Legge UE sulle microplastiche: proposta per aiutare l’ambiente o incentivo per aggravare l’inquinamento?

Legge UE sulle microplastiche: proposta per aiutare l’ambiente o incentivo per aggravare l’inquinamento?

Nel gennaio del 2019 l’ECHA (European Chemicals Agency) ha proposto una restrizione a livello europeo sull’utilizzo intenzionale delle microplastiche all’interno dei prodotti presenti sul mercato continentale. La motivazione si trova nel crescente pericolo che queste particelle di plastica, continuamente disperse nell’ambiente, apportano non solo alla salute dell’ecosistema ma di conseguenza anche a quella dell’uomo.  Entrando più nel dettaglio, le microplastiche vengono descritte come particelle solide molto piccole, solitamente inferiori a 5mm, che possono formarsi involontariamente a causa dell’usura di pezzi di plastica più grandi, oppure essere appositamente fabbricate per svolgere una determinata funzione all’interno dei prodotti in cui vengono aggiunte (per esempio per l’esfoliazione negli scrub).

Proprio a quest’ultima tipologia si riferisce la proposta di legge menzionata pocanzi, con l’obiettivo di fermare questa creazione volontaria di microplastiche. Esse infatti si trovano nelle tipologie di prodotti più disparate, come cosmetici, fertilizzanti, detergenti domestici ed industriali, vernici e altri prodotti destinati all’industria petrolifera e del gas. Una volta utilizzati, questi rilasciano le micro particelle di plastica nell’ambiente, che vanno ad inquinare dai terreni coltivati agli ecosistemi marini, venendo facilmente ingerite sia dagli animali che dall’uomo. Gli effetti sulla salute umana non sono ancora stati del tutto chiariti, ma è stato dimostrato che le microplastiche, essendo la plastica ricavata dal metano e dal petrolio, trasportino degli agenti inquinanti molto pericolosi e cancerogeni la cui tossicità si avvicina a quella della diossina. Quindi, con la sua proposta l’ECHA dichiara di riuscire a ridurre l’emissione di microplastiche del 70% (500.000 tonnellate) nei 20 anni successivi alla sua introduzione. 

Nel settembre del 2020 si è però fatta avanti una critica da parte dell’European Environmental Bureau (EEB) che sostiene che tale restrizione possa aggravare la situazione invece di migliorarla.  Il network parte con il criticare la scarsa quantità di settori industriali che sono stati inclusi nel divieto, tra cui quello cosmetico che negli ultimi anni ha già autonomamente iniziato a rimuovere le microperle di plastica dai loro prodotti. Ma la preoccupazione maggiore riguarda il rischio che le industrie possano iniziare a ricorrere all’utilizzo di nanoplastiche.

Le nanoplastiche sono frammenti di plastica ancora più piccoli (inferiori a 0,1 micrometri) con lo stesso potenziale di inquinamento delle microplastiche, ma con conseguenze maggiori. Anch’esse entrano facilmente a far parte della catena alimentare trasportando sostanze nocive per gli organismi. In più riescono a penetrare nelle cellule viventi danneggiandole. Alcuni test effettuati sulla fauna marina hanno dimostrato una capacità delle nanoplastiche di intaccare le funzioni del sistema nervoso, comportando danni come l’alterazione del comportamento. Ci sarà davvero questo passaggio alla nanoplastica? L’EEB ci informa che le industrie degli inchiostri e dei cosmetici sono già passati alla nano e che molte altre ne stanno richiedendo l’esenzione. 

Di contro, l’ECHA ha dichiarato di aver modificato il limite delle dimensioni delle microplastiche in modo da renderne impossibile il monitoraggio ed incentivare quindi le industrie a rispettare la restrizione. Non resta che attendere la decisione degli Stati membri che si appresteranno a votare nel 2021. In caso della maggioranza di voti a favore, la legge dovrebbe entrare in vigore nel 2022.

Pubblicato da Virginia Colaiori

Laureata in Comunicazione digitale e legata al tema dell’ambiente. Due realtà che mi rappresentano e che mi piace coniugare. Amo gli animali e stare a contatto con la natura, mi fanno sentire libera e spensierata. Nella vita quotidiana faccio del mio meglio per ridurre la mia impronta ecologica.

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