Il fallimento del reddito di cittadinanza è il fallimento di un Paese intero

Il fallimento del reddito di cittadinanza è il fallimento di un Paese intero

Sono passati quasi due anni dal 28 gennaio 2019, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmò il decreto che introduceva il Reddito di cittadinanza. Il 18 aprile dello stesso anno furono quindi distribuite ai beneficiari le prime tessere con l’importo mensile.

Baluardo del M5S al grido di «Aboliremo la povertà!», il Rdc si è manifestato come tutt’altro che efficace nell’agevolare l’occupazione e nel contrastare disuguaglianze e povertà.

A certificare l’inefficacia del provvedimento sono stati i dati registrati nel corso di questi quasi 24 mesi.

Le prime criticità sono state sollevate dal Fondo Monetario Internazionale, che evidenzia come il Rdc offra “benefici superiori ai livelli internazionali” che però “calano troppo rapidamente rispetto alla dimensione delle famiglie, penalizzando quelle più povere e più numerose”. Gli stessi benefici “si riducono nettamente in caso venga accettato un lavoro” e soprattutto in caso di basse retribuzioni ciò disincentiva i destinatari a trovare un’occupazione.

A mettere sotto la lente tale misura è stato anche il Procuratore generale presso la Corte dei Conti Fausta Di Grazia, nel giudizio sul rendiconto generale dello stato per il 2019. Nel documento si evidenzia come gli obiettivi prefissati nel programma non sono stati raggiunti nel periodo di tempo considerato e di come, a fronte delle allora 1 milione di domande accolte, “soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego”.

Secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro, in Lombardia sono solo 233 su 1.506 i Comuni che hanno attivato un progetto utile per la collettività (Puc), con una percentuale di copertura del 15,5%. Scorrendo la lista dei Puc lombardi, emerge che la maggior parte è rivolta a meno di cinque persone, mentre i progetti più strutturati arrivano a poche decine, molti, tra l’altro, con una durata limitata. Numeri bassi, soprattutto se si confrontano con la massa dei beneficiari, in particolare a Milano solo lo 0,6% di coloro che percepiscono il sussidio vi partecipa. L’assessore Rizzoli non risparmia le critiche: “Credo che il reddito di cittadinanza sconti un grosso difetto di progettazione. Potremmo quasi parlare di un «peccato originale». La misura nasce in maniera ambigua cercando di coniugare senza successo politiche sociali e politiche attive del lavoro”.

Il programma in un contesto come quello italiano, avvezzo all’evasione fiscale e al lavoro irregolare, si è manifestato come uno strumento per ottenere allo stesso tempo il sussidio e una paga sottobanco. Sono molti i casi che si leggono sui giornali, dai fratelli Bianchi, indagati per la morte del giovane Willy, al muratore di Sgurgola, in provincia di Frosinone, che ha omesso vincite alla lotteria pari a 80mila euro complessivi. I controlli hanno svelato casi in cui la richiesta era stata fatta persino da detenuti, direttamente dal carcere.

Anche Luigi Di Maio, uno dei principali promotori del Rdc, afferma che è necessario “un tagliando” e che la misura è migliorabile, “Avevamo in mente una manovra più profonda, ma occorreva comunque fare un passo avanti, iniziare a dare una direzione”. Questa non può essere però una giustificazione valida, soprattutto da chi prende ogni giorno decisioni che influenzano la vita di milioni di cittadini. La logica del “meglio poco che niente” è ingannevole, soprattutto se ciò provoca più danni che benefici e le misure adottate si concretizzano come una mancia elettorale per accaparrarsi quanti più consensi possibili.

Ovviamente in una disamina seria ed oggettiva non si devono escludere alcuni fattori esterni che hanno contribuito a complicare ancor di più il percorso del Rdc. L’epidemia di Covid-19 che ha colpito duramente il Paese ha rallentato il compito dei 2.846 navigator assunti sul territorio nazionale, i quali devono trovare tre posti di lavoro per 3 milioni di persone all’interno di un sistema in cui i centri per l’impiego sono al collasso per la mancanza di offerte.

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte alla presentazione del reddito di cittadinanza

La realtà però evidenzia come la causa del fallimento del Rdc non è da imputare principalmente al coronavirus. Stando ai dati diffusi dall’Anpal a febbraio 2020, prima, quindi, della crisi occupazionale dovuta alla pandemia, tra i circa 2,4 milioni di persone che hanno percepito il reddito di cittadinanza, meno di 40 mila hanno trovato lavoro.

È palese che una misura che ha una dotazione di 20 miliardi fino al 2022, integrata con ulteriori 4 miliardi fino al 2029 attraverso la Legge di Bilancio 2021, avrebbe dovuto garantire risultati migliori. Queste ingenti risorse potevano quindi essere adottate per finanziare un’importante riforma fiscale che prevedesse una riorganizzazione delle aliquote Irpef e un taglio del cuneo fiscale, in particolare alleggerendo le tasse sulle imprese, alle quali sono affidate le speranze di rilancio del Paese.

Pubblicato da Roberto Di Veroli

Nato nel 1996, due passioni lo accompagnano: l’AS Roma e i mercati finanziari. Studente di Finanza, da un lato affronta la vita come un’equazione, niente lasciato al caso, dall’altro ama il rischio e la volatilità delle borse. Come Albert Einstein reputa l’interesse composto l’ottava meraviglia del mondo.

Una risposta a “Il fallimento del reddito di cittadinanza è il fallimento di un Paese intero”

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: