Islam e omosessualità: cosa significa essere gay in medio-oriente

Islam e omosessualità: cosa significa essere gay in medio-oriente

Non esiste nell’Islam alcun riferimento esplicito sull’omosessualità intesa in senso moderno, come tendenza che non si circoscrive a mere pulsione erotiche. Con il termine Sha’ria si indica la legge islamica, dotata di una fonte di legittimazione sacra: norme volute da Allah che l’uomo accetta a priori senza la minima possibilità di scalfirle, figuriamoci di sovvertirle. Nelle società islamiche, i precetti islamici del Corano e della Summa non solo permeano tutti gli aspetti della vita, ma risultano imperativi ancestrali del tutto inerodibili. In un simile contesto culturale, i confini tra diritto, morale e religione sono in tutto e per tutto evanescenti, realizzando un’osmosi tra reato e peccato. I riferimenti coranici legati all’omosessualità si esauriscono nella condanna del rapporto anale, inteso come negazione dell’ordine supremo imposto da Allah, in cui ogni uomo è parte di un kosmos intellegibile. In sostanza, l’uomo non può arbitrariamente “orientarsi”, ma deve abbracciare un ordine impostogli. Allo stesso modo, il matrimonio tra uomo e donna sarebbe il perno stesso della società, il tramite attraverso cui ogni persona si conforma alla legge naturale. Per intuizione, dunque, il desiderio omosessuale sarebbe una sorta di distorsione, di sviamento, un impulso animalesco. Una cosa sono i testi sacri, ricchi di allegorie, un’altra cosa è la legge islamica, frutto di un lungo lavoro di rielaborazione e sistematizzazione.

E la legge islamica è piuttosto lapidaria: l’omosessualità è un crimine punibile, ma solo se si consuma e se i diretti interessati vengono sorpresi nel praticarla da almeno quattro uomini. Secondo quanto emerge dal Corano, tutta la questione verterebbe sul binomio dominazionesottomissione. Per tradurlo in gergo, colui che meriterebbe di essere definito omosessuale è, in sostanza, colui che nel rapporto omosessuale svolgerebbe il ruolo “passivo”. Colui che invece è attivo nell’atto di penetrazione, se ritenuto ugualmente concorrente nel reato, è comunque esposto ad un trattamento diverso, meno drastico. Una disparità di trattamento di cui si fatica ad afferrare l’effettivo significativo. Questa pratica sessuale verrebbe definita col termine liwat, sodomia. Tuttavia, l’orientamento in seno all’ideologia islamica è tutt’altro che univoco e conosce molteplici sfumature di gravità e repressione (lapidazione, fustigazione, pena di morte). La pena di morte per omosessualità è prevista oggi in Arabia Saudita, Iran, Nigeria, Mauritania, Pakistan, Somalia e Yemen. In molti stati a maggioranza musulmana, come il Qatar, Pakistan, Senegal, Algeria, e le Maldive, l’omosessualità viene punita con il carcere, pene pecuniarie o corporali. Un dato più o meno confortante, ma che nasconde comunque una diffusa intolleranza, consiste nell’elenco degli Stati che non condannano giuridicamente l’omosessualità: si tratta di Egitto, Turchia, Indonesia, Iraq, Giordania, Kazakistan, Mali, Niger, Tagikistan.

Tuttavia in Iraq attualmente si rivelano squadroni che continuano ad assassinare omosessuali, idem in Giordania. In Egitto, nel 2017, il solo gesto di sventolare una bandiera arcobaleno durante un concerto ha portato a 78 arresti e 5 esami anali. Questo per dire che, anche dove non si arriva ad una criminalizzazione dell’omosessualità in senso stretto, la si ritiene comunque un comportamento riprovevole. In testa alla classifica c’è l’Iran: dalla rivoluzione iraniana ad oggi circa 6000 gay e lesbiche hanno perso la loro vita per mano del regime. Comunque sia, uno sciame così furioso e inarrestabile non ha potuto non destare lo sdegno di in un panorama internazionale che cerca gradualmente e con modalità diverse di neutralizzare il batterio omofobo. Nel 1994, la commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite si è limitata a mettere in luce la discrepanza tra simili leggi e il diritto alla privacy sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (firmata, tra l’altro, da Stati quale Iran, Iraq, Libano, Pakistan). Nonostante questo i paesi musulmani interpellati hanno definito queste leggi necessarie per salvaguardare i pilastri della legge islamica. Una seppur timida scissione con la tradizione si avverte in certi paesi come Albania, Kosovo e Bosnia Erzegovina che attualmente contemplano una legge contro l’omofobia.

In sostanza, vediamo che addentrarsi nel panorama culturale e ideologico e islamico è un’impresa ardua, di esiti difficili e incerti. Certo è che inquadriamo la questione omosessuale attraverso parametri ormai fortunatamente desueti in Occidente. Non ci muoviamo nell’alveo di un consolidato sistema di tutela della dignità umana come valore preminente, ma parliamo in termini di crimine, reato, pena, assasinio. L’omosessualità non è una naturale disposizione esistenziale dell’individuo, è un crimine, e, alla meno peggio, una pratica abominevole, che va, a partire dalla famiglia, estirpata. L’omosessuale è pecora nera del sistema e, anche làddove non lo si condanna, nessuno può sottrarlo al castigo divino. Dunque, qualunque strada prenda, per la sua stessa naturale inclinazione, ha un destino serrato, il prezzo da pagare per aver arbitrariamente disatteso quello che è l’ordine delle cose che deriva dallo stesso Dio, e che l’uomo, nella sua limitatezza, accetta alla stregua di suddito.

Pubblicato da Domenico Lubrano Lavadera

Sono Domenico, ho 19 anni e studio Giurisprudenza. Sono un sognatore idealista che nel tempo libero si improvvisa fotografo, scrittore e un po’ di tutto. Mi interesso particolarmente di diritti umani, e di quanto nella nostra società siano, spesso, tutt’altro che garantiti.

Una risposta a “Islam e omosessualità: cosa significa essere gay in medio-oriente”

Commenti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: