The Master, comandante delle nostre onde Frammenti d’autore

The Master, comandante delle nostre onde Frammenti d’autore

Frammenti d’autore

NO SPOILER
Il desiderio prometeico tormenta l’Uomo da sempre, dalla Grecia di ieri all’America d’oggi, ne è un chiaro esempio Moby Dick. Tuttavia, cosa succederà se l’Uomo non troverà nessuna fiamma, se ogni suo desiderio d’onnipotenza sarà spento dall’immenso oceano in cui si trova? “The Master” (2012), film di Paul Thomas Anderson, prova a darci una risposta, rendendo così la sesta pellicola del regista nativo di Los Angeles un’enigma insolubile; lo stesso Roger Ebert, critico cinematografico di fama internazionale, la definì favolosamente stupefacente, “ma quando faccio per raggiungerla, la mia mano si chiude in sé stessa”.

TRAMA
Siamo negli Stati Uniti, anni ’50. Freddie Quell (interpretato da Joaquin Phoenix) è un reduce della Seconda Guerra Mondiale perennemente ubriaco e troppo aggressivo per far parte di una qualunque comunità. È regredito allo stato di bambino maleducato, con tanto di allusione a un passato familiare torbido e a un amore mancato di nome Doris. In una delle sue ennesime fughe, Freddie viene accolto dal Maestro Lancaster Dodd, un predicatore (interpretato da Philip Seymour Hoffman) che ama autodefinirsi uno scrittore, un medico, un fisico nucleare, un filosofo teoretico, ma soprattutto un
Uomo… che ha fondato la “Causa”, un’organizzazione di culto con le sembianze di Scientology che recluta i propri adepti in maniera imprecisa. La “Causa” è costretta a un esilio perpetuo in mare, mentre i passeggeri dell’“Alethia” pendono dalle labbra di Lancaster Dodd, che è impegnato nella stesura di un nuovo libro in cui il mistero del Mondo verrà svelato. L’unico incapace di seguire questi discorsi sembra essere Freddie perché è un’animale (come viene definito dal Maestro). Sin da subito i due stringono un’intensa amicizia: Dodd aiuta a ricostruire il proprio Sé al suo ospite (dove per Sé viene inteso l’insieme di capacità che autodefinisce l’individuo), mentre Freddie ispira lo studio di Dodd, divertendolo e preparandogli una “pozione” (un intruglio alcolico dalle sostanze più indigeribili).
Di qui, un peregrinare infinito, sia interiore sia esteriore: Freddie si sottopone a procedimenti sperimentali per curarsi dalla sua schizofrenia; l’associazione di Dodd prospera.

LA CAUSA
La scelta autoriale di affidare a un Culto la ricostruzione del Sé può risultare controversa: se da una parte gli argomenti propugnati dalla Causa sono privi di senso (e questo viene più volte ribadito dal film stesso), dall’altra è innegabile che tali associazioni abbiano motivo di esistere, sennò semplicemente non esisterebbero. Malgrado determinati contenuti inebetiscano i propri accoliti e l’istighino a una falsità patologica, è innegabile che, servendosi di questi, certe persone riescano a vivere. Inoltre bisogna sempre tenere in considerazione che tra Freddie e gli adepti esiste uno scarto sin da subito, dovuto alla stessa resistenza animalesca di Freddie, ovvero alla sua resilienza ai discorsi ingannevoli della setta. La chiave interpretativa del film sta nella domanda Chi è il vero Maestro di cui l’opera è portatrice?. L’epilogo è chiarificatore.

“Se trovi il modo di vivere senza servire un Maestro, qualunque Maestro,
allora vieni a raccontarcelo, perché saresti la prima persona della Storia del
Mondo.”
Lancaster Dodd

 

SIGNIFICATO
L’Uomo riuscirà a capire che sott’acqua fiamma non ravviva? La figura del Maestro è ispirato a L. Ron Hubbard (fondatore di Scientology). Questa pellicola non non vuole esserne un documentario, piuttosto un’analisi di quello che rappresenta per Freddie. Da questo punto di vista “The Master” è senza dubbio l’Anti-Prometeo, facendo della ricerca della Verità un valore interiore e non esteriore: infatti il nostro Freddie, seppur contraddistinto dalla stessa curiosità appartenente alla figura mitologica in questione, non vuole accedere al segreto del Mondo, ma impegnarsi a ricomporre il Mondo proprio, a risolvere i suoi problemi. Di conseguenza, l’intero film è una riflessione riguardo alla necessità del creare un’immagine di sé, una nostra credenza su noi stessi, e all’incapacità di guardare il mondo così com’è e di discernere sé stessi come farebbe la lente di una qualunque macchina fotografica (non a caso Freddie ama la fotografia). Lo sguardo umano è un prisma, una costruzione dalle facce infinite. Se Jean Paul-Sartre, filosofo esistenzialista del secolo scorso, diceva che l’Inferno è l’altro, intendendo uno spazio in cui lo sguardo dell’altro è padrone e non esiste possibilità di rifugio in un dentro, allora “The Master” è un tentativo di scardinare quest’assunto e di muoversi nell’oceano di noi stessi. Il film non è altro che lo specchio delle memorie di Freddie che lentamente si ricostruiscono per mezzo dell’immagine dell’altro e riconferiscono dignità all’individuo. Allora, forse, la vera domanda è attraverso l’altro, si può diventare Maestri di noi stessi?

SUL CINEMA
Tutto questo è orchestrato da ottimi dialoghi, mirati per lo più a ricostruire una verità personale, e dall’inerzia registica, concentrata su volti e geometrie della scena. Il film non manca di citazioni ai classici del cinema, fra cui “The Lady From Shanghai” (Orson Welles, 1947) e “Professione: Reporter” (Michelangelo Antonioni, 1975). Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman regalano due prestazioni incredibili, svanendo dietro ai loro personaggi, al limite dell’inverosimile. Da sottolineare una grande Amy Adams nei panni di Peggy Dodd, moglie di Lancaster. Jonny Greenwood, polistrumentista dei “Radiohead”, ha composto la colonna sonora, rielaborando alcuni grandi classici della musica americana. Il regista e sceneggiatore è Paul Thomas Anderson, autore di “Boogie Nights”, “Magnolia” e “Il Petroliere”.

Pubblicato da Andrea De Angelis

Studente universitario appassionato di Cinema, scrivo recensioni sulle pellicole che più mi hanno impressionato, con lo sguardo proiettato verso il loro mondo. Sto cercando ancora di capire cosa sia “2001: Odissea nello spazio”.

2 Risposte a “The Master, comandante delle nostre onde Frammenti d’autore”

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