C’è un fiume di rifiuti che attraversa i Balcani

C’è un fiume di rifiuti che attraversa i Balcani

I rifiuti invadono il fiume Drina in Bosnia. Quelle che un tempo erano acque cristalline, oggi a malapena sono liquide tanto è lo strato di rifiuti di ogni genere e forma che galleggia in superficie: bottiglie, palloni, flaconi, computer, barili arrugginiti, assi di legno.

La Drina è un fiume che nasce in Montenegro dalla Tara e dalla Piva, due fiumi che si originano dai rilievi più elevati del Montenegro, e va verso Nord. Il corso d’acqua si sviluppa al confine tra Montenegro, Bosnia ed Erzegovina e Serbia, allungandosi per 346 chilometri e diventando così il quinto fiume più importante della Bosnia.

Le innumerevoli discariche abusive costruite ai lati del fiume sono uno dei principali problemi. Le ONG locali dicono che ci sono 5 comuni in Montenegro, 2 in Serbia e 1 in Bosnia con discariche illegali lungo il fiume Lim, il principale affluente della Drina.

Siniša Laković, attivista ambientale che organizza attività di rafting sul fiume, ma che ormai si dedica prettamente alla pulizia dello stesso, ha detto: Le sanzioni darebbero risultati. Se tutti quelli che gettano la spazzatura venissero puniti e multati, questo aiuterebbe a sensibilizzare e a educare al problema. La gente capirebbe che lo stiamo facendo non solo per noi stessi, ma anche per il futuro dei nostri figli e nipoti.”
Tra i molteplici fattori che alimentano l’inquinamento, difatti, c’è anche la scarsa sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Le autorità locali si rifiutano di affrontare seriamente il problema, preferendo incolparsi a vicenda. La Bosnia accusa il Montenegro, che a sua volta punta il dito contro la Serbia. Un gioco dell’oca che non si è risolto neanche con gli incontri tra le parti di 2 anni fa a Visegrad, che si è concluso con un nulla di fatto.

Problema a catena

Quella che può sembrare una storia parziale, circoscritta ai soli comuni interessati con gli annessi paesi, è invece una realtà che riguarda tutti. Tutto in natura è collegato, anche se il ponte che unisce le sfaccettature è celato all’occhio umano. Per questo una discarica abusiva in un piccolo comune bosniaco può influenzare attivamente la nostra vita di tutti i giorni.

Il nesso è semplice e immediato da cogliere: le discariche del fiume Lim avvelenano le sue acque. Il fiume Lim, in quanto affluente della Drina, lo avvelena a sua volta. La Drina è il principale affluente della Sava, che si tuffa poi nel Danubio, il secondo corso d’acqua più lungo del continente – 2.860 km- , e il più lungo fiume navigabile dell’Unione europea. Il Danubio si estende per 10 stati, compresi Germania e Austria.
I rifiuti uccidono così la biodiversità locale, ricca di flora e fauna, come gli uccelli acquatici o i pesci come il salmone del Danubio. Gli scompensi naturali perciò partono da una specifica circostanza e si ampliano, diffondendosi attraverso gli infiniti legami che rendono la natura un ente unico.

“Questa situazione ha un enorme impatto sulla biodiversità locale. Le microplastiche vengono assorbite dallo stesso pesce che mangiamo anche noi. Dato che qui non abbiamo infrastrutture di riciclo operative, una volta raccolta la spazzatura viene semplicemente bruciata nell’impianto di smaltimento del Comune. I residenti sono costretti a respirare i gas emessi dal processo di combustione”.

Le parole sono dell’attivista ambientale bosniaco Dejan Furtula, che ha studiato questo disastro ecologico per oltre un decennio. La crisi naturale infatti non è nata di certo dal giorno alla notte: sono almeno 25 anni che la situazione è critica. Ma il climax ascendente non è stato arrestato per inseguire interessi economici, pigrizia e mancanza di visione a lungo termine.

Da tanto tempo

I problemi ambientali nei balcani sono infatti di vecchia data. Si trascinano da prima delle guerre degli anni ’90 che hanno portato alla scissione della Jugoslavia nel 2003. In quel decennio i danni economici sono stati ingenti per tutti gli stati, che non si sono mai davvero ripresi a pieno ritmo. Così in una continua crisi generale che riguarda ogni materia, il tema ambientale è passato in secondo piano. Nascosto dietro a tutti gli altri problemi, ad impolverarsi, fino a che non è stato troppo tardi.

È diventato definitivamente “troppo tardi” lo scorso 7 ottobre, quando l’innalzamento delle acque ha portato l’esigua barriera galleggiante che separa i rifiuti a cedere. Così tonnellate di rifiuti si sono riversate verso la centrale idroelettrica della cittadina bosniaca di Visegrad, vicina ad ambedue i confini con Montenegro e Serbia, mettendo a repentaglio il corretto funzionamento della centrale.

Le operazioni di pulizia sono onerose, sia a livello temporale che di costo: il prezzo si aggira tra i 25.000 e i 100.000 euro annuali. Il lavoro è gravoso, considerato che ogni anno nel fiume transitano tra i 6.000 e gli 8.000 metri cubi di rifiuti galleggianti. Per capire le dimensioni, basti immaginare un metro cubo come un cubo avente gli spigoli di un metro. Un’enormità.

Nel 2019 erano stati concessi 5 milioni alla Bosnia per la ricostruzione e lo sviluppo di un centro di riciclaggio, ma evidentemente non sono stati sfruttati appieno, dato che “solo il 60-70% del territorio bosniaco ha le infrastrutture adeguate per i rifiuti di plastica, come affermato dall’assistente ministro per l’ecologia della Bosnia.
Anche qualche giorno fa si è ripetuto l’evento di gennaio: dopo le abbondanti piogge notturne, la barriera è crollata per la seconda volta, lasciando liberi i rifiuti verso valle.

drina
Questa dovrebbe essere la normalità del fiume. Foto di kokas4oka da Pixabay

Crisi ambientale

L’inquinamento non si limita soltanto a quello delle acque. Spesso infatti nelle discariche abusive scoppiano incendi che immettono fumi tossici nell’aria, con gli scarichi nocivi che si riversano nuovamente nel fiume.

Impressionanti sono anche le immagini dello scorso mese del lago Popetcko, che si trova in Serbia. Per cercare di rimuovere tutti i rifiuti, sono stati utilizzati camion e gru. Soluzioni estemporanee e a breve termine che non risolvono il problema.

Le politiche per combattere la crisi climatica e proteggere l’ambiente sono ancora in fase embrionale, e arrivati a questo punto è un problema enorme. I disastri si susseguono e l’uomo non fa nulla per migliorare la convivenza con la natura.
In Italia lo scorso anno 1 lago su 4 è risultato essere inquinato fuori dai limiti di legge, mentre il 34% dei campioni di acqua prelevate dalle nostre coste è “inquinato” o “molto inquinato”.
Per questo storie come quella del fiume Drina dovrebbero toccarci da vicino.
Invece nei balcani c’è un fiume di rifiuti e a nessuno sembra importare nulla.

Pubblicato da Federico Roberti

Da sempre guardo il mondo con gli occhi di chi ne è avidamente curioso. Da sempre provo a trasformare la mia curiosità in parole e in articoli. Da poco, pochissimo, sono il direttore di Zeta. Cosa vuol dire questo? Solo che mi guarderò di più intorno e le mie parole avranno un peso maggiore.

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