Zeta: il coraggio dei giovani che guardano oltre

Zeta: il coraggio dei giovani che guardano oltre

Iniziare qualsiasi cosa con la “Z” fa paura. Perché “Z” è sinonimo di fine, è un confine che quasi mai viene superato per la paura di scoprire cosa c’è al di là. Ma per noi “Z” vuol dire opportunità. Vuol dire accantonare la paura che ci mette i paraocchi e guardare oltre.

Il nostro progetto germoglia oggi con il nostro sito. E “germogliare” è un termine sicuramente più adeguato di “nascere” nel nostro caso. Perché quello che da oggi sarà visibile a tutti è frutto di un’idea. Un’idea seminata mesi fa, coltivata con sudore, fatica, qualche inciampo e tanta voglia di raccogliere. Oggi germoglia il nostro primo fiore sulla balconata.

Ma andiamo con ordine. Tutto ciò che dovete sapere su di noi, è che siamo giovani. Tutti giovani. Un’intera redazione giovanile disposta a mettersi in gioco, e questa è già una grande prova di coraggio in un periodo come questo.

Il nostro nome, è “Zeta”. Abbiamo scelto “Zeta” perché vogliamo guardare tutto quello che ci circonda e andare anche oltre. Vogliamo guardare tutto nelle sue tre dimensioni, senza limitarci ad osservare un mondo piatto e monotono.

Siamo Zeta perché crediamo nella rinascita. Zeta perché crediamo in noi stessi e nella nostra generazione. La “Generazione Z”, quella che va dal 1995 al 2010, è spesso dipinta con colori lugubri, criticata e sporcata con luoghi comuni che non sono altro che la superficie. La pigrizia fa sì che ogni mosaico che viene composto nelle narrazioni della nostra generazione sia un’opera incompleta e falsa. Non siamo quelli che se ne stanno a casa a lasciarsi scivolare passivamente la vita addosso. Siamo quelli che impugnano penne e scrivono, che alzano la voce e urlano, che aprono gli occhi e vedono il cambiamento. 

Guardare oltre.
Guardare oltre

Spesso siamo calpestati dai più grandi, ma non deve essere motivo di lamentela. Deve anzi essere una cicatrice che ci rende più forti e maturi. Anche per questo siamo “Zeta”, perché crediamo che osservare dal basso possa dare una prospettiva nuova a tutto ciò che vediamo e leggiamo ogni giorno.

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio!”.
Queste parole pronunciate da Robin Williams ne “L’attimo fuggente”, film del 1989, racchiudono tutto ciò che c’è dentro di noi e che vogliamo tirare fuori.
Non promettiamo rivoluzioni. Non ci innalziamo a predicatori di una verità sepolta. Vogliamo solo parlare, scrivere, comunicare e vivere con altri giovani che vogliono lo stesso, solo che forse ancora non lo sanno.

Alla base di questo progetto ci sono degli occhi, assetati di vita e affamati di conoscenza.
Ci sono anche delle mani, alla base di questo progetto. Mani che brandiscono penne e scrivono crociate fatte non di dogmi ma di volontà.
Infine ci sono delle voci, alla base di questo progetto. Voci giovani, fresche, limpide, voci come pioggia in un’estate ardente, che rinfrescano ma bagnano, che creano vita ma solo dopo essersi avvicinate alla morte.

Abbiamo scelto di essere “Zeta” perché la “Z” sono le colonne d’Ercole che il mondo della tradizione non vuole superare.
Ma noi vogliamo andare oltre.

Per scoprire che il mondo non finisce, anzi ricomincia.
Per scoprire che il mondo non è piatto, ma sferico.
E che di opportunità per ricominciare a vivere ce ne sono per tutti.
Anche per chi inizia dalla Zeta.

Pubblicato da Federico Roberti

Da sempre guardo il mondo con gli occhi di chi ne è avidamente curioso. Da sempre provo a trasformare la mia curiosità in parole e in articoli. Da poco, pochissimo, sono il direttore di Zeta. Cosa vuol dire questo? Solo che mi guarderò di più intorno e le mie parole avranno un peso maggiore.

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