incontro, attraverso il sostegno degli studi più recenti in ambito demografico, individueremo delle possibili soluzioni applicabili alla crisi attuale.

Per leggere la seconda parte clicca qui

Pubblicato da Roberto Di Veroli

Nato nel 1996, due passioni lo accompagnano: l’AS Roma e i mercati finanziari. Studente di Finanza, da un lato affronta la vita come un’equazione, niente lasciato al caso, dall’altro ama il rischio e la volatilità delle borse. Come Albert Einstein reputa l’interesse composto l’ottava meraviglia del mondo.

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