I mestieri che non esistono più di una Roma passata

I mestieri che non esistono più di una Roma passata

 

Esistono ancora angoli di Roma in cui tutti e cinque i sensi si attivano simultaneamente. Vicoli vergini nonostante le storie millenarie, sacri come la cupola di San Pietro ma nascosti agli occhi di chi visita ma non vive davvero la città. Angoli in cui storie senza volto e senza tempo si rincorrono sui sampietrini e riecheggiano tra le botteghe.

Che Roma è eterna lo sappiamo e ce lo ripetiamo quasi senza pensarci, a volte. Basta camminare, alzare la testa e aprire la mente per sprofondare in una realtà che trascende spazi, tempi e materialità che ognuno interpreta come vuole.

Ma anche Roma ha subito lo scorrere della sabbia nella clessidra. Le tecnologie hanno cambiato la struttura di questa città in ogni suo ramo e per avere una testimonianza diretta basta girare per il centro storico, all’interno delle mura Aureliane. Lì dove la tradizione viveva nelle mani dei mestieranti tipici, oggi sorge altro. Lo sviluppo tecnologico ha soffocato mestieri che erano i polmoni di una Roma d’altri tempi, usi e costumi. Non per questo migliore. Non per questo peggiore.

DAL BOTTAIO AL BARCAROLO

Gran parte dei mestieri sono spariti nei primi 50 anni del ‘900 e nella maggior parte dei casi si parla di attività molto selettive, specializzate in un solo campo.

Ad esempio il bottaio era colui che costruiva le botti nelle quali si metteva il vino, lavorava con cura il legno, vi dava un’anima e successivamente le vendeva.

Questi artigiani lavoravano all’aperto, sotto gli occhi di tutti costruivano o riparavano le botti e ne curavano la manutenzione.

Quello del conciapelli è un lavoro ancora in vita, ma solo a livello industriale nelle specifiche aziende conciarie come per la produzione di carta o stoffa. Un lavoro pregiato che si occupava della prima lavorazione e della rifinitura del cuoio, fondamentale per ogni grado di capo di abbigliamento e accessorio.

Come dimenticare poi il barcarolo, una delle occupazioni con l’accezione più romana di tutte. Il Tevere fino a qualche tempo fa era un’utilissima via di comunicazione cittadina sia per la gente che per le merci. Inoltre erano un tramite tra Roma e Ostia di vitale importanza per l’economia cittadina. Un ruolo così importante da esser protagonista della canzone di Romolo Balzani, “Barcarolo Romano” capace di suscitare nostalgia anche a chi non ha mai vissuto quei tempi.

Una tappa obbligata è quella del carnacciaro, ovvero colui che nelle prime ore della mattina passava per la strada con un bastone ricurvo poggiato sulla spalla. Lì vi erano gli scarti della macelleria che sarebbero diventati cibo per cani e gatti. Il costo di una porzione di carne? Un bajocco.

Altra particolarità tutta romana è quella del paternostraro, poi divenuto coronario, un artigiano dal compito molto delicato: la paziente e meticolosa costruzione dei rosari. Quelle mani fabbricavano i ponti tra la carnalità e la spiritualità. Mani sacre.

ODONIMIA DI ROMA

L’odonimia è l’insieme delle denominazioni delle vie, strade e piazze di Roma, che portano a uno studio molto particolare. Analizzando molti dei vicoli che costituiscono il centro storico della capitale, ci si rende conto di come il ruolo dei mestieri sia stato di primaria importanza e da qui si possono estrapolare molti aneddoti.

Via dei Giubbonari, ad esempio, collega Campo de’ Fiori a Piazza Benedetto. I giubbonari erano i venditori di giubboni, quelli che ancora oggi sono chiamati giubbotti.  

C’è poi anche via dei Chiavari, coloro che si occupavano esclusivamente della fabbricazione delle chiavi e che erano anche noti per le loro abilità di scassinatori. Un ruolo dalla doppia faccia.

In via dei Pettinari venivano costruiti pettini di ogni materiale e dimensione, mentre a via dei Baullari ci si occupava principalmente della creazione di valigie e bauli per tutte le occasioni.

Ci si può ancora imbattere in tutte queste vie ed è anche possibile assaporare la magia che si portano appresso, ma il significato originario è stato smarrito. Tutti i mestieri che rendevano unica la città di Roma sono evaporati al contatto con la bollente innovazione tecnologica che dalla seconda parte del 1900 in poi ha travolto il mondo. La quantità ha preso il sopravvento sulla qualità e i piccoli mestieri sono stati ingoiati da lavori che ora inglobano molteplici funzioni e caratteristiche. La produzione industriale ha fatto quasi estinguere le più piccole e apparentemente insignificanti occupazioni.

Ma di significato, ognuno di quei mestieri, ce l’aveva eccome.

E per ricordarselo basta camminare nel centro storico di Roma.

Dove ogni vicolo millenario è ancora vergine.

Dove i sampietrini odorano di tradizione.

E dove la storia si rinnova nella sua eternità.

Pubblicato da Federico Roberti

Da sempre guardo il mondo con gli occhi di chi ne è avidamente curioso. Da sempre provo a trasformare la mia curiosità in parole e in articoli. Da poco, pochissimo, sono il direttore di Zeta. Cosa vuol dire questo? Solo che mi guarderò di più intorno e le mie parole avranno un peso maggiore.

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