Vinci con tutti e perdi solo, ascesa e declino di Donald Trump

Vinci con tutti e perdi solo, ascesa e declino di Donald Trump

Questa è un’antica legge delle comunità, in tempo di prosperità sarai circondato da affetti persone che ti sosterranno professandosi tuoi amici e fidi compari. Ma quando la sorte ti volterà le spalle e ti ritroverai a terra, alzando lo sguardo non ci sarà più nessuno pronto a tirarti su.

Questo è quanto successo anche a Donald J. Trump, ormai ex presidente degli Stati Uniti d’America.

Andando con ordine, Trump si presenta quasi da outsider alle elezioni per le quali tutti davano vincitrice la rivale Hilary Clinton che a sorpresa, pur vincendo nel voto popolare, perde i grandi elettori. Trump vince e dalla notte del verdetto ufficiale parte l’ascesa sua e del trumpismo. Da subito riesce a circondarsi di persone che entrano nella cerchia dei “fedelissimi”, sostenendo e appoggiando il Presidente in qualunque sua iniziativa o dichiarazione.

Ha trovato sostenitori quando, mettendo in discussione la veridicità scientifica dei cambiamenti climatici, è uscito dall’accordo di Parigi. Tra teorie di glaciazione, delegittimazione della scienza e tweet in cui giustificava l’inconsistenza della teoria del surriscaldamento globale perchè “faceva freddo” Trump è riuscito sempre a polarizzare nella sua persona il sostegno del suo partito e di uomini fidati, disposti a sconfessare le proprie convinzioni pur di stare al suo fianco.

Ha avuto il supporto di molti quando ha costruito il famoso muro, promettendo di farlo pagare al Messico, per interrompere il flusso migratorio, unica causa di delinquenza negli U.S.A secondo il presidente.

Ha avuto i più dalla sua quando ha incentivato l’utilizzo dei combustibili fossili, incrinato i rapporti con Cuba, Israele, Iran e Turchia, ha trovato politici pronti a sostenerlo persino quando ha stretto rapporti di reciproca stima con la Corea del Nord, tra le dittature più feroci del mondo. La sua popolarità non ha risentito dello scandalo Russia Gate”, quando venne accusato non solo di aver cercato di influire ed intervenire sulle elezioni russe ma anche di aver sfruttato il canale del Cremlino per nuocere alla rivale Clinton durante la campagna elettorale del 2016 con false accuse di corruzione.

E’ stato acclamato quando ha sdoganato il protezionismo sfrenato e incentivato i dazi doganali, quando ha tagliato le tasse ai ricchi così che fossero “liberi di investire” mantenendole uguali alle classi più povere.

Pur ammiccando in continuazione a gruppi di suprematisti bianchi e a sette anti-dem che sostengono teorie di pedofilia e cannibalismo (Qanon per esempio) è riuscito a mantenere compatto il suo esercito di fedeli, anche quando ha chiuso entrambi gli occhi sugli abusi delle forze dell’ordine nei confronti degli afroamericani salvo poi condannare duramente i movimenti di Black Lives Matter.

Ebbene questo e molto altro si è potuto permettere Trump durante la sua presidenza, forte del sostegno incondizionato di una cerchia di fedelissimi tenuti al guinzaglio dalla sua popolarità. Quei leali compagni disposti a sostenere le teorie più improbabili e le manovre più immorali per godere, pur anche indirettamente, della fama del presidente Trump e della sua apparente invincibilità.

Nessuno è invincibile, nessuno gode di impunità assoluta. Trump perde le elezioni e fa di tutto per ribaltare il risultato a suo favore. Accusa gli Stati e le istituzioni di brogli per mesi interi anche di fronte a prove che confermano il contrario e minaccia il segretario di Stato della Georgia affinché falsifichi i risultati.  Scoperto e resosi conto di aver finito le cartucce a sua disposizione, nel delirio di onnipotenza che lo ha sempre contraddistinto, istiga le frange più estremiste del trumpismo, i più convinti e guerrafondai sostenitori del sogno americano, imbevuti del patriottismo più becero e distorto di “fare tutto ciò che è in loro potere per fermare l’ascesa di Biden”.

Ed è esattamente quello che accade. L’assalto al congresso è la pagina più buia della democrazia moderna, un’onta troppo grande anche per i suoi sostenitori più fedeli, che finché si trattava di minoranze o abusi d’ufficio erano pronti a portare in spalla il grande leader, ma che di fronte ad un offesa così grande ai valori americani, hanno sentito il dovere di tirarsi indietro.

Donald J. Trump è sotto processo di impeachment per la seconda volta, e se la prima pallottola era riuscito ad evitarla, questa sembra essere destinata a colpire il bersaglio.

La camera ha votato a favore, democratici all’unanimità e dieci dei membri del suo partito gli hanno voltato le spalle. Pence e Barr in testa, un “quoque tu” per il presidente che ora è ad un voto dall’essere il primo presidente della storia americana ad essere rimosso dall’incarico per impeachment.

Ascesa e declino di una presidenza tra le più controverse della storia del paese a stelle e strisce. Ridi e il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo.

La presidenza di Donald J. Trump, pagina uno del manuale del “vinci con tutti e perdi solo”.

Pubblicato da Marco Barone

Classe 1998, vicedirettore. Ho studiato psicologia al liceo, frequento il terzo anno di scienze politiche alla statale di Milano. Appassionato di libri, cinema, scrittura e cucina, cerco di leggere e capire il mondo perché è l’unico modo per cambiarlo.

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