Breakfast club e l’importanza dell’ambiente scolastico

Breakfast club e l’importanza dell’ambiente scolastico

A mesi di distanza, è finalmente giunto il tempo per milioni di ragazzi di fare ritorno a scuola. Una tappa fondamentale per la strada verso la normalità, violentemente sconquassata dall’impatto con una pandemia che ha stravolto in brevissimo tempo usi e abitudini di un intero pianeta. Si è parlato molto dei numerosi problemi derivanti dal COVID, dalle difficoltà economiche alle emergenze sanitarie, sottovalutando forse, in una qualche misura, i danni psicologia che il virus ha causato, stravolgendo come detto dei ritmi di vita ampiamente consolidati.

Il ritorno a scuola di bambini e ragazzi costituisce in tal senso una vera e propria boccata d’ossigeno, al di là dei problemi oggettivi che tale rientro comporta, tra spazi ridotti e distanze di sicurezza da rispettare. Finalmente i giovani torneranno alla propria normalità, a quello che in sostanza costituisce l’habitat naturale dei primi 18 anni di vita di ogni essere umano. Finalmente si torna a scuola, nel luogo dove ogni individuo cresce, si caratterizza e si prepara ad occupare il proprio spazio nel mondo.

La cinematografia inerente al mondo della scuola è praticamente sconfinata, ma un posto rilievo è occupato da Breakfast Club, film de 1985 scritto e diretto da John Hughes. Una pellicola che riveste un ruolo importante nella narrativa giovanile sul grande schermo, tanto da essere insignita nel 2005 del Silver Bucket of Excellence Award dall’emittente televisiva MTV.

Il premio ha consacrato Breakfast Club come il film più influente di un’intera generazione, cresciuta appunto a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i ’90. Un riconoscimento che individua il peso specifico che questo lungometraggio ha rivestito per tantissimi giovani che si sono identificati nelle ansie, le incertezze e i turbamenti dei cinque protagonisti di Breakfast Club.

John, Clair, Andy, Brian e Allison sono cinque studenti della Shermer High School e per diversi motivi, inizialmente ignoti, sono costretti a passare il sabato a scuola per scontare la propria punizione. Diffidenti e litigiosi all’inizio, i cinque piano piano, nell’isolamento di una classe del liceo, iniziano a confrontarsi e a parlare, arrivando a confidarsi le proprie situazioni familiari, i propri problemi scolastici, le proprie ansie esistenziali. Entrati come estranei, usciranno da quella punizione come amici e soprattutto come persone che hanno preso consapevolezza di se stesse.

Quello dell’identità è infatti il tema che emerge chiaramente da subito. Il burbero preside Richard Vernon assegna ai ragazzi un tema, la cui eloquente traccia recita: “Descrivete chi pensate di essere”. È proprio questa una delle caratteristiche peculiari dei giovani, lo scarto tra la propria identità e la concezione che si ha di essa.

Smarrimento, incertezza, inquietudine, tutte ansie tipiche dell’età giovanile, che esplodono poi nell’ambiente scolastico, quando a contatto con altre persone col proprio carico di turbamenti ogni individuo si mette alla prova alla ricerca o alla riprova della propria identità. La scuola è quel luogo dove si forma l’identità di bambini e ragazzi a contatto con i propri coetanei, è il luogo della prima socializzazione extra-familiare, il primo vero impatto col mondo esteriore.

In Breakfast Club i protagonisti svelano solo pian piano la propria soggettività, progressivamente abbattono i loro meccanismi di difesa e si aprono all’incontro con l’altro, permettendo agli altri ragazzi di scoprire il loro spazio interiore. È una riproduzione altamente velocizzata di ciò che sostanzialmente accade a scuola, dove gli alunni pian piano stringono tra loro legami più o meno profondi, riuscendo a costituire la propria identità grazie a quel confronto con gli altri. Quel “descrivete chi pensate di essere” i ragazzi inizialmente non lo scrivono, ma lo mettono in atto.

Sparano giudizi l’uno contro l’altro, dapprima con rabbia ma poi con una crescente empatia, fino a che ognuno riesce ad accettare il proprio io svelandolo agli altri. Il culmine di questo processo si verifica quando i cinque si raccontano il motivo per cui sono in punizione, dando luce a quel segreto gelosamente custodito per tutto il film. Il sabato trascorso in punizione è semplicemente una metafora di un’intera carriera scolastica: l’individuo entra a scuola che è un bambino e ne esce che è un adulto.

L’altro grande tema messo a nudo in Breakfast Club è l’annosa questione del conflitto generazionale. Ognuno dei 5 ragazzi ha un rapporto complesso con le figure genitoriali, tra chi è schiacciato dalle troppe aspettative e chi è abbandonato a se stesso e al proprio anelito di un briciolo d’affetto. La scuola è il luogo che mette al riparo i ragazzi da questa guerra combattuta con i genitori, in cui i giovani costruiscono la propria vita, modellano il proprio io per poi diventare quegli adulti tanto disprezzati.

La scuola è il microcosmo di formazione che prepara al macrocosmo della vita degli adulti. In questo ambiente è come si svolgesse una sorta di vita parallela, essenziale per ogni individuo perché propedeutica a quello che poi sarà lo spaventoso mondo degli adulti. La grande paura che si confessano i ragazzi è quella di diventare come i loro genitori, che null’altro è che la sana paura di crescere, di entrare in un mondo di doveri e responsabilità.

La scuola in fin dei conti è un’oasi felice, ma il dramma è che spesso questa consapevolezza viene solo a posteriori. “Quando cominci a crescere il tuo cuore muore”, così Alisson chiosa verso il finale del film. Il cuore, quella leggerezza giovanile che trova la sua piena realizzazione tra le mura scolastiche, scompare una volta usciti da quel microcosmo confortevole.

Breakfast Club è un film che fa riflettere molto sull’importanza psicosociale della scuola, intesa come luogo di formazione e di realizzazione dell’individuo. Il ritorno a scuola è un evento quindi da accogliere davvero con la massima gioia possibile, i disagi inizialmente saranno tanti, le difficoltà immense, conseguenza di una situazione a dir poco eccezionale.

Eppure finalmente milioni di giovani potranno tornare alla loro normalità, a combattere le proprie ansie, a confrontarsi con i propri coetanei, a scoprire giorno dopo giorno i propri aspetti più segreti, accettandoli e valorizzandoli. Milioni di bambini e ragazzi potranno riprendere quel percorso di crescita bruscamente interrotto da una violenta pandemia, potranno tornare sulla strada che conduce alla vita adulta, godendosi ogni momento di questo straordinario percorso di realizzazione.

 

Pubblicato da Danilo Budite

Romano, innamorato della città eterna. Scrivo e parlo di tutto ciò che mi circonda

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