L’erba del vicino, la scuola in Germania ai tempi del Covid

L’erba del vicino, la scuola in Germania ai tempi del Covid

 

Ancora non è molto chiara la linea guida che verrà adottata per la ripresa scolastica nel nostro paese e gli studenti si sentono al momento molto disorientati e, alcuni di questi, addirittura arrabbiati riguardo le scelte attuate dalla corrente ministra dell’istruzione Azzolina. Ma d’altronde l’Italia non è l’unico paese a dover affrontare questa situazione emergenziale e non è l’unica nazione a trovarsi in una fase di stallo, per non dire di blocco.

Oggi cercheremo di analizzare brevemente la situazione scolastica di un nostro “vicino”: la Germania. Come si sta muovendo Berlino? Come affronta il tema della sicurezza ( distanziamento, mascherine etc.) e della prevenzione ( tamponi e il tema dei professori a “rischio”) per evitare una seconda ondata di casi in concomitanza con la riapertura delle scuole?

Partiamo con un po’ di geografia politica: la Germania è una repubblica parlamentare federale suddivisa in 16 Laendern o “regioni”; con questo sistema ogni regione detiene costituzionalmente un certo grado di autonomia in certi aspetti amministrativi rispetto al governo centrale, tra cui anche la sanità. Ogni Land fino ad oggi ha adottato misure di contenimento del virus diverse (per esempio nelle regioni più colpite numericamente, come la Baviera e la Renania settentrionale- Vestfalia, il lockdown è stato più severo e le multe per i trasgressori delle nuove ordinanze sono  tuttora più salate) e le conseguenze nell’ambito scolastico sono evidenti.

Le date di riapertura, come in Italia, sono diverse da regione a regione e il tanto discusso tema della mascherina obbligatoria nelle scuole (mascherina che, nei nostri istituti, in un primo momento, il Cts – Comitato tecnico scientifico – non riteneva necessaria, qualora si fosse rispettato il distanziamento, poi invece ritenuta tale) ha avuto, in Germania, risposte politiche diverse. In quasi tutte le regioni la mascherina infatti è obbligatoria portarla negli intervalli; in Sassonia e Schleswig-Holstein non vi è alcun obbligo; in Renania settentrionale- Vestfalia è obbligatoria anche durante la lezione; in Sassonia-Anhalt il dibattito è ancora aperto.

Bisogna notare come però in Germania , come anche negli Stati Uniti, vi sia stata una forte ondata di protesta contro l’uso della mascherina, vista come una privazione di “libertà” e come un complotto organizzato dalle multinazionali e/o da Bill Gates. Nonostante ciò, in questo caso, la politica federalista ha fatto sì che si facessero comunque le scelte più “adeguate” per ogni singolo Land: sarà da vedere se funzionerà davvero meglio.  Con i tamponi e, più in generale quindi, la prevenzione, si va a toccare un “tasto dolente” della Germania, più precisamente della Baviera: da poco infatti vi è stato un problema, o meglio un errore, nella registrazione nel sistema sanitario digitale bavarese e nazionale di 908 nuovi infetti che tornavano dall’estero. Queste persone infatti, non essendo ufficialmente registrate, non hanno ricevuto nessun avviso da parte della regione, tornando a casa normalmente e potenzialmente infettando altri cittadini. Non tutto quindi funziona al meglio. Ma c’è dell’altro: molto discussa e criticata è stata la scelta della ministra dell’istruzione dello Schleswig-Holstein di obbligare gran parte dei docenti a fare lezione in presenza a scuola, nonostante questi fossero della categoria dei lavoratori a “rischio”. La ministra si è giustificata dicendo che “Il rischio di contagio nella nostra regione è ancora basso” e che “Abbiamo bisogno di insegnanti nelle classi”. Questo evento ha aperto una grande discussione e le risposte politiche delle altre regioni tardano ad arrivare. Concludiamo dicendo che anche la Germania, un paese che spesso prendiamo come punto di riferimento per diversi motivi, in questo caso non ci offre nessuna soluzione da adottare subito. È però vero che rispetto all’Italia, la nazione tedesca si è mossa meglio e più rapidamente nella prima fase del contagio. Forse è da lì che dobbiamo imparare.

Pubblicato da Felix Nikel

Sono Felix, un ragazzo di 18 anni. Mi piace stare sul divano e, visto che sin da quando sono piccolo sento il grande amore che noi italiani nutriamo verso i politici, mi interesso di politica.

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